Twin Peaks e la sua genia. In attesa che torni la mamma delle serie tv

La mamma di tutte le serie tv? Non ci sono dubbi, è Twin Peaks di David Lynch, che ha aperto una nuova stagione, un nuovo modo di concepire il genere. In attesa del ritorno sugli schermi, ecco altri due prodotti che meritano di essere visti.

Michael J. Anderson in Carnivàle
Michael J. Anderson in Carnivàle

COSA HA RAPPRESENTATO TWIN PEAKS
Prima di David Lynch e della sua Twin Peaks, il riferimento era un certo tipo di fumetto: episodi autoconclusivi, personaggi letterari, pratiche di genere; il “dopo” inventa la cinematografia seriale, o forse il riferimento è più la graphic novel. Dalle storie del poliziotto Dale Cooper sulle tracce, nell’immaginario paesino di Twin Peaks, dell’omicida di Laura Palmer, dalle atmosfere ovattate di un’America di provincia, dei suoi dinner, delle sue microcomunità, tuttavia frastornate da forze interne ed esterne, spesso esoteriche, si genera tutta una nuova corrente di serie tv.

I detective Sarah Linden e Stephen Holder nella serie tv The Killing
I detective Sarah Linden e Stephen Holder nella serie tv The Killing

PRIMOGENITO: THE KILLING
Primo tra tutti, naturalmente, il sequel dello stesso Twin Peaks, presto – pare – sui nostri teleschermi. Ma la filiazione non finisce qui. The Killing (AMC, Netflix, 2011), tratta dalla serie danese Forbrydelsen, ne è un esempio. Quattro stagioni mettono i due problematici detective Sarah Linden e Stephen Holder a ricomporre se stessi e i pezzi di un puzzle criminale in una Seattle piena di nebbie e di misteri. La politica, i media, la società, il porto vi rientrano come in The Wire e non mancano senz’altro forze oscure a muovere le pedine della trama criminale: ma è più pericoloso l’uomo o gli spiriti?
The Killing sembra conoscere molto bene la risposta. Gli errori umani guidano le indagini e seminano ulteriori conseguenze, in un incastro che favorisce un senso di colpa individuale e sociale.

Michael J. Anderson in Carnivàle
Michael J. Anderson in Carnivàle

SECONDOGENITO: CARNIVÀLE
In Carnivàle invece (HBO, 2003) il trait d’union è Michael J. Anderson, l’attore noto come “il nano” di Twin Peaks, anche qui in una prova straordinaria di abilità teatrale che lo vede a capo di un circo nomade. La componente misterica è accentuata dallo scontro tra bene e male in cui suo malgrado la carovana si ritrova coinvolta.
Ma i temi che vengono affrontati in questo gioco bipolare sono molteplici: la diversità, lotte religiose, l’emarginazione, l’esclusione sociale e soprattutto lo scontro generazionale, forte e violento in un racconto intimo e brutale, in luogo senza tempo, seppur attualissimo, purtroppo interrotto alla sua seconda, bellissima stagione.

Santa Nastro

www.amc.com/shows/the-killing
hbowatch.com/a-look-back-at-carnivale/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #28

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.