Pubblicità o street art? Ecco l’esercito dei sign painter

Arrampicati sui palazzi di New York, infilati dentro tute da operai e appesi a robuste imbracature, i pittori di cartelli pubblicitari difendono un’affascinante tradizione americana

Negli anni Sessanta era ancora una pratica diffusa. La pubblicità, tra le strade delle metropoli americane o inglesi, si faceva anche così: pittura, manualità, abilità grafica, fatica fisica, sudore, precisione e immaginazione. Quando ancora erano lontani i tempi del marketing digitale, dei codici QR, dei monitor touch screen, i billboard meccanici, i maxi schermi elettronici e i banner stampati con sofisticati plotter, la promozione di merci, eventi, negozi era tutta una storia di vernici e pennelli. I ghost sign sfruttavano i muri dei palazzi e le mani abili di speciali operai-pittori, che dipingevano immagini e scritte cubitali con incredibile perizia. Un mestiere antico, diffuso a partire dalla fine dell’Ottocento ed esploso nei primi decenni del secolo scorso, abbandonato via via con l’avanzare di metodi più veloci, dinamici, economici, dalla sorprendente resa visiva, funzionali alle nuove dinamiche del mercato.

Eppure, i “sign painter” non sono mai scomparsi. Esistono ancora oggi, lavorano per specifici committenti e stanno quasi tornando di moda. Proprio come delle rarità vintage.  In gergo li chiamano “wall dogs”, perché stanno arrampicati sui muri tutto il giorno, appesi alle loro imbracature di sicurezza, tra gru, scale e ponteggi. E poi perché lavorano come cani. Mestiere durissimo, altroché. Che qualcuno ha provato a raccontare. La piattaforma web Vocativ, per esempio: il video Wall Dogs, fresco di pubblicazione, intervista, riprende e scruta da vicino queste tute blu creative, seguendole tra le vie di New York e fin dentro gli atelier traboccanti di latte di colore, secchi, tubetti, solventi, attrezzature varie.

Prima di loro, nel 2010, un progetto sui sign painter lo avevano iniziato i registi Faythe Levine e Sam Macon, lavorando a un film – initolato semplicemente Sign Painters – che raccontava le storie di circa due dozzine di pittori, sparsi fra gli Stati Uniti: dai veterani fino ai giovanissimi, un piccolo plotone di maestri, testimoni di una tradizione che unisce arte, commercio e comunicazione, in un rito a cielo aperto. Il libro legato al film è stato stampato da Princeton Architectural Press nel 2012, con una prefazione del grande artista americano Ed Ruscha: anche lui, un tempo, si guadagnava da vivere facendo il sign painter…

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.