Morte, parole e fotografie. Un libro scioccante

Ci ha ormai abituato a non abituarci, Gabriele Tinti. Con libri che riescono sempre a guardare le cose da un angolo visivo particolare, non scontato, mescolando esperienze diverse. Questa volta il tema è il suicidio. Tra le ultime parole di chi fa una scelta estrema e le fotografie della serie “The Morgue” di Andres Serrano.

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Andres Serrano, Rat Poison Suicide II, 1992

Andres Serrano, Rat Poison Suicide II, 1992

ALL’OBITORIO CON ANDRES SERRANO
Last Words è una raccolta di found poems. Il disegno concettuale che la presiede è drammatico: restituire il lirismo degli istanti ultimi.
Con questo obiettivo Gabriele Tinti ha composto in una collettanea, in un unico, lungo, doloroso, commovente, poema della realtà, le ultime parole di persone comuni che hanno scelto di suicidarsi. Parole organizzate dall’autore in forma di epitaffio collettivo e riportate fedelmente, senza alcuna modifica di sorta, privandole cosi di qualsivoglia patetico tentativo d’immedesimazione, di finzione, di artificiosità letteraria.
Letali, terribili, lucide, scritte come urlo, come grido, in serenità, con consapevolezza, in pace. Sono parole che contengono tutta la complessità terribile della vita. Nel loro essere ultime, conclusione d’ogni comunicazione, d’ogni slancio vitale, testimoniano la più autentica difficoltà dell’esser uomini.
Il libro contiene i saggi di Derrick de Kerchove e Umberto Curi ed è arricchito dalle immagini di morti per suicidio di Andres Serrano tratte dalla serie The Morgue. Di seguito potete leggerne un estratto.

RIFLESSIONI INTORNO AL SUICIDIO
In Last words mi aggiro nel cimitero di coloro che non hanno resistito fino all’ultimo. Coloro ai quali il modo di vivere questo “ultimo” lo hanno deciso, al di là del bene e del male, da sé. Uomini arrivati a pensare il suicidio nella maniera e con le motivazioni più disparate. Chi per amore, chi per solitudine, chi come atto di estrema consapevolezza, chi per una vita insoddisfatta, chi in seguito ad una profonda depressione o per un eccesso di lucidità, chi per essere irrimediabilmente uscito da quello stato di ebrezza che è la vita, chi per voler essere finalmente qualcuno.
Ciò che ne viene fuori è una rappresentazione dell’esperienza della morte che tutte queste persone hanno fatto nel mentre la comunicavano. Esperienza che è altra cosa dal morire fisico. “Quando cominciò il dolore e il soffocamento pensò che non era ancora la morte. La morte non faceva male. Era la vita con i suoi spasimi, con le sue terribili sensazioni” (Jack London, Martin Eden, Garzanti, Milano 1989, pp. 381-382).
Esperienze di vite serve e senza speranza, di vite dolenti, dolorose via crucis ma anche di percorsi consapevoli, liberati verso la fine. Perché ognuno ha il proprio modo di proferire il cruciale sì alla morte.
[…]

Gabriele Tinti - Last Words - Skira

Gabriele Tinti – Last Words – Skira

Tanti atti innaturali i loro? Sicuramente tanti atti contro. Contro la decomposizione progressiva del corpo. Contro il nemico, la malattia, un incidente, i cattivi incontri. Contro la casualità. Contro la fine che ci viene a giungere esterna a noi. Contro Dio e la Società. Contro la propria lenta, inesorabile, decadenza.
Tutto, in fondo, si riduce alla paura della morte” (Emil Cioran, Al culmine della disperazione, Adelphi, Milano 1998, p. 39). Ed è per questo che per imparare a vivere si dovrebbe prima “imparare a morire” (Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano 1983, pp. 84-85.). L’uomo può esser privato d’ogni cosa ma nessuno può privarlo della libertà di uccidersi. Pure “la morte non è ancora una festa” (ibid., p. 84). “Gli uomini non hanno imparato come si consacrano le feste più belle” (ibid., p. 84). Affinché si sia davvero liberi “per la morte” e liberi “nella morte” bisogna essere saggi capaci di dire “di no, quando non è più tempo di sì” (ibid., p. 86). Per un morire in cui arda ancora “il vostro spirito e la vostra virtù” (ibid., p. 86).
Perché è certo che l’uomo ha sempre la porta aperta – “patet exitus” (Seneca, De providentia, BUR, Milano 2013, p. 139.) e la morte sempre a portata di mano così come è certo che la morte, con la sua gravità e severità, ci appartiene “fin dal nostro primo concepimento” (Ludwig Feuerbach, La morte e l’immortalità, Carabba Editore, Lanciano 2009, p. 29). Essa “sorge dal profondo stesso del nostro individuo, dalla nostra essenza” (ibid., p. 29). “In proximo mors est”, la morte è nelle vicinanze, è immanente alla vita, ci ammonisce Seneca (op. cit., p. 143.). “Se non volete lottare, è possibile fuggire” (ibid., p. 139).  D’altronde “la Legge eterna non ha fatto niente di meglio di questo: ci ha dato un solo modo per entrare nella vita, ma molte possibilità di uscirne” (Seneca, Lettere a Lucilio. Considerazioni sul suicidio, libro VIII, lettera 70: “Nihil melius aeterna lex fecit quam quod unum introitum nobis ad vitam dedit, exitus multos”).

Andres Serrano, Suicide by Hanging, 1992

Andres Serrano, Suicide by Hanging, 1992

ALCUNE “LAST WORDS”

Non ho più il controllo
di niente
nella mia vita.
Sto andando a pezzi.
Cerco di guardare la TV
ma non so neppure
che cosa sto guardando.
È così triste qui.
Voglio dormire
ma il sonno non arriva.

Sono così stanco di far del male
e di essere solo.
Continuo a pensare
alle pillole nell’armadietto
ma ho paura.
Ho pianto talmente tanto
che mi fa male la testa,
ma se prendo qualcosa per il dolore
ho paura di non riuscire a fermarmi.
E io vorrei fermarmi.

Ci ho provato.
Nessuno mi ha ascoltato.
Non c’è più speranza.
Sono così depresso
e so che non ne verrò fuori.
Devo farla finita.
Perché aspettare?
Questa vita si schianterà domani!
E sarà un evento spettacolare.
È il mio ultimo giorno.
Non ho paura di morire!

Stai diventando impaziente.
Conto alla rovescia per 45 minuti…
Che cosa dovrei fare in questi 45 minuti?
Rilassati, non farà male.
Comportati da adulto.
È tempo.
Fine.

Gabriele Tinti

Gabriele Tinti – Last Words
Skira, Milano 2015
Pagg. 104, € 17
ISBN 978885722424
www.skira.net
www.gabrieletinti.com

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