Ecologia oltre il Muro. A Torino

PAV, Torino – fino al 26 giugno 2016. Un’analisi polifonica delle pratiche artistiche che hanno anticipato una visione ecologica negli Anni Sessanta e Settanta, oltre il Muro di Berlino. In risposta a una domanda cruciale: quali sono le potenzialità ecologiche del concetto?

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Imre Bukta, Rape–Lodge, 1976 - ourtesy dell’artista e Galleria Godot, Budapest

Imre Bukta, Rape–Lodge, 1976 – ourtesy dell’artista e Galleria Godot, Budapest

ECOLOGIA E POLITICA
Come nella precedente mostra sugli spunti pre-ecologici italiani, sempre a cura di Marco Scotini, le visioni proposte dalla nuova esposizione al PAV di Torino sono molto diverse da quelle della coeva Land Art statunitense. Le ricerche presentate si oppongono a una generalizzazione del progresso industriale, osservando nel socialismo la prosecuzione dei rapporti di forza del capitalismo. Rivendicano il valore della singolarità di quell’organismo, di quel rifiuto, di quella fattoria, di quel preciso spazio con un’ironia che svela in modo sottile le contraddizioni insite nel sistema di sfruttamento e inquinamento ambientale. Il punto di vista politico dell’artista è sempre contestualizzato in modo che la critica non pecchi di generalizzazione come il suo oggetto.

IL RUOLO DELL’ARTE
All’ingresso della mostra l’artista-agronomo Imre Bukta riflette sulla collettivizzazione del settore agricolo in Ungheria a partire dalla fattoria dei suoi nonni, ribaltando nel suo punto vista il rapporto tra specie, alto e basso, dentro e fuori. Nelle fotografie di Petr Štembera, nei land poems di Jiří Valoch e nelle sperimentazioni di Pécsi Műhely, la critica avviene attraverso il posizionamento del corpo in relazione all’albero e al territorio: quel singolo albero diventa imprescindibile per poter concettualizzare una visione ecologica del mondo attraverso l’azione.
Nella documentazione delle performance o sculture collettive di Zorka Ságlová e Ana Lupas c’è una reinterpretazione della storia folkloristica, intesa come storia di uno spazio in cui si annida un potenziale esplosivo o ironicamente oppositivo. Stano Filko gioca con una rigorosa e immaginifica enfasi, ideando ingegnose strutture idriche. Peter Bartoš indaga le possibilità di una cultura biologica nelle specie animali non umane, attraverso il disegno.

Peter Bartoš, Project for a Zoological Park (dettaglio), tardi anni '60 - courtesy dell’artista e AMT_project, Bratislava-Milano

Peter Bartoš, Project for a Zoological Park (dettaglio), tardi anni ’60 – courtesy dell’artista e AMT_project, Bratislava-Milano

UNO SGUARDO ALLA CITTÀ
L’analisi urbana si muove anch’essa all’interno di un pensiero ecologico nei lavori di Rudolf Sikora, che propone una simbolica via di uscita dalla città.  Il Gruppo OHO porta elementi naturali nello spazio espositivo, citati in un reenactment all’interno del cortile del PAV, mentre il Gruppo TOK individua pionieristicamente in quegli anni il significato politico ed ecologico dei rifiuti.

Clara Madaro

Torino // fino al 26 giugno 2016
EcologEAST. Arte e Natura al di là del Muro
a cura di Marco Scotini

artisti: Peter Bartoš, Imre Bukta, Stano Filko, Ana Lupas, Teresa Murak, Gruppo OHO, Pécsi Műhely, Zorka Ságlová, Rudolf Sikora, Petr Štembera, Gruppo TOK, Jiří Valoch
PAV
Via Giordano Bruno 31
011 3182235
[email protected]
www.parcoartevivente.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/52268/ecologeast/

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