NYsferatu, un vampiro a New York. Mastrovito come Murnau

Un lavoro lungo, meticoloso, complesso. Un film d’animazione che celebra la forza e l’incanto del disegno, attraverso un’icona del cinema. Andrea Mastrovito rifà il capolavoro di Murnau, con alcune variazioni importanti. Tutto (ri)parte da New York.

NYsferatu, still video
NYsferatu, still video

RIDISEGNARE UN CAPOLAVORO DEL CINEMA
La rappresentazione per eccellenza dell’incubo, della metà occulta, del doppio oscuro che minaccia la luce ordinaria delle cose e il piano rassicurante del giorno. Nosferatu, capolavoro di Friedrich Wilhelm Murnau, uscito nel 1922 e ispirato al Dracula letterario di Bram Stoker, ebbe un destino avverso: nonostante furono modificati titolo, nomi dei personaggi e ambientazioni, il film (in quanto versione cinematografica non autorizzata) venne condannato alla distruzione per violazione del diritto d’autore. Andarono al macero tutte le copie sulla piazza, tranne una: lo scaltro Murnau l’aveva messa al riparo dalle grinfie dei tribunali. Da questa rocambolesca vicenda alla celebrazione storica, il passo fu breve. Oggi la storia del Conte Orlok, spaventoso inquilino del castello di Wisborg, è incastonata nel firmamento dei grandi miti del cinema di tutti i tempi.

A immaginarsi un remake, a novant’anni di distanza, è Andrea Mastrovito, 38enne di Bergamo, tra gli artisti italiani delle ultime generazioni più apprezzati a livello internazionale. Uno che dell’eclettismo ha fatto una cifra personale, mescolando disegno, pittura, scultura, installazione, cultura alta ed estetica pop, letteratura, cinema, spiritualità, passione per il calcio, suggestioni filosofiche e riferimenti alla storia dell’arte. E stavolta la sfida è monumentale. Di certo, ad oggi, la più faticosa: ore, giorni, anni di lavoro, per portare a termine un film d’animazione di 60 minuti, montando 30mila disegni. Uno straordinario corpus di tavole, realizzate a mano insieme a un team di quindici disegnatori, fra i migliori delle Accademie di Carrara e di Brera.
Obiettivo: rifare fedelmente il capolavoro di Murnau, trasponendolo dalla pellicola alla carta e quindi al video. Ma con una sostanziale variazione: il set cambia. Nosferatu diventa NYsferatu e il conte non-morto rinasce a New York.

NYsferatu - Poster
NYsferatu – Poster

UN PROGETTO PER NEW YORK. E PARTE IL CROWDFUNDING
È qui che Mastrovito vive da qualche anno. Ed è qui, lungo le arterie convulse della metropoli statunitense, che ha scelto di ripensare il mitico lungometraggio, emblema del cinema espressionista tedesco, in cui la tensione filtra tra le inquadrature gonfie di pathos, gli scorci visionari, la suspense sempre alta, l’enfasi teatrale, il paesaggio lugubre e gli interni definiti da vuoti, soglie, penombre: tutto si fa misura e specchio dei tormenti interiori, materia visiva di un racconto che sta fra il sogno, l’allucinazione e la paura.
E tutto si rigenera, per Mastrovito, nella drammatica bellezza dei chiaroscuri, nella sostanza ruvida della grafite sul foglio, nella realtà piegata all’immaginazione: da un lato il disegno, che conduce all’origine del mondo e della sua rappresentazione, dall’altra il vampiro, a incarnare il sospetto e l’orrore, il diverso e il rimosso, la violenza e il contagio. New York vampira o vampirizzata? All’ombra del fantasma delle Twin Towers, emblema raggelante della morte che aprì il XXI secolo, e all’indomani della controversa elezione di Donald Trump, la storia continua a lastricarsi di inquietudini, conflitti, razzismi, populismi, muraglie, aggressioni. Una storia che quasi insegue ed attualizza il film, lungo un secolo intero, penetrandone la maglia simbolica.
NYsferatu – Symphony of a Century, è realizzato insieme a More Art, associazione non profit newyorchese che ha all’attivo progetti con artisti del calibro di Andres Serrano, Ernesto Pujol, Tony Oursler, Joan Jonas. Il lancio è atteso nella Grande Mela ad agosto, quindi a Ginevra presso la Galleria Art Bartschi & Cie (tra i maggiori sponsor coinvolti) e infine tra varie sedi museali e festival, nel corso del 2018.
Intanto è partita una campagna di crowdfunding su Kickstarter, destinata a raccogliere l’ultima tranche di fondi utili a completare il lavoro: fra i tradizionali benefit, destinati a chi offrirà un contributo, ci sono incisioni originali, color book, cartoline, poster, tutti ispirati all’universo gotico di questa creatura della notte, rivisitata in chiave contemporanea.
A pochi passi dal traguardo, è l’artista a raccontarci qualcosa di più sull’opera.

Nosferatu
Nosferatu

Perché Nosferatu? Quali simboli incarna, nella tua trasposizione contemporanea, questa icona del Novecento?
C’è una scena, nel film di Murnau, che viene considerata a ragione la più terrificante. È quella con la nave che, lentamente, senza capitano, viene dirottata dal vampiro e si dirige inesorabile verso la città di Wisborg, oscurandone la cattedrale. Sostituisci la nave con un aereo e il profilo di Wisborg con lo skyline di New York, ed ecco che un racconto iconico del Novecento diventa una realtà del nostro secolo.

