Il cinema della crisi a Torino

In questi giorni di Torino Film Festival, che cosa abbiamo imparato? Che nella vita non ne vale la pena. La trama si rarefà dissolvendosi in una tensione piatta e indistinta, dove qualsiasi cosa capiti fa lo stesso: è finita l’era della tragedia e così anche quella della commedia; niente più intreccio.

Bruce McDonald, The Husband

La depressione, l’indolenza, l’inettitudine di questi eroi a-titanici che hanno smesso di combattere si protrae dal Canada (The Husband, 2013) alla Francia (Suzanne, 2013): che il protagonista sia uomo o donna, adulto o ragazzino, orfano o meno, chi si salva? Non c’è passione, non c’è tensione erotica, quindi non c’è morte né violenza, non c’è sesso, non c’è delitto, non c’è lealtà e se c’è tradimento è inconsapevole quanto poco eccitante. Il nemico, l’obiettivo e l’amato si sono disgregati lasciando una pellicola di polvere dove un grigio sordo apre la strada a quello dopo.
Sarebbe questo il colore della crisi? Il colore del post-capitalismo, della depressione post-partum? La religione è una buffonata, la famiglia è distrutta, i sentimenti sono una piccola zanzarina fastidiosa, grandi sogni non ce ne sono più; niente contatto, niente joie de vivre, niente soluzioni a problemi mai abbastanza gravi per tentare di risolverli. L’uomo non è più al centro, se non di un vortice di piccole sventure non ben identificate, che come macchioline di varicella compaiono e scompaiono burlandosi del povero malato di turno.

Kyle Patrick Alvarez, C.O.G.
Kyle Patrick Alvarez, C.O.G.

Non è l’ironia amara di C.O.G. – dove uno studente di Yale dalla sessualità indistinta raccoglie mele in una fabbrica per fuggire dalla rottura con i propri genitori e, abbandonato dalla sua migliore amica, si fa intortare da un prete iracondo a malapena uscito dall’alcolismo – a dare una nota di speranza in questo ciclo di proiezioni; mentre nel film di apertura (Last Vegas di Jon Turteltaub), su uno sfondo color casinò, bikini, cocktail e tanta stupidità, almeno due risate tra un Robert De Niro e un Morgan Freeman ce le siamo fatte.

Clara Rosenberg

http://www.torinofilmfest.org/

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Clara Rosenberg
Clara Sofia Rosenberg (Torino, 1990). Nel 2013/2014 studentessa all’ultimo anno della specialistica all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, si orienta verso la critica d’arte creando e sperimentando il blog CONUNDRUM, oltre a recensire alcune esposizioni di gallerie d’arte e musei torinesi. Laureatasi alla triennale con una tesi su Mike Kelley e la psicoanalisi, la sua indagine si sofferma su un’arte che guarda al rapporto tra inconscio e società con un interesse specifico verso opere plastiche e installazioni. Parallelamente all’approccio teorico, porta avanti una ricerca artistica producendo opere in polistirolo, paraffina e materiale organico affrontando le questioni del corpo, della relazione familiare, della cultura ebraica e del disagio del soggetto. Prima dell’Accademia di Belle Arti ha frequentato il liceo classico e la scuola ebraica di Torino.