Orizzonti creativi. Ripensando alla Mostra del Cinema di Venezia

Dall’onirico “Accidentes Gloriosos” a “Whores’ Glory”, documentario accompagnato dalla voce di P. J. Harvey. Fino al cyberpunk di Tsukamoto e alle psicosi materne in Kotoko. La sezione “artistica” della rassegna veneziana al microscopio.

Shin'ya Tsukamoto - Kotoko - 2011

Già nel 2010, la sezione Orizzonti si era proposta come esplorazione delle varie forme di contaminazione tra linguaggi espressivi e cinema contemporaneo. Il 2011 propone, seguendo questa corrente, un ventaglio di film che spazia dal film-saggio all’animazione, dalla meditazione alla commedia. In mostra documentari, opere di videoarte e fortissime tendenze sperimentali.
Le pellicole in concorso erano circa 60 tra corti, medi e lungometraggi. Lavori di artisti provenienti da tutto il mondo, noti, meno noti o sconosciuti, ma comunque in grado di offrire uno spaccato sulle tendenze del cinema internazionale contemporaneo. Nelle parole di Marco Müller, direttore della 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica: “È della fluidità del cinema contemporaneo che volevamo rendere conto, con scelte che mettono a confronto opere che innovano nel tradizionale supporto di celluloide e sperimentazioni elettroniche-digitali”.
Orizzonti
si conferma quindi come una documentazione dell’arte cinematografica e televisiva contemporanea. Tra le opere in mostra, diversi italiani, presenti soprattutto con corti. Unica eccezione, il poliedrico Pippo Delbono con Amore Cane. Regista, attore e danzatore, ha presentato un lavoro che è “un viaggio tra un’esperienza di morte e un desiderio di vita”.

Michael Glawogger - Whores’ Glory - 2011

Le opere premiate nella sezione sono state diversissime. La giuria, presieduta da Jia Zhangke e composta da Stuart Comer, Odile Decq, Marianne Khoury e Jacopo Quadri, ha assegnato a Kotoko, di Shinya Tsukamoto, il Premio Orizzonti Lungometraggio. Il maestro del cyberpunk ha dato vita a un’opera molto intensa, che rapporta maternità e psicosi. Una madre dallo sguardo insolito. Vede le persone divise in due, una parte positiva e una negativa, e si perde in travolgenti capovolgimenti della realtà.
Splendido Whores’ Glory di Michael Glawogger, a cui è stato attribuito il Premio Speciale della Giuria Lungometraggio. Si tratta di un documentario che tratteggia le caratteristiche di tre diverse religioni, tre diversi Paesi, Thailandia, Bangladesh e Messico visti dalle lenti di prostitute e uomini viziosi. Ne emerge una lettura profonda delle molteplici e complesse caratteristiche di un Paese, dei rapporti tra uomo e donna, della condizione umana. Accidentes Gloriosos di Mauro Andrizzi e Marcus Lindeen ha ricevuto il Premio Orizzonti Mediometraggio. I due giovani registi, gemellaggio tra Argentina e Svezia, hanno realizzato un lavoro tutto basato su sperimentazioni e surrealtà. Un film in bianco e nero che prende il via dall’idea di “glorioso incidente”. Nelle parole degli artisti, questo tipo di incidente è qualche cosa che “non provoca soltanto vuoto e disperazione, ma in qualche modo misterioso cambia il destino della gente”. Si tratta di una narrazione oririca sull’intento di un fotografo di Buenos Aires di immortalare l’incidente perfetto. Incidenti che vengono interpretati come pezzi d’arte, come capolavori.

Mauro Andrizzi e Marcus Lindeen - Accidentes gloriosos - 2011

Il Premio Orizzonti Cortometraggio è stato vinto da Felice D’Agostino e Arturo Lavorato, con In attesa dell’avvento, pellicola dedicata all’intreccio di contraddizioni che ha caratterizzato e caratterizza passato e presente della nostra Italia. Hanno meritato le Menzioni Speciali O Le Tulafale (The Orator) di Tusi Tamasese e All The Lines Flow Out di Charles Lim Yi Yong.

Maruska Pisciella

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