Non è la prima volta che il senso del perturbante compare nel tuo lavoro, speculare al sentimento della grazia e della leggerezza, che pure ti appartiene. Penso ad esempio a Johnny prese il fucile, ma anche alla presenza frequente del tema della morte. C’è una linea “nera” che attraversa il tuo lavoro e che qui torna con forza.
Sì, assolutamente. Da giovane lessi un bellissimo saggio di Ken Gelder in cui, saltando da Freud a Zizek, si identificava proprio nel vampiro la rappresentazione perfetta del perturbante. La linea nera nel mio lavoro si alterna sempre e costantemente a una linea di luce, in cui il positivo è negativo e viceversa. C’è la necessità della morte e della distruzione per arrivare a una rinascita: solitamente le mie opere parlano sempre di questo, e di una sottile, inaccettabile, tragica sospensione tra la vita e la morte, prolungata all’infinito. Per questo New York, in NYsferatu, da città che non dorme mai diventa città che non si sveglia mai.

NYsferatu, still video
NYsferatu, still video

Parlami dell’aspetto sociale dell’opera e di come diventi (anche) un lavoro d’arte pubblica.
Dracula (su cui si basa il film di Murnau e di rimando il mio) è essenzialmente un libro sulla paura dell’Altro e del diverso. Tema più che mai attuale: per questo con More Art organizzeremo una serie di workshop con comunità di migranti arabi, cinesi e latinos, durante i quali le didascalie di alcune parti salienti del film (prima fra tutte la sezione centrale del viaggio della nave) saranno riscritte secondo le loro esperienze.
Non solo: il film verrà proiettato pubblicamente e gratuitamente nei parchi, nei teatri e in altre location della città, e sarà accompagnato da una colonna sonora live ad opera di gruppi e musicisti locali. Penso che perderemo parecchi anni di vita per fare tutto ciò…

Possiamo allora definire NYsferatu un esperimento tra estetica e politica?
Assolutamente. Estetica senz’altro: è fondamentalmente una grande dichiarazione d’amore per il disegno e la sua supremazia totale su qualsiasi gesto. E politica, sì, anche se qui si tratta più che altro di “sgovernare la città”.

C’è anche, però, una dimensione esistenziale/introspettiva. Oltre alla passione per le grandi icone della letteratura, del cinema, dell’immaginario collettivo. Mi sembra tu abbia cercato, in questo lavoro, di mescolare le molte anime della tua ricerca. Una specie di manifesto, di sintesi poetica?
Grazie per questa lettura attenta! Sai, ho mostrato le prime bozze di Nysferatu a Jerry Saltz, a inizio anno. Lui mi guarda e mi dice: “Bellissimo, vai avanti. Ma rendilo più tuo, più tuo, più che puoi, allarga lo sfintere!” Questa è stata ed è ancora adesso la sfida più grande: appropriarmi di un colosso dell’immaginario collettivo e renderlo mio, farlo parlare con la mia voce, pensare col mio cervello, muoversi col mio corpo. È proprio una questione di allargare lo sfintere, che poi fuor di metafora vuol dire “non avere paura”. Più facile a dirsi che a farsi, per un film dell’orrore! Ogni singola inquadratura è reinventata e ognuna racconta una piccola storia, personale o universale. Ci sono oltre 400 diverse inquadrature in questo film. Pensa, è come realizzare una personale con 400 quadri, tutti pensati, sofferti e amati.

NYsferatu, still video
NYsferatu, still video

Questo è un film fatto di ombre, che ragiona intorno alla metafora universale dell’ombra stessa. Il bianco e nero delle vecchie pellicole diventa un’involontaria sostanza metafisica, la cifra della notte, del doppio, della minaccia, del mistero. Anche i tuoi disegni sono senza colore, ma la sensazione è quella di una qualità/profondità espressionista. Cosa diventa qui la pratica del disegno, che dimensione simbolica acquista?
Il disegno in realtà è l’unica salvezza del mondo. Sì, so che sembra una boutade, a dirla così, ma pensa che ogni cosa che stai utilizzando in questo momento, dal bel vestito che indossi al Pc su cui lavori agli occhiali che porti sul naso: prima di essere, sono stati disegnati. Il disegno dà la forma alle idee, ma non solo, le idee stesse non sarebbero tali senza disegno. “Disegnare” deriva dal latino “designare”, che significa dare un nome alle cose, e solo quando le cose hanno un nome allora esistono. NYsferatu è un monumento esoterico al disegno, pile e pile di fogli di carta, che man mano vengono disegnati, fanno riaffiorare il perturbante del nostro tempo.

La “tua” New York è quella che emerge dal film? Oscura, controversa, inquieta… Perché l’hai scelta come teatro di questo remake?
Beh, nel cinema New York è sempre stata oscura, controversa, inquieta, basti pensare che il suo nickname è Gotham City. Se ho scelto New York è perché tutti, prima o poi, arrivano qui. E per quella scena di cui ti raccontavo poco fa, della nave che entra nel porto. Perché questo è stato, da sempre, il primo punto di approdo di tutti i migranti, da est e da sud. Perché lo è ancora oggi. Perché è una città (neo)gotica. E perché è una città di ombre, in cui le ombre sono quelle dei grattacieli e delle persone che svaniscono, vampirizzate dalla città stessa. Perché i mostri che fanno paura vengono sempre a New York (Godzilla, tanto per citarne uno). Perché i mostri che fanno paura vengono sempre da New York (un tizio che comincia per T ti dice qualcosa?). Per mille altri motivi… E infine perché “Nysferatu è proprio un bel titolo”: così mi disse tempo fa Bruno Bozzetto.

Helga Marsala

www.kickstarter.com/projects/486893664/nysferatu

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.