Come sarà la Biennale d’arte di Venezia del 2017 firmata Christine Macel? Qualche (timida) risposta nell’intervista a La Lettura del Corriere della Sera

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Christine Macel

Christine Macel

Piaccia o non piaccia, La Lettura – l’allegato domenicale del Corriere della Sera – si impone sempre più saldamente fra i competitors del suo ambito, per autorevolezza e dinamismo nell’essere sul punto al momento giusto. Per restare al settore arte, giusto un mese fa uscì con una imperdibile intervista a Jasper Johns, forse il più importante artista vivente, che da oltre 20 anni se ne viveva ritirato nella sua tenuta del Connecticut, con solo rarissime occasioni di socialità e di presenza pubblica. Oggi si replica con un’altrettanto attesa intervista a Christine Macel, la curatrice francese che nel 2017 dirigerà la Biennale d’arte di Venezia numero 57: che dalla sua nomina tutti – Artribune compresa, ammettiamo – cercavano di interrogare, finora senza successo. La lettura dell’intervista, in verità, candida l’allegato del Corriere ad un altro primato: quello dei venditori di aria, visto che a fronte di grandi annunci e titoli ammiccanti, la Macel della sua Biennale a Stefano Bucci ha detto ben poco, per non dire nulla. “Troppo presto per dirlo, c’è ancora più di un anno, inizierò a lavorarci sul serio da settembre, ma ho già qualche buona idea in testa”: questo quanto ottenuto strettamente in tema, durante il caffè concesso al Café Costes. “Vorrei che si stabilisse un dialogo costruttivo con i visitatori, che uscissero con qualche dubbio e con molte certezze. Il compito di un curatore è rendere comprensibili i significati nascosti dell’arte, anche utilizzando l’allestimento”.

ARTISTE? “DIPENDE DA QUELLO CHE AVRANNO DA DIRE, ESATTAMENTE COME GLI UOMINI”
Ma ovviamente, nel colloquio che ha spaziato per un ampio raggio di argomenti, qualche indicazione “indiretta” è arrivata: sorpresa della nomina? “Avranno visto il mio lavoro al Padiglione francese nel 2013 con Anri Sala, o quello nel 2007 per il Padiglione belga con Eric Duyckaerts”. Il suo approccio, nelle scelte? “Per me non fa alcuna differenza occuparmi di un nuovo o di un vecchio artista, di uno famoso o di uno sconosciuto, di uno scultore o di un performer, di un uomo o di una donna: quello che conta è che abbia la giusta prospettiva”. Un occhio particolare per le artiste? “Dipende da quello che avranno da dire, esattamente come gli uomini”. Nessuna rivendicazione di genere, con buona pace della nostra “presidenta” Boldrini: all’intervistatore che la chiama “curatrice”, tiene a precisare: “va bene anche curatore”. Ma il segnale più forte, che emerge in vari passaggi, è la passione di Christine Macel per la danza: al Beaubourg va in scena Work / Travail / Arbeid della coreografa fiamminga Anne Teresa De Keersmaeker. “Una mostra-performance-balletto-scultura vivente che qui è durata nove settimane e che sembra reinventarsi a ogni cambio di protagonista (ballerini, musicisti, cantanti, attori) sulla scena, in pratica ogni cinque-dieci minuti. Il pubblico è invitato a sedersi per terra e a rimanere dove vuole e per quanto tempo desidera: è quello che fa Christine”, prima di rientrare in ufficio.

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  • Leo

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