Le “stanze” di Yona Friedman. Secondo Manuel Orazi

Il 22 marzo la libreria verso libri di Milano ospiterà la presentazione di “The Dilution of Architecture”, opera visionaria dell’architetto, urbanista e artista franco-ungherese Yona Friedman. In previsione di quel dialogo tra Stefano Boeri, Marco De Michelis e Manuel Orazi, coautore del libro, Marco Petroni introduce il volume edito da Park Books.

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Extensions to the Georges Pompidou Center, Paris, 2008. © Yona Friedman, courtesy Manuel Orazi

Extensions to the Georges Pompidou Center, Paris, 2008. © Yona Friedman, courtesy Manuel Orazi

UN LIBRO-DOCUMENTO
Nel 2007 l’artista francese Camille Henrot realizza Spatial, un video che documenta la quotidianità dell’atelier di Yona Friedman (Budapest, 1923). Attraverso lo sguardo in soggettiva di Baltkis, il cane di Friedman, l’artista compone e struttura un’esperienza perturbante fatta di curiosi dettagli che popolano lo studio, elementi che nella loro accumulazione restituiscono la spinta utopica della poetica visionaria dell’architetto/artista. Proprio con una sequenza di immagini fotografiche dello studio/appartamento in Boulevard Garibaldi a Parigi, si apre il denso e documentato volume The Dilution of Architecture di Yona Friedman e Manuel Orazi, a cura di Nader Seraj.
Edito dalla casa editrice svizzera Park Books, il libro raccoglie un insieme composito di disegni, materiali fotografici, testi e saggi che testimoniano l’ampia creazione di “stanze”, di mondi suggeriti nel corso di cinquant’anni dal fertile immaginario di Yona Friedman. Approcciarsi all’universo stratificato di una delle figure più interessanti del panorama culturale del nostro tempo richiede grande conoscenza e capacità di analizzare le trame di un pensiero attorno allo spazio inteso come dispositivo di conoscenza relazionale e umana.

Yona Friedman – The Dilution of Architecture – Park Books

Yona Friedman – The Dilution of Architecture – Park Books

FRIEDMAN SECONDO AGAMBEN E TSCHUMI
Consapevole di questa condizione immateriale e fortemente calata nel sociale, Manuel Orazi sceglie una chiave filosofica per aprire alla comprensione della smaterializzazione dell’architettura operata nel suo lavoro da Friedman, indicando, sin da subito, un primo riferimento in Giorgio Agamben. È il saggio giovanile del filosofo italiano Stanze, La parola e il fantasma nella cultura occidentale (1977) a offrire a Orazi la possibilità di trovare una similitudine tra la stanza intesa come strofa, frammento poetico ripreso dalla poesia trecentesca, e il cuore pulsante del lavoro di Friedman. Una scelta che sembra legittimata e condivisa con Bernard Tschumi, il quale, intervistato a New York dall’autore, alla domanda se Friedman debba essere considerato un utopista sognatore, risponde che non è assolutamente così: anzi, egli è un poeta che afferma cose semplici e chiare, mentre tutti cercano di rendere il progetto qualcosa di molto complicato e oscuro. Nelle 600 pagine del volume, l’autore, con riferimenti storici documentati e una ricca bibliografia critica di riferimento, opera alla ricerca di indizi che confermino la “realizzabilità” e la semplificazione delle visioni di Friedman, accompagnandoci nella scoperta mai banale di riflessioni attorno allo spazio e alle sue declinazioni.

Stages in the development of housing forms, from 1958. © Yona Friedman, courtesy Marianne Homiridis

Stages in the development of housing forms, from 1958. © Yona Friedman, courtesy Marianne Homiridis

TRA ARCHITETTURA E INFORMAZIONE
A partire dalla formazione ungherese e dalla successiva proposta del “Groupe d’etudes d’architecture mobile” del 1958, Orazi connette la pratica progettuale e concettuale di Friedman ai fermenti della cultura architettonica mondiale, riportando con attenzione filologica le posizioni dei vari protagonisti. Ne emerge una sintetica controstoria del progetto, con al centro le sollecitazioni critiche provenienti dall’universo friedmaniano. Il capitolo dedicato ai fermenti metabolisti (1964: the year of the megastructure) è emblematico della chiarezza e capacità dell’autore di gestire posizioni contrastanti e ricondurle, sin dalle prime battute, al riconoscimento della paternità di Friedman, anche su questo tema. È, infatti, L’architecture mobile a indicare un concetto di società inteso come una forma in continua evoluzione alla quale l’architettura deve fornire gli strumenti per accompagnare questo naturale processo evolutivo. Friedman suggerisce una visione che sarà declinata e sfruttata con derive tecnologiche non proprio in linea con il processo di smaterializzazione dell’architettura. E’ illuminante per la sua attualità e radicalità il capitolo dedicato alla relazione tra informazione e progetto (graph theory and the diagram) in cui Orazi connette la visione politica di Friedman alle speculazioni più recenti legate al tema della gestione del Big Data. “L’informazione” – afferma Yona Friedman – “è sicuramente un atto politico e la sola forma di governo in cui senza la partecipazione e condivisione degli abitanti del pianeta non c’è progetto possibile”. The Dilution of Architecture è un prezioso documento da analizzare e leggere con attenzione per la ricchezza degli spunti di riflessione e il rigore storiografico con cui è sviluppato.

Marco Petroni

Yona Friedman & Manuel Orazi – The Dilution of Architecture
Park Books, Zurigo 2015
Pagg. 582, € 48
ISBN 9783906027685
www.park-books.com

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