The War: In sala il terzo capitolo de il pianeta delle scimmie. Tra epica, kolossal e street art

In sala con 20th Century Fox il terzo capitolo della saga “Il pianeta delle scimmie”, The War. Una lotta tra scimmie e umani, tra sentimento e istinto, tra coraggio e vigliaccheria. E in Italia parte la campagna di comunicazione seguita da Way to Blue realizzata da Lucamaleonte.

Un esperimento scientifico finito male dà origine ad una specie di scimmie intelligenti e a un virus che quasi distrugge la razza umana. Le scimmie prosperano e danno vita ad una fiorente civiltà, fino a quando non vengono scoperte da un piccolo disperato gruppo di esseri umani sopravvissuti che cercano di stabilire “nel loro territorio” una nuova colonia. Uomini e scimmie lottano per coesistere, ma la fragile pace conquistata con fatica viene distrutta da Koba, una scimmia accesa dal desiderio di vendetta verso i suoi ex aguzzini. Cesare, il capo delle scimmie, tenta di ripristinare l’ordine, senza successo: non c’è modo di fermare la brutale rivoluzione. E per placare la fame di sangue che pervade Koba, pur essendo della sua “specie”, lo uccide e si ritira con le altre scimmie nei boschi. Parte l’inseguimento degli umani, determinati a distruggere le scimmie una volta per tutte. Ma la storia, almeno per il momento, finisce qui: gli esseri umani perdono le tracce delle scimmie e tutto rimane in sospeso. Ora, con The War: Il pianeta delle scimmie, terzo capitolo della saga, dopo due anni di “silenzio”, la storia ha finalmente un seguito: gli umani riescono ad individuare Cesare e i suoi, nascosti in una base segreta nel bosco. Ma quella che comincia non è una nuova guerra, bensì l’inizio di una riflessione umana e animale.

UN KOLOSSAL SOSPESO TRA FORZA E SPERANZA

Matt Reeves dirige un film a metà tra l’epico e il kolossal. Forse non il migliore della saga, ma di certo il più invasivo e determinato. The War: Il pianeta delle scimmie è un film che racconta divisioni e rabbia. Che questi sentimenti siano animali o umani non cambia, è la natura. La stessa natura che alla fine dei 140 minuti restituisce un ordine alla storia del “popolo” di Cesare. The War: Il pianeta delle scimmie non è solo il racconto dell’imminente battaglia, l’ultima tra scimmie e uomini, ma è un lento e in crescendo conflitto dell’anima. “Cosa fare? Come salvare il resto delle scimmie? Sono come Koba?”. Sono questi gli interrogativi di Cesare, del leader. Un momento prima si trova ad affrontare con leggendario coraggio la guerra, con voglia di vendetta, e un momento dopo inizia a dubitare dei suoi stessi principi. Gli umani hanno ferito il suo mondo, lui vorrebbe ferire gli umani… o forse solo scappare da loro con in salvo i “suoi”? Anello di unione tra le due verità/strade che dividono l’anima di Cesare è una bambina, poi chiamata Nova. Una nuova Mowgli. Una “orfanella” che involontariamente regala a Cesare una visione necessaria di speranza e forza. Una bambina che in veste di deus ex machina, cambia le sorti delle scimmie.

TRA CINEMA E STREET ART

The War: Il pianeta delle scimmie in sala in Italia con 20th Century Fox, è stato introdotto da una campagna di comunicazione seguita da Way to Blue e dalla scelta di chiamare uno street artist, Lucamaleonte (Roma,1983) per dare “vita” ad una unione tra le arti e a un volto che più di ogni altra parola spiega il messaggio di questo terzo capitolo della saga e identifica il suo eroe-non eroe. Cesare è infatti un eroe per le sue scimmie, ma un nemico per gli umani. È colui che rappresenta tutti noi: le scelte, i desideri, l’impazienza, la riflessione, il coraggio e a volte la mancanza di fiducia. Quell’essere che per tre capitoli ha creato caos e ristabilito l’ordine. In The War: Il pianeta delle scimmie ci sono varie e varie citazioni che vanno dal cinema alla storia, dalle arti alla più crudeli dittature. C’è il lager, il lavoro forzato, la crudeltà inumana del nazismo; c’è il “branco” e il suo “bambino”; c’è la natura che tutto crea e tutto distrugge; c’è la “valle incantata” (location canadese) che molti di noi ha fatto sognare. E non dimentichiamo che: il grande capo Cesare è in realtà Andy Serkis, noto anche per aver dato vita ad un altro personaggio digitale, non un leader ma un essere duplice e inconscio, oltre che amatissimo dal grande pubblico, il Gollum di Il Signore degli Anelli; e che non ci sarebbe grande capo senza grandi consiglieri come Karin Konoval nei panni di Maurice e Terry Notary in quelli di Rocket.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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