Arte e identità: l’equazione secondo Frida Kahlo, Glenn Ligon e Andy Warhol

Uno, nessuno, centomila: in questo video di 5 minuti prodotto dal MoMA, tre esempi di come può cambiare la percezione di un artista rispetto a chi lo osserva e all’intervallo di tempo considerato.

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L’arte è sempre una reazione alla vita. Nel video proposto dal MoMA si dimostra come Frida Kahlo vedeva se stessa negli Anni ‘40, come gli amici percepivano Glenn Ligon gli Anni ‘90 e come il pubblico leggeva la figura di Marilyn Monroe negli Anni ‘60.
Dopo il divorzio da Diego Rivera, Frida Kahlo, per esempio, non si rappresentava più in abiti folk e acconciatura tradizionale, ma si dipingeva in completo maschile con forbici in una mano e ciocche tagliate nell’altra. All’epoca aveva conquistato l’indipendenza e viaggiato in Occidente da sola. Questo accadeva nel 1940.
Nel 1993 Glenn Ligon chiedeva agli amici come lo avrebbero descritto, se per caso fosse scomparso. Raccolti i dati, l’artista ne faceva un testo stampato in dieci diverse versioni, dove però personificava uno schiavo. Le stampe e i testi si potevano confondere con quelli originali diffusi all’epoca della schiavitù. Così facendo Ligon dimostrava come il passato continua ad influenzare il presente.
Nel 1963 Andy Warhol affermava “A chi interessa la verità? Ecco a cosa serve lo showbiz. A dimostrare che non conta chi sei, ma chi l’audience pensa che tu sia”. A dimostrazione della tesi, all’indomani della morte di Marilyn Monroe, sceglieva una sua immagine pubblicitaria e creava una serigrafia della foto: una riproduzione di una riproduzione. Su sfondo dorato. “Non so dove l’artificio finisce e inizia la realtà”, sosteneva Warhol. Quel quadro è considerato l’epitome definitiva dell’attrice secondo l’artista, i tabloid e il pubblico.

– Federica Polidoro

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