Alpha House. Quattro senatori e un appartamento

Tra i tanti serial dedicati alla politica a stelle e strisce non è forse il più noto e seguito, ma – almeno stando a Variety – rischia di essere il più fedele e veritiero nello smitizzare cosa accade nelle sacre stanze del Congresso. La prende con ironia Amazon, che sceglie di lanciare la propria sfida al colosso dell’intrattenimento online Netflix con quella che suona come un’azzeccata e amara parodia dell’oscuro e apprezzatissimo House of Cards.

Alpha House
Alpha House

Si ride per non piangere con Alpha House, giunta alla seconda stagione: il titolo, nel rimando alla grande tradizione della commedia demenziale scolastica che nasce con Animal House ed esplode con la saga di Porky’s, non lascia spazio ai fraintendimenti. È plausibile che quattro senatori repubblicani condividano come disordinate matricole lo stesso appartamento in quel di Washington? Ebbene sì, come dimostra il caso – vero – della casa occupata per trent’anni dai dem George Miller, Richard Durbin e Charles Schumer, esperienza che ha ispirato l’irriverente Garry Trudeau nell’ideazione del soggetto e nella scrittura della sceneggiatura.

Se come autore hai il primo fumettista della storia a vincere un Premio Pulitzer, uno che si è portato a casa anche un Oscar per il miglior cortometraggio di animazione, la qualità del progetto è garantita; se poi il cast si regge su un mattatore come John Goodman, goffo alter ego del Frank Underwood interpretato da Kevin Spacey, la risata agrodolce è sempre dietro l’angolo.
Ne succedono di cotte e di crude in quella casa, come negli uffici in cui si ordiscono trame, si gestiscono fondi non propriamente limpidissimi, si prova a mettere a tacere i tanti vizi e si tenta di accentuare le risicate virtù; in un calembour di situazioni assurde, con un valzer di cameo illustri che spaziano da star del cinema come Bill Murray fino a politici di professione – è il caso di John McCain, ad esempio – che contribuiscono alla simulazione del verosimile. Con la fantasia che cerca di mettere la freccia sulla realtà, in un vertiginoso e spericolato testa a testa per quale delle due si rivelerà più credibile, attinente alla concretezza dei fatti. Perché questo è il teatro della politica, il circo della politica: e noi lo sappiamo fin troppo bene.

Francesco Sala

www.amazon.com/Alpha-House-Season-2/dp/B00O5AVCEO

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #23

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.