Answer Me. Anri Sala a New York

New Museum, New York – fino al 10 aprile 2016 La prima volta di Anri Sala nella Grande Mela. Fra video e installazioni, una coinvolgente presentazione della poetica contemporanea dell’artista albanese.

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André Vida dialoga con Long Sorrow di Anri Sala – New Museum, New York City 2016

André Vida dialoga con Long Sorrow di Anri Sala – New Museum, New York City 2016

VIDEO E MUSICA
Answer Me, presso il New Museum di New York, è la prima esposizione delle opere di Anri Sala (Tirana, 1974) negli Stati Uniti. L’artista di origine albanese predilige il video come mezzo espressivo, sviluppando una poetica imperniata sugli andamenti del suono, del tempo, dell’architettura e della storia.
I piani dedicati alla mostra offrono un’articolata polifonia; il suono eccellente satura gli spazi e il tempo musicale si accavalla a quello storico. Da principio le note di Verklarte Nacht di Arnold Schönberg (compositore ebreo ripudiato dal regime nazista), in The Present Moment (in B-flat) e The Present Moment (in D) (2014), iniziano come unità per poi frammentarsi e rincorrersi fra loro, mentre i video ritraggono i musicisti da camera mentre eseguono i brani negli austeri ambienti della Casa delle Arti di Monaco, che accoglieva solo l’arte approvata dal regime. Lo spazio del visitatore diviene lo spazio dell’esecuzione e la memoria storica si riverbera nel presente.

Anri Sala, Still life in the Doldrums (d’apres Cezanne), 2015 - photo Eleonora Angela Maria Ignazzi

Anri Sala, Still life in the Doldrums (d’apres Cezanne), 2015 – photo Eleonora Angela Maria Ignazzi

ARCHITETTURA E SUONO
Le correlazioni fra architettura e suono continuano a essere esplorate nei video che occupano il terzo piano. Long sorrow (2005) e Answer Me (2008) sono la traslazione in musica del rapporto fra esecutore ed architettura. Nel primo, Jemeel Mondoc esegue un talentuoso lamento free-jazz da una delle finestre del lungo blocco abitativo modernista di Berlino, mentre in Answer Me percussioni feroci tuonano in cupole geodetiche oramai in desolato e spettrale abbandono.
Le rovine Maya e un moderno grattacielo di Città del Messico fanno da sfondo a Tlatelolco Clash (2011), dove anziani musicisti riproducono con un organetto meccanico il brano Should I stay or Should I Go?, il quale riecheggia anche in The Clash (2010), sullo sfondo di una desolata zona di Bordeaux, in passato glorioso ritrovo della scena punk. Lo stesso piano ospita Dammi i Colori, girato all’inizio degli Anni Zero dall’interno di un’automobile mentre attraversa una Tirana devastata dalla guerra. Edi Rama, sindaco della capitale albanese e amico di Sala, accompagna l’artista nelle riprese, spiegando i motivi che lo hanno spinto a far dipingere i palazzi della città in blocchi di colori sgargianti. Così l’arte diviene esplicitamente organica in un contesto urbano in faticosa rinascita.

Anri Sala, Unravel, 2013 – still da video - photo Eleonora Angela Maria Ignazzi

Anri Sala, Unravel, 2013 – still da video – photo Eleonora Angela Maria Ignazzi

RAVEL SECONDO SALA
Infine, all’ultimo piano, trova posto il magistrale Ravel Ravel (2013). In una stanza buia e anecoica, interamente rivestita da protuberante spugna grigia, due musicisti eseguono, in tempi diversi, il brano di Ravel per sola mano sinistra. Le note si rincorrono e accavallano in un turbine melodico senza pause che satura l’intero spazio, per poi distendersi e sincronizzarsi fra le mani della dj Chloé Thévenin nelle camere candide e pure di Unravel (2013).
Anri Sala unisce sapientemente nelle sue opere la complessità dello scorrere del tempo, la necessaria riflessione sulla storia e la polivalenza delle architetture, che sanno farsi protagoniste, strumenti musicali e monumenti del passato.

Eleonora Angela Maria Ignazzi

New York // fino al 10 aprile 2016
Anri Sala – Answer Me
a cura di Massimiliano Gioni, Margot Norton e Natalie Bell
Catalogo Phaidon
NEW MUSEUM
235 Bowery
+1 (0)212 2191222
[email protected]
www.newmuseum.org

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