Come vanno le vendite alle fiere di New York? Molto bene, pare, anche alle gallerie italiane. Ecco il primo giro di rumors

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Marianne Boesky, Split Star di Frank Stella

Marianne Boesky, Split Star di Frank Stella

Se sulla scena newyorkese delle fiere d’arte si affollano i dubbi circa la sempre più accesa rivalità fra Armory e Frieze, che dal prossimo anno sarà “rafforzata” anche dall’affiancamento della debuttante – negli USA – Tefaf, pochi sembrano invece i dubbi sulla invariata ricchezza del mercato. Questo almeno sembra di poter dedurre dai primi romors circa le vendite dei primi giorni, che abbiamo sintetizzato spulciando in giro per la rete e che sembrano confermare un segno largamente positivo.
Colpo grosso quello di Marianne Boesky, che pare abbia registrato il sold out del proprio stand, vendendo fra l’altro Split Star (2015) di Frank Stella per 850mila dollari. Ottimismo anche in casa Eva Presenhuber (Zurigo), dove ad esser piazzata sarebbe una scultura di Ugo Rondinone per $350mila, stessa cifra ottenuta da Thaddaeus Ropac per Rocket di Richard Artschwager. Sprüth Magers avrebbe risposto vendendo M S40-2947 (2010), grande scultura di Sterling Ruby, per $200mila, Daniel Templon con un Kehinde Wiley per $250mila, oltre a diverse opere di Chiharu Shiota.
Buone notizie anche dalle gallerie italiane impegnate nella Grande Mela: Mazzoleni registrerebbe vendite che vanno da 40mila dollari per Nunzio fino a 700mila per Alberto Burri, Cardi pare abbia piazzato tre opere di Pino Pinelli fra i 30 e gli 85mila dollari, P420 avrebbe avuto molto successo con Irma Blank, di cui avrebbe venduto Radical Writings, Exercitium, 26-4-88, per $22mila a un collezionista californiano, e Ur-schrift ovvero Avant-testo, 30-9-2000, per $35mila a un collezionista di Miami.

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