Ricomincio da me: Rossella Jardini

Musa, amica, compagna di lavoro di Franco Moschino, dopo la sua morte Rossella Jardini ha diretto per vent'anni la maison. Una vita all’insegna della moda e per la moda. E ora riparte con una collezione a suo nome.

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collezione Rossella Jardini

collezione Rossella Jardini

Nel grande appartamento milanese dei primi del Novecento, stili e colori si fondono in un’armonia calda e luminosa: il verde salvia delle pareti della sala da pranzo si sposa stranamente bene con il rosso del grande lampadario Venini Anni Cinquanta, pezzi di Fornasetti dialogano con elementi ultramoderni, così come volute barocche con il design di Gio Ponti. Solo chi come Rossella Jardini ha grande esperienza di stile riesce a dominare colori e fogge, epoche e fatture così diverse tra loro.
Con la sua disarmante dolcezza e ironia mi dice, prima di raccontarmi il suo ultimo progetto: “Non ho mai conosciuto nessuno più elegante di me”. È una collezione tutta sua, che porta il suo nome, nata dall’incontro con due giovani creativi a cui è molto affezionata, Fabrizio Talia e Carlotta Bitossi. “Dopo aver lavorato sei mesi da Missoni, ho capito che, essendo abituata a fare tutto da me, dovevo intraprendere un progetto mio”. Mentre fervono i preparativi per la prima presentazione della collezione a Milano a febbraio, Rossella mi racconta le impressioni sulla prima uscita: “È piaciuta molto e abbiamo già diversi clienti in tutto il mondo. C’è grande armonia e felicità tra me, Fabrizio e Carlotta, ci siamo molto divertiti e abbiamo riso molto. Questo è importante”.

Rossella Jardini

Rossella Jardini

La collezione ha personalità e carattere, con un’idea di eleganza classica e senza tempo che non segue i trend. I colori sono netti e pastosi: rosso, bianco, oro, nero, turchese. Le forme e i tagli dei capispalla e delle camicie, costruite con geometrie e rouche, rievocano memorie di Cristobal Balenciaga e Yves Saint Laurent, riviste però con ironia e disinvoltura. Le stampe hanno un carattere allegro di certi immaginari Anni Cinquanta e Sessanta, mentre alcuni motivi su bianco e nero si ispirano alle cuciture delle scarpe brogue da uomo. I tessuti sono leggeri ma strutturati: popeline, seta e crêpes de chine.
Per anni da Moschino ho cercato di fare quello che avrebbe fatto Franco, e dopo la sua morte sono andata avanti sulla sua scia. Avevo un’eredità da rispettare. Per la mia collezione ho cercato di fare quello che piace davvero a me. La moda fatta dalle donne pensa di più alle donne, perché ci immedesimiamo rispetto a quello che ci può stare meglio o peggio”. Aspettiamo che Rossella ci stupisca ancora con il prossimo capitolo della sua nuova storia.

Alessio de’ Navasques

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #29

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