Pablo Larraín porta sul grande schermo la forza e la vulnerabilità della First Lady americana più amata di sempre, Jacqueline Kennedy. Il film, distribuito in Italia da Lucky Red, sarà in sala dal 23 febbraio. Protagonista una convincente e malinconica Natalie Portman, già premio Oscar come Migliore attrice per “Il cigno nero”.

Natalie Portman come Jacqueline Kennedy. Interpretare un’icona del Novecento su cui in molti hanno scritto, diretto e raccontato. Stati Uniti d’America, Dallas, 2 novembre 1963. La data che cambiò l’America, ed è qui che si interrompe la favola dorata dei Kennedy. Jackie di Pablo Larraín inizia con tre colpi d’arma da fuoco. Il rumore riconoscibile dei tre spari divenuti simbolo del dopoguerra. Sono i colpi mortali per il Presidente John Fitzgerald Kennedy. Si parte da questi colpi per descrivere una donna, i suoi sentimenti e le sue fragilità coperte dal velo nero prima del funerale dell’uomo della sua vita, del padre dei suoi figli, del Presidente degli Stati Uniti D’America. Jacqueline Kennedy, la First Lady più elegante di tutte, arriva in sala raccontata dall’occhio attento e indagatore del giovane regista cileno.

NON IL CLASSICO BIOPIC

Natalie Portman veste i panni di Jacqueline Kennedy e per questo ruolo è candidata all’Oscar come Migliore attrice protagonista, una candidatura non meritatissima per l’interpretazione, ma forse dovuta per il personaggio. L’attrice, di origine israeliana sul set dall’età di 13 anni, racconta: “Ero terrorizzata, diciamo che era una pazzia, ma l’idea di essere diretta da un regista speciale come Pablo che sapevo non avrebbe fatto un biopic classico, mi ha convinta”. La Portman in più di un’occasione ha parlato della difficoltà di rendere il dolore di Jackie, ma anche la sua bellezza ed eleganza, veritieri. Insieme al regista è riuscita ad andare oltre la biografia vera e propria, e a restituire l’immagine di una donna semplice. L’immagine di una donna come tante: terrorizzata, spaventata, confusa e preoccupata per il futuro dei suoi figli. Il ritratto proposto da Pablo Larraín è quello di una donna forte e fragile, determinata ma timida.

Pablo Larraín, Jackie (2016)
Pablo Larraín, Jackie (2016)

PAROLA A LARRAÍN

“Benvenuti Americani nella vostra casa. Con enorme orgoglio noi la abitiamo”. Jacqueline Kennedy ha portato gli americani nella loro casa, rendendoli quasi protagonisti e partecipi della vita presidenziale.
Come mai un regista cileno si è interessato a lei? “Questo film nasce da un invito, perché inizialmente il progetto era nelle mani di Darren Aronofsky che poi lo ha proposto a me. Devo dire che ho subito trovato il film un’opportunità intrigante”, ha commentato Larraín. “Non essendo americano, credo sia stato più facile focalizzarmi su questa donna, su questo personaggio, senza farmi distrarre dalla Storia. Mi sono messo al suo posto e ho tentato di capire il trauma vissuto da questa persona che era accanto a Kennedy durante l’attentato. Tra l’altro si tratta del mio primo personaggio femminile e questo ha aumentato il mio interesse nei confronti della storia. Nonostante i tanti documenti, i tanti video presenti su Jackie, c’è tanto non detto attorno alla sua figura. Per me lei resta una persona misteriosa che non vuole essere risolta o spiegata attraverso questo film, che invece vuole stimolare il pubblico a interpretare una donna. Natalie è stata una perfetta miscela di emozione e mistero, perfetta per rappresentare una persona che rimane una delle più sconosciute tra le conosciute”.

UN UMILE RITRATTO

Jackie di Pablo Larraín passerà alla storia non come un biopic ma come un umile ritratto. Il regista rappresenta la determinazione di questa donna nel volere dei funerali di grande livello, paragonabili solo a quelli di Lincoln. Dando a JFK dei funerali imponenti, avrebbe trasmesso i suoi ideali anche alle generazioni future. Ideali che alla Casa Bianca hanno avuto vita per poco meno di tre anni (la durata della presidenza).
Niente affresco storico, ma solo un racconto intimista e privato. Un ritratto che dimostra l’umanità e fragilità di tutti, anche dei più nobili.

Margherita Bordino

Pablo Larraín – Jackie
USA, Cile 2016
99’, drammatico
www.luckyred.it

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.