Un deserto nel pieno centro di Roma. Ecco come l’ha pensato il collettivo Parasite 2.0, con un’installazione che trasfigura