Il papà di Lost e un libro stranissimo

Non poteva certo scrivere un romanzo “normale” J.J. Abrams, colpevole di aver tenuto una quindicina di milioni di persone appiccicate allo schermo con Lost. E infatti propone un’operazione intrigante e divertente. Si chiama “S. La nave di Teseo”.

J.J. Abrams & Doug Dorst – S. La nave di Teseo
J.J. Abrams & Doug Dorst – S. La nave di Teseo

Suvvia, non facciamo quelli con la puzza sotto il naso, che Lost era robaccia ed è meglio quella serie prodotta dalla tv di Stato kazaka che si trova anche sottotitolata in ungherese. Se ora una buona porzione di mondo impazzisce per le serie tv, è anche merito della creatura di J.J. Abrams, che ha incollato agli schermi (dei computer) milioni di persone dal 2004 al 2010. Che poi si possano fare mille critiche nessuno lo nega: come si può criticare qualsiasi evento di tale enorme portata. Degli altri nessuno se ne accorge.
Inevitabile quindi che più d’uno abbia fatto il proverbiale salto sulla sedia quando ha saputo che lo stesso Abrams era coinvolto in un’operazione editoriale, tanto misteriosa da restare – forse suo malgrado, e lo dimostra un successo non così eclatante – abbastanza sottotraccia. S. La nave di Teseo (Rizzoli Lizard, pagg. 458, € 35) è infatti attribuito a tal V.M. Straka. E poi, come dire, non si sa cos’è. Spieghiamoci: l’edizione italiana del libro è contenuta in un cofanetto nero. All’interno, un volume rilegato che fisicamente mima vecchi tomi da biblioteca – e infatti la data riporta “ottobre 1949”. Ma non è solo quello: il tomo sa di stantio per la rilegatura stessa, per la grafica, per le pagine un po’ ingiallite, per i timbri, per la scheda di prestito.

J.J. Abrams & Doug Dorst – S. La nave di Teseo
J.J. Abrams & Doug Dorst – S. La nave di Teseo

E poi ci sono le note a margine: tante, tantissime, con grafie diverse, fatte con matite e pennarelli di colori differenti, un dialogo a distanza sul corpo del libro “di” Straka. Sono i lettori che si scambiano impressioni, spunti, riflessioni su una vicenda misteriosa, e così facendo portano il libro fuori di sé. Questo nella finzione dell’operazione editoriale, perché invece noi restiamo, seppur atipicamente, dentro un’esperienza di lettura.
E allora Abrams e Doug Dorst (che è poi chi ha letteralmente scritto il tutto) si spingono ancora più in là, e disseminano il libro di appunti su fogli sparsi, cartoline, tovaglioli annotati. Siamo ancora in un’esperienza letteraria? Certamente, ma l’atipicità prende il sopravvento, scardina la linearità non solo del racconto (questo lo si è tentato di fare parecchie volte nell’ultimo secolo), ma anche la visività dello stesso (e anche qui non mancano esempi, seppur di minor numero) e la sua manualità (e gli esempi diminuiscono ancora), e con ciò i tempi stessi della lettura…
Insomma, i piani si intersecano, si complicano, e ci si diverte parecchio. Non sarà mica una colpa, vero?

Marco Enrico Giacomelli

J.J. Abrams & Doug Dorst – S. La nave di Teseo
Rizzoli Lizard, Milano 2014
Pagg. 458, € 35
ISBN 9788817068697
www.rizzolilizard.eu

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #27

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.