Come lo spazio influenza l’artista: l’esempio di Van Gogh, Mondrian e Matta-Clark

Quattro minuti per mostrare come Van Gogh, Mondrian e Matta-Clark hanno filtrato il mondo che li circondava.

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Nel 1889 Van Gogh fu internato in un ospedale psichiatrico nel sud della Francia. I dottori ritenevano che continuare a dipingere fosse una buona terapia. Nello spazio claustrofobico della stanza del manicomio, il pittore poteva guardare il villaggio, i cipressi, le stelle. Ma la staticità della notte per Van Gogh aveva la stessa turbolenza del suo spirito. Oggi la Notte stellata è uno dei quadri più noti tra le rappresentazioni dei paesaggi moderni.

Piet Mondrian, Broadway Boogie Woogie, 1943

Piet Mondrian, Broadway Boogie Woogie, 1943

Mondrian aveva superato i sessant’anni, quando nel 1940 emigrò negli Stati Uniti. Tra lui e la Grande Mela fu amore a prima vista: grattacieli, luci colorate, gente allegra e musica. Se in Europa aveva ballato il Foxtrot e aveva sviluppato uno stile sempre più minimale, in America impazzì per il jazz e la sua arte cambiò aspetto. La sua dichiarazione d’amore per New York si trasformò in Broadway Boogie Woogie.

Gordon Matta-Clark, Bingo, 1974, at Niagara Falls

Gordon Matta-Clark, Bingo, 1974, at Niagara Falls

Nel 1974 Matta-Clark segò la facciata di una casa in demolizione vicino alle cascate del Niagara, in una città in piena decadenza. Le nove parti uguali vennero asportate dal suo piccolo team, una alla volta, per lasciare solo quella centrale. In questo modo una gran parte della casa, che normalmente sarebbe rimasta nascosta, era invece visibile all’esterno. Gordon Matta-Clark era laureato in architettura, ma definì i suoi interventi artistici “Anarchitettura”. “Uno o più tagli apportati a una struttura – sosteneva l’artista – ridefiniscono situazioni spaziali ed elementi strutturali.”

– Federica Polidoro

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