La parodia della quotidianità. Lorenzo Scotto di Luzio a Roma

Galleria T293, Roma – fino al 26 marzo 2016. L’artista napoletano inaugura, con la sua personale, la nuova sede della galleria a Roma. Un ex laboratorio industriale di 400 mq nell’area più quieta di Trastevere.

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Lorenzo Scotto di Luzio, Untitled, 2016 - photo Ilan Zarantonello, OKNO studio

Lorenzo Scotto di Luzio, Untitled, 2016 – photo Ilan Zarantonello, OKNO studio

Alti e snelli fantocci stilizzati, formati da barre di alluminio e palloni da basket, si presentano allo spettatore in un’azione drammatica: l’uno sta per infliggere un colpo d’arma all’altro, inginocchiato a implorare clemenza. Stick Man Kills Stick Man è una messa in scena che ammicca alle quotidiane esecuzioni. La mostra Basteln ­– “fare bricolage” – presenta i nuovi lavori di Lorenzo Scotto di Luzio (Napoli, 1972), nati dall’assemblaggio di oggetti, forme e materiali.
La serie dei ritratti è una parodia delle nostre condotte nel quotidiano. I volti sono oggetti sferici e ortaggi: faccine buffe, beffarde, espressive e goliardicamente caratterizzate.  Una denuncia di atteggiamenti beceri e meschini e di insulsi ideali alla quale la società erroneamente tende: desiderio di possesso, conflitto, decadimento. In un’opposizione netta tra forma e contenuto.

Martina Adami

Roma // fino al 26 marzo 2016
Lorenzo Scotto di Luzio – Basteln
T293
Via Ripense 6
06 88980475

[email protected]
www.t293.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/51357/lorenzo-scotto-di-luzio-basteln/

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  • Whitehouse Blog

    Lorenzo Scotto decisamente sotto tono, pitture che vorrebbero giocare ma senza riuscire a nascondere il fatto che si prendono troppo sul serio. Negli anni Lorenzo ha perso un sua certa temperatura, anche in questo caso potrebbe andare bene tutto e il contrario di tutto. Ancora una volta si perdono di vista i contenuti a favore di un presunto valore determinato dalle pubbliche relazioni. Ed ecco che le opere, con il loro prezzo arbitrario, non sono molto diverse dai titoli parmalat gonfiati arbitrariamente di valore a fine anni 90. La differenza è che il collezionista, diversamente dal risparmiatore parmalat, non protesterà mai per diverse ragioni:
    1) non vuole sembrare stupido e perdere in status
    2) protestando farebbe scendere ulteriormente il valore delle opere acquistate.
    Questa dinamica deprime e rende del tutto marginale il concetto di qualità. Ma è lo stesso gallerista che ci dice che non ci sono certezze di valore, lui però evidentemente le scelte di valore le ha fatte scegliendo di mostrare questo e non quello. Qualcosa non funziona.

    • .I.

      Caro cara e carino WhB

      Come sempre sei pronto a postare e criticare qualunque cosa o azione che e sotto il raggio della luce che brilla nei tuoi occhi, come ai parmalat.
      Di molte mostre che si svolgono ti accanisci solo ad alcune, non faresti meglio a parlare di chi ne vale la pena, a tuo giudizio,ma non farebbe tanta polemica. Anche se quello che dici negli anni ha person una certa temperatura, almeno non saresti così presente.
      Non fai niente di costruttivo, ma cerchi solo di mantenere un posto fisso , wiki citazione che ti piacciono tanto

      Ciao moscone!

      P.S.
      Bravo Lorenzo e buona fortuna! con la nuova gallerista.

      • Whitehouse Blog

        Niente di costruttivo? In 7 anni il mio blog ha presentato più di 20 progetti; abbiamo un progetto di divulgazione unico nel suo genere; decine di articoli su riviste specializzate; decine di approfondimenti su blog, facebook, twitter; una linea di opere come “maidu”; da un mese un blog su Huffington Post….per dire solo le cose principali. Lorenzo Scotto di Luzio a partire dalla macchina spara mozziconi, ha preso tante strade diverse…forse confuso dall’aria berlinese. Ora ripescato da T293. Ripeto, potrebbe andare bene tutto e il suo contrario di tutto. La T293 NON VENDE OPERE MA AUREA! Quale ruolo dell’artista? Non è forse questa “ikea evoluta”? Questa ironia dolce-amara non è stata abusta a sufficienza in questi anni? Io apprezzo artisti come Martin Creed, Tino Sehgal, Santiago Sierra che riescono a restituire un percorso coerente anche nella non coerenza. Le cui opere sono testimoni di modi, atteggiamenti e sensibilità di valore….Lorenzo Scotto fa i giochini, tante idee diverse in libertà, smart relativism…un relativismo che fanno in 10.000 artisti in giro per il mondo….capisco che sia difficile dire queste cose se sei amico dell’interessato, ma credo che serva dirlo prima di tutto per lo stesso Lorenzo. Poi fate come volete :)

        • christian caliandro

          magari ‘aura’. non ‘aurea’.

          • Whitehouse Blog

            Ahahahah ho trovato il modo di capire chi legge i componenti :)))

        • gino

          ma chi mai ti credi di essere…le tue sono parole in libertà, che fai articoli su riviste cool mi interessa poco, scrive chiunque si trova di passaggio. Da una forma digitale quella del commento, e se non sbaglio qualcuno l’ha chiamata l’era degli imbecilli, se stabilita anche dall’esigenza che qualcuno criticasse le cose direttamente.Ma anche tu ti sei fatto confondere dalla carta stampata.
          Fai vedere in concreto le tue teorie che cambieranno il mondo. A me stai sulle pale e non mi sembra che tu abbia veri argomenti, se non accanirti con alcuni ignorando una buona parte.

