Una serata di crowdfunding a favore degli attivisti denunciati per aver aiutato Blu a cancellare i graffiti a Bologna. Luci e ombre di una vicenda italiana

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Abbiamo lungamente parlato su queste pagine dell’ “affaire Blu”. Ma non finisce qui, in città si respira un clima di dibattito intorno a quanto avvenuto negli scorsi giorni, con pareri favorevoli o contrari. Certo la città ha perso un grande patrimonio di opere che erano state utili a riqualificare anche aree difficili di Bologna, ma allo stesso tempo forse le comunità non hanno saputo difendere abbastanza quanto di loro, prima che avvenisse l’irreparabile.
Mentre si inaugura, inoltre, la mostra nell’ambito di Genus Bononiae, al Museo della Storia, contestata dallo street writer e dai suoi sostenitori e difesa da altri, anche da alcune firme importanti di Artribune, i centri sociali organizzano una serata di crowdfunding, svoltasi il 17 marzo, a favore degli “imbianchini”, ovvero i ragazzi che hanno aiutato Blu ad applicare la tanto discussa colata di grigio. Perché? La vicenda ha dei contorni quanto meno stravaganti.

LA DENUNCIA
Alcuni attivisti del centro sociale Crash sono stati infatti denunciati dalla polizia mentre aiutavano Blu a cancellare i graffiti, insieme ad alcuni “colleghi” dell’ Xm24, ricevendo tre citazioni per invasione dei terreni e imbrattamento. Le opere in questione erano in Via Capo di Lucca, in centro, dove il corpo dei Carabinieri è intervenuto, come riporta Radio Città del Capo, a seguito della segnalazione di un passante, “che aveva visto un gruppetto di giovani intenti a coprire con vernice grigia un murales che raffigurava un grosso roditore”, si legge sul sito. “Prima di allontanarsi, secondo quanto ha riferito il passante, hanno detto: “Vedrete cosa succederà a Bologna quando arriverà il grande guru”, probabilmente riferendosi a Blu. Quando i militari sono arrivati, appunto, i ragazzi erano già andati via. Via Capo di Lucca è stata la prima occupazione dell’ormai defunto collettivo universitario Bartleby.
Cancellata solo in parte, l’opera fu realizzata da tre street artisti di rilievo: Ericailcane, Dem e Will Barras
“. La serata di crowdfunding, con performance, vendita di serigrafie, reading, concerti e così via, rigorosamente in maschera, si è svolta all’Xm24 ed è stata promossa dai portavoce di Blu, il collettivo Wu Ming, con l’obiettivo di aiutare i colpiti a pagare le spese di avvocatura.

QUALCHE RIFLESSIONE
A prescindere dalla questione in sé e senza entrare nel merito della diatriba Blu – Genus Bononiae, già lungamente argomentata su questo sito, le questioni da porsi in merito alla vicenda sono per noi le seguenti. Se sei colto nell’atto di fare un graffito, una tag, un murale, un’opera che dir si voglia, vieni denunciato – e la vicenda di AliCè già riportata da Artribune, svoltasi sempre a Bologna lo dimostra -. Se lo cancelli anche, in un controsenso non da poco. Se l’accusa di imbrattamento viene dal riconoscimento della qualità morale ed estetica dell’opera in oggetto, per quale motivo l’opera stessa resta a livello istituzionale di natura illegale? O forse in questo clima dai toni molto accesi bisogna colpire il bersaglio più debole e meno sotto i riflettori, in una vicenda tutta italiana? Ma soprattutto, ci chiediamo, i tribunali italiani non sono già troppo impegnati in questioni ben più importanti di questa, che sfuggendo a tutte le logiche appare unicamente come il classico tema di scandalo al sole?

-Santa Nastro

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