Lowline: un underground garden per New York

La città di New York, con la sua densità costruita da record, riesce a offrire un nuovo e riuscito esempio di tecnologia al servizio dello spazio pubblico. Il landscape design ha già superato la barriera della verticalità e colonizzato tracciati sopraelevati come quello della High Line. E oggi, grazie a James Ramsey di raad studio e al co-fondatore del progetto Dan Barasch, trova terreno fertile anche nei sotterranei della Grande Mela.

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The Lowline, New York

The Lowline, New York

Una versione moderna dei giardini idilliaci crescerà sotto i piedi degli abitanti del Lower East Side di Manhattan. Lo scorso 16 ottobre è stato inaugurato il Lowline Lab, prototipo in scala 1:1 del primo underground garden: the Lowline. Realizzato in un magazzino abbandonato, il Lowline Lab sperimenterà fino a marzo lo sviluppo, attraverso i mutamenti stagionali, della vegetazione piantata nell’hortus conclusus che già migliaia di persone hanno avuto modo di visitare.
La chiave del progetto risiede innanzitutto nei suoi creatori. Dan Barasch, americano con origini nostrane, sin dalla sua formazione, dall’Unicef a Google, ha registrato l’incoerenza del quartiere dove la sua famiglia si è trasferita quando immigrò dall’Italia (ragionamento di fatto estendibile a tutta la città): se a New York City due terzi dello spazio verde sarebbero da considerarsi servizio per gli abitanti, nel Lower East Side questo rapporto si riduce a un decimo.
James Ramsey invece, prima di fondare raad studio nel 2004, aveva studiato la struttura delle cattedrali in Europa, per poi tornare negli Stati Uniti come ingegnere della NASA, sviluppando la convinzione che la progettazione debba rispondere alla funzionalità, al rispetto delle tradizioni e all’everyday living. Fu lui, qualche anno fa, a riscoprire la stazione dei tram di Williamsburg Bridge, aperta nel 1908 e chiusa quarant’anni dopo a causa della lenta dismissione di questo sistema di trasporto. E fu lui a far sì che il cielo si aprisse artificialmente nella grande “stanza ritrovata”, inventando il remote skylight.

The Lowline, New York

The Lowline, New York

Ma in che cosa consiste, dunque, la Lowline? Al di sotto di Delacey Street, per un’estensione di più di 4.000 mq e in un affascinante reperto di archeologia architettonica, si aprirà sulle teste dei visitatori una cupola solare dalla struttura geometrica in grado di adattarsi come un tessuto alla scansione ritmica dei pilastri che sostengono il soffitto voltato originale. In questa pelle si apriranno a loro volta gruppi di sei bocchette, a quali corrisponderà in superficie la tecnologia solare disegnata da Ramsey: collettori parabolici di luce dotati di un sistema in grado di tracciare il percorso del sole lungo i mesi, che canalizzano la luce tramite tubature in fibra ottica (helio tubes) oltre il suolo, underground.
Ciò che rende formidabile questa tecnologia è la sua capacità di garantire la crescita di molte varietà di piante pensate per il ricco giardino, poiché in grado di fornirgli l’illuminazione necessaria alla fotosintesi clorofilliana. Di necessità, virtù.

Flavia Chiavaroli

www.thelowline.org

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #28

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