          • Whitehouse Blog

            Caro Gino, io credo che le parole e le opere in libertà siano in mostre come queste qui sopra. Sembra che io mi scagli contro tutti perché tutti nel sistema dell’arte contemporanea soffrono di una malattia: ossia l’ incapacità (e il disinteresse reale) di vedere le opere, di argomentare le opere, di individuare un valore condiviso dell’opera. Ma non mi limito a criticare, sono 7 anni che lavoro e propongo vie e percorsi alternativi, ma vengo sistematicamente ostracizzato da una serie di operatori che hanno paura di mettere in discussione se stessi e le proprie posizioni di potere. Non essendoci un publico veramente interessato ed appassionato viviamo una dittatura di cui non importa a nessuno. E i risultati in termini qualitativi sono sotto gli occhi di tutto.

          • Lino

            non è vero, in arte se uno è bravo sfonda

            se non lo è, è normale si crei la dittatura delle mezze calzette furbe rispetto a quelle non furbe

            una dittatura che di fronte al talento vero si sbriciola subito

          • Whitehouse Blog

            Caro Lino, dici in parte il vero. Ma nel campo della arte visive e del “sentire” come fare le differenze? Se mangio un piatto di Bottura, capisco che è buono (o meglio una larga fetta di persone lo capisce). Nel caso dell’arte la differenza tra un’opera buona e un’opera meno buona non è per nulla chiara. Vuoi sapere perché? Perché a nessuno interessa veramente, tanto meno agli artisti o ai galleristi che preferiscono prendere i soldi e scappare senza troppe giustificazioni. Non interessa ai direttori di museo, che non vengono pagati in base al gradimento (la cultura alta è difficile!!!!) e che preferiscono un pubblico zombie e preferibilmente di addetti ai lavori. Un pubblico attento e appassionati crea problemi. Ed ecco i musei del contemporaneo vuoti in italia con dati ballerini, forniti dagli stessi interessati. Come se i giornali potessero dichiarare le copie vendute decidendolo internamente e senza dare riscontri concreti.

          • Lino

            non è così, la verità è un’altra

            la verità è che l’arte visiva non può che essere portata avanti da grandi visionari
            perché abbisogna di grande, grandissimo talento
            e questo è giocoforza rarissimo

            gli altri sono epigoni, come è stato sempre

            quanto al fatto che non ci sia un codice per valutare la grandezza di un artista dico: e meno male!
            ma stai tranquillo che di fronte all’artista ragguardevole tutti improvvisamente vacillano, e spesso senza capire il perché

            il tuo sbraitare è simpatico ma diventa noioso perché non tiene conto dei presupposti stessi del fare arte

          • Whitehouse Blog

            Fammi un esempio di talento davanti cui vacillare.
            Non ho parlato di un codice (!) ma di argomentare criticamente un’opera, le luci e le ombre. La platea dell’arte in Italia è fatta in massima parte da artisti e addetti ai lavori. C’è un problema di alfabetizzazione.

          • Lino

            ma che domanda è?
            ti ho appena detto che quando ne arriva uno vacillano pure i muri delle gallerie, vedi intorno a te qualcosa del genere?
            non ascolti evidentemente

            e poi alfabetizzare su cosa? l’arte contemporanea concerne il futuro
            ci si alfabetizza su ciò che è stato, non su ciò che propone visioni da ciò che sarà
            l’alfabetizzazione può riguardare l’arte storica, stop

          • Whitehouse Blog

            Non sono d’accordo. Alfabetizzare significa allenare e sperimentare un certo alfabeto che poi serve a leggere presente, futuro e passato. Questa visione dell’artista che fa tremare i muri mi sembra abbastanza anacronistica e non aderente al vero. Anche una carezza può avere valore, ma sarebbe la critica che deve rapportare la carezza al contesto, alle intenzioni dell’artista (altre opere, bio, titolo, materiali, ecc) e all’opera in sé. Poi servirebbe qualcuno capace di divulgare, interessare ed appassionare un pubblico, che non siano i soliti 4 addetti ai lavori e sedicenti artisti. Anche questo commentario tende ad essere il circolo degli scacchi. Il contemporaneo, per colpa e volontà, è un rimosso dal dibattito pubblico, io da pochi giorni sto tenendo un blog su Huffington Post ma solo sono solo una goccia nel mare.

          • Lino

            certo che ci sono carezze che fanno tremare i muri
            marò a questo siamo

          • Lino

            amico mio,
            l’arte discende dal genio, costitutivamente

            quindi cosa vuoi alfabetizzare?
            piuttosto bisogna insegnare la storia (dell’arte), quello sì!
            anche di quella “contemporanea”!

            – ehi quando parlo di genio parlo in senso tecnico, non romantico
            (sempre meglio puntualizzare! sempre meglio parlare come all’asilo!)

            pensaci: se non fosse così si chiamerebbe artigianato, non arte!

            se non parti da questo fatto giri sempre a vuoto parlando d’arte

          • giorgio

            molto artigianato è stato infatti elevato ad arte, mah ancora con questo genio. molti artisti stra-quotati sono insulsi, sono solo rispondenti all’estetica che il loro tempo richiede, dettata da queii 2-3 che ogni secolo la modificano secondo intuizioni “quantistiche”.

          • Lino

            appunto, non hanno genio
            sono artigiani, ci pensa la storia poi a farli fuori

      • Ippo

        ALMENO UNO C’E’ CHE CRITICA

  • artriste

    Dopo Stampone anche Luzi pare molto pubblicitario, saranno i tempi buii