Chi fa il Padiglione Francese alla Biennale di Architettura di Venezia? Obras-Frédéric Bonnet e il Collettivo AJAP14. Ecco i prescelti

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Frédéric Bonnet

Frédéric Bonnet

Dopo la Russia e il Portogallo, prosegue l’avvicinamento alla prossima Biennale di Architettura di Venezia. Nouvelles Richesses?, selezionato a seguito dell’invito lanciato dall’Istituto francese, dal Ministero degli Affari Esteri e dello Sviluppo insieme al Ministero della Cultura e della Comunicazione, porta la firma di Obras-Frédéric Bonnet e del Collettivo AJAP14. Si tratta dunque di una grande varietà di professionisti – architetti, urbanisti, fotografi, copywriter, registi, studenti – uniti e capaci di apportare, grazie ad uno sguardo più ampio, un contributo multidisciplinare al dibattito proposto dalla mostra internazionale. Creare condizioni di vita e ambienti di qualità per tutti, preservando quello che già esiste, ma anche lavorare per abbattere frontiere, fisiche ed ideologiche, è al centro della lettura semantica del tema. Il progetto infatti mostra le potenzialità dei luoghi, la vitalità dell’architettura francese, la capacità di rispondere ai problemi, non attraverso realizzazioni emblematiche ma valorizzando l’architettura della vita di ogni giorno, al servizio di tutti. Punta inoltre ad attribuendo ai progettisti il ruolo di testimoni impegnati nella trasformazione del territorio, assieme anche ad altri attori attivamente coinvolti. “Alcuni successi che meritano di essere raccontati” – aveva ribadito anche durante la presentazione del mese scorso Aravena – “casi esemplari che vale la pena condividere e in cui l’architettura ha fatto, sta facendo e farà la differenza per queste battaglie e per queste frontiere“.

UN PADIGLIONE CON DUE SEZIONI PRINCIPALI E UN CATALOGO SPECIALE
Per allestire il progetto, l’equipe ha pensato ad un impianto in due grandi parti. La sala centrale raccoglie progetti e fotografie selezionate dal Collettivo France(s) Territoire Liquide; qui sono presentate situazioni ordinarie, trasformate da un intervento architettonico: è la “banalità accentuata”. Le sale periferiche invece declinano tre temi trasversali, riproducendo le sperimentazioni e i cambiamenti in atto: l’ambiente sociale come base del progetto di architettura; le filiere costruttive, il know-how. Il catalogo stesso prende la forma di un libro-oggetto, un carnet di viaggio che fornisce un inventario della trasformazione del quotidiano operata dall’architettura (sarò pubblicato dalla casa editrice Fourre-Tout, Liegi, Belgio).

Giulia Mura

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