Rinascimento inglese. Sul piccolo schermo

Ma chi l’ha detto che le serie tv sono solo americane? L’ultimo decennio britannico ha infatti regalato non poche sorprese. Una breve panoramica, intanto voi prendete appunti.

Dead Set
Dead Set

GRANDE FRATELLO VERSIONE ZOMBIE
Il rinascimento britannico sul piccolo schermo si può far iniziare da Dead Set, serie creata nel 2008 da Charlie Brooker e diretta da Yann Demange. A due anni dalla acclamatissima sorella americana Walking Dead, questa minisaga di soli sei episodi per un totale di 141 minuti racconta una classica invasione di zombie in puro stile Romero, ma con un punto di vista personalissimo. La protagonista, Kelly Povell è un’assistente di studio televisiva della trasmissione Il Grande Fratello. Mentre il morbo – non si sa perché, non si sa per come – si diffonde in città e nel resto del Paese (o del mondo? Non ci è dato di saperlo), Kelly e i concorrenti della trasmissione si ritrovano nella “casa”, accerchiati da queste creature ultraterrene grazie alle quali però tornano finalmente a contatto con la realtà. Ciò che si verifica è una sorta di rispecchiamento: chi sono gli zombie? I mostri, i telespettatori o i concorrenti?

Black Mirror
Black Mirror

CARO, NON MI RICORDO DI TE
Il tema dell’alienazione nella società contemporanea e della dittatura dei media torna nella bellissima Black Mirror creata dallo stesso Brooker per Channel 4 nel 2011. Sette gli episodi fino ad ora, dai quali emergono prepotenti le tematiche del rapporto tra uomo e tecnologia, immagini avveniristiche di una società in cui la componente finzionale è portata al parossismo, la cancellazione dell’identità individuale in virtù di una omologazione esasperata (ed esasperante).
Alla morte di un caro si reagisce con la rimozione del ricordo e la sostituzione dell’amato bene con una copia efficace, i ricordi sono immagini su pellicola riutilizzabili all’occorrenza. Le nuove scoperte scientifiche non vengono in aiuto all’uomo: lo governano, gli propongono nuovi stili di vita, desideri, ambizioni e regola. E quello che negli Anni Sessanta ci sarebbe parso come “un monito” verso un futuro lontano, oggi appare come una spaventosa realtà. Prima la parola d’ordine era “ci arriveremo”. Ora, invece, ci siamo arrivati. E non ce ne siamo accorti. (to be continued)

Santa Nastro

www.channel4.com

Articolo pubblicato in versione ridotta su Artribune Magazine #25

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.