Open House Milano. Due giorni all’insegna dell’architettura

Debutta Open House Milano: sabato 7 e domenica 8 maggio oltre 70 siti di architettura del capoluogo lombardo saranno aperti gratuitamente e ospiteranno visite a cura di guide volontarie. Tra gli edifici accessibili, anche il palazzo Liberty di via Paisiello 6. Da luogo di ritrovo degli ultimi futuristi milanesi alla nuova identità con FuturDome, progetto capofila di una modalità di recupero edilizio che coniuga innovazione tecnologica e arte.

ARCHITETTURA IN CITTÀ
Ricalca l’antica suddivisione urbana in sestieri – Porta Orientale, Porta Romana, Porta Ticinese, Porta Vercellina, Porta Comasina, Porta Nuova – il percorso tra architettura antica, moderna e contemporanea concepito per la prima edizione di Open House Milano. Fissando come punto di avvio le arcate del Broletto, in Piazza Mercanti, sono stati predisposti sei “lotti territoriali”, al cui interno i visitatori potranno pianificare il proprio percorso di visita tra i luoghi aperti nei due giorni della manifestazione. In contemporanea con Roma, dunque, anche Milano aderisce al circuito internazionale Open House Worldwide che, attraverso una formula tanto valida quanto replicabile, ha diffuso, in circa trenta città del mondo, un format finalizzato allo svelamento dell’identità architettonica. In questo modo, a partire dagli Anni Novanta, per un numero sempre più significativo di persone si sono aperti spazi di lavoro, interni privati, architetture storiche e altri siti normalmente non accessibili.
Reso possibile grazie al coinvolgimento di partner privati, il programma di OHM2016, suddiviso in aree tematiche, combina edifici di assoluto rilievo, tra cui la Rotonda della Besana, esempi di architettura sacra e icone del nostro tempo, riconosciute anche a livello internazionale, come il Bosco Verticale di Stefano Boeri. Con acutezza di visione, Open House Milano mostra inoltre uno specifico interesse verso quei fenomeni sociali capaci di incidere sulla dimensione abitativa tradizionale. In questa ottica, sono stati inclusi anche ostelli, b&b, studi d’artista e factory e un intervento che sfugge alle classificazioni più comuni: FuturDome.

FuturDome. Un museo che si abita, courtesy Atto Belloli Ardessi / A-Septica, 2016

FuturDome. Un museo che si abita, courtesy Atto Belloli Ardessi / A-Septica, 2016

IL CASO DI FUTURDOME
Inserito nel sestiere di Porta Venezia – insieme al complesso Open Care, riconversione attuata dallo studio 5+1 AA e ad Abitare a Milano di Vudafieri Saverino Partners – Consalez Rossi Architetti Associati –FuturDome è il risultato della riqualificazione di un immobile di circa duemila metri quadrati, risalente agli Anni Dieci del secolo scorso. Identificabile come una delle testimonianze architettoniche propriamente Liberty di Milano, lo stabile anticipa con le sue finiture l’impiego del cemento con finalità scultoree, un materiale destinato a farsi strada nella produzione Liberty. Apripista di un modello che punta a nuove declinazioni in altre città italiane, FuturDome è il frutto di un lavoro congiunto, condotto dal team di Isisuf-Istituto Internazionale di studi sul Futurismo – sotto la direzione artistica e architettonica di Atto Belloli Ardessi – con il contributo di una serie di aziende partner, tra cui Knauf Italia e Vanoncini S.p.A., specializzate nell’edilizia sostenibile integrata, a fare da capofila. Scardinando le usuali categorie residenziali, l’intervento di recupero ha inteso originare un’idea alternativa di ospitalità.
In questo senso, oltrepassando il filtro delle facciate Liberty, gli spazi interni recuperati rivelano layout improntati all’innovazione tecnologia, attivando con il Futurismo – il palazzo era un punto di riferimento per gli esponenti milanesi dell’avanguardia del Novecento – una relazione votata all’allusione. Nessuna identificazione diretta quindi con i principi del movimento, mentre a essere preponderante è l’eco della sua portata artistica, con la spinta risoluta verso il progresso a saldare indissolubilmente il legame. Flessibili e personalizzabili, le unità abitative del complesso saranno oggetto di interventi da parte di artisti coinvolti nei programmi artistici che si susseguiranno nel tempo, figure chiamate a confrontarsi, reinterpretandola, con l’architettura, ma anche con i singoli componenti di arredo. Una modalità messa in campo per rendere FuturDome “un condominio aperto, vòlto all’avanguardia architettonica ed estetica.”

FuturDome. Un museo che si abita, courtesy Atto Belloli Ardessi / A-Septica, 2016

FuturDome. Un museo che si abita, courtesy Atto Belloli Ardessi / A-Septica, 2016

UN PROGETTO ARTISTICO
Inaugurata lo scorso 9 aprile, la “dimora” sarà visitabile nella due giorni di OHM, rivelando gli esiti degli interventi condotti nel corso delle ultime quattro settimane e avviati in occasione dell’inaugurazione, grazie al progetto curato da Galleria Zero… Gli artisti Vincenzo Agnetti, Micol Assaël, Mario Dellavedova, Giuseppe Gabellone, Massimo Grimaldi, Paul Kos, Eva Marisaldi, Renzo Martens, Alessandro Pessoli, Michael Sailstorfer, Christine Sun Kim, Nate Young hanno infatti iniziato a misurarsi con gli appartamenti vuoti, inserendo e realizzando video, fotografie, interventi installativi e performance; questa prima mostra di FuturDome è stata uno degli eventi di miart 2016. E ora l’attesa è tutta per le prossime iniziative.

Valentina Silvestrini

www.openhousemilano.org
www.futurdome.com

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. È cocuratrice della newsletter "Render". Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito…

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