Valdarno 2050. Arrivano le Cartoline dal futuro

Concepito come laboratorio sulla cultura urbana contemporanea, il campus “Cartoline dal futuro”, coordinato da Image e condotto dagli architetti Alberto Iacovoni e Luca La Torre dello studio ma0, si è svolto nei giorni scorsi a San Giovanni Valdarno. Promosso dalla Regione Toscana, con il Museo delle Terre Nuove e il Museo Casa Masaccio, è riuscito a stimolare il coinvolgimento diretto della cittadinanza.

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Cartoline dal futuro - Palazzo d'Arnolfo - photo Irene Lupi

Cartoline dal futuro – Palazzo d’Arnolfo – photo Irene Lupi

UN LABORATORIO PARTECIPATIVO
Città di fondazione e patria di Masaccio, San Giovanni Valdarno è il palcoscenico de L’arte di immaginare le città. Verso una cultura urbana contemporanea, un’iniziativa sperimentale promossa da Fausto Forte, direttore del Museo Casa Masaccio e del Museo delle Terre Nuove, e dalla Regione Toscana. Dal 25 al 28 febbraio, dieci giovani progettisti, selezionati in tutta Italia, hanno preso parte al workshop Cartoline dal futuro, l’arte di immaginare le città, con la curatela dall’agenzia Image diretta da Marco Brizzi e Paola Giaconia, e con il coordinamento dei fondatori dello studio di architettura romano ma0, Alberto Iacovoni e Luca La Torre.
A ciascuno dei partecipanti è stato chiesto di porsi come “cittadini attenti e urbani”, secondo un’accezione – spesso dimenticata del termine – da intendersi come invito a una relazione civile e corretta con gli altri e, soprattutto, con la città.

IL FUTURO, UN MIX TRA PRESENTE E PASSATO
Muovendo dal patrimonio iconografico della tradizione figurativa toscana e dalle istantanee scattate nei primi giorni di sopralluogo sul territorio, gli studenti hanno concepito un’immagine ipotetica del paesaggio urbano di San Giovanni Valdarno nel prossimo futuro; hanno lavorato su un collage di frammenti visivi, ai quali hanno sommato le proprie riflessioni sul destino della città, una questione che, come sempre, pone grandi interrogativi. Unico diktat: delineare il futuro limitandolo al connubio tra elementi del presente e rappresentazioni del passato, senza prevedere alcuna progettazione ex novo. Gli elaborati finali sono stati esposti, stampati in grande formato, sotto il portico del Palazzo d’Arnolfo, sede del Museo delle Terre Nuove. Come fondali per un set fotografico, hanno offerto ai cittadini la possibilità di prender parte al processo di riflessione attivato dal campus, mostrando loro un’evoluzione/involuzione del proprio borgo natio.
Non sono mancate le proposte volutamente provocatorie, come le panoramiche su piazza Cavour, dove si affaccia Palazzo d’Arnolfo, sommersa dalle acque dell’Arno o desertificata ad aurea vetrina di grandi brand della moda. Le prime reazioni degli improvvisati “modelli sangiovannesi” hanno coinciso con un incontrollato stupore e con un’indignazione nei confronti di chi avrebbe così esplicitamente “violentato” la loro realtà cittadina. Tuttavia, anche le reazioni più estremizzate hanno di fatto incoraggiato lo sviluppo di uno “scambio di vedute”, felicemente accolto dagli organizzatori, i quali hanno deciso di prolungare l’esposizione degli elaborati per le prossime settimane.

Irene Cristofori (Politecnico di Milano), Bagno Giovanni

Irene Cristofori (Politecnico di Milano), Bagno Giovanni

DIALOGHI URBANI
L’esperienza ha mostrato una delle modalità attraverso le quali la progettazione diviene compartecipazione e dialogo tra fruitori – assidui o occasionali – che, seppur accomunati dalla medesima incapacità di comprendere pienamente lo sviluppo urbano, non intendono rassegnarsi al mantenimento dello status quo. Giovani progettisti, architetti con significative esperienze all’attivo, cittadini anziani e nuove generazioni in aspirante stato di fuga sono tutti divenuti parte di un “cantiere dell’immaginario”, per aderire al quale è stata solo richiesta l’umiltà di guardarsi indietro. Il vero valore aggiunto di questa iniziativa va rintracciato nell’istituzione di un metodo estremamente raffinato nella sua leggerezza, da cui San Giovanni – a partire dal recupero dell’area dell’ex ospedale Alberti, cantiere in sospeso, collegato a una delle personalità architettoniche più discusse d’Italia – e in genere ogni contesto urbano in stato di autoanalisi, dovrebbe trarre spunto. Aspetto peculiare del progetto è l’aver gettato le fondamenta di un ponte tra il passato e il presente, che in sé contenga le caratteristiche proprie dell’aspirazione al futuro.
Nel complesso, l’iniziativa, a partire dal 12 febbraio, ha proposto una selezione di pellicole sul tema della cultura urbana contemporanea – tra cui Sacro GRA di Gianfranco Rosi – e si indirizza ora sugli incontri con specialisti. Dopo la conferenza Città Nuove, contemporanee tenuta il 5 marzo dall’urbanista Paolo Ceccarelli, è in programma l’intervento del geografo Franco Farinelli dal titolo Che cos’è (e cosa è stata e sarà) una città, in calendario il 12 marzo presso il Museo delle Terre Nuove.

Gabriele Cirami

www.museoterrenuove.it
www.casamasaccio.it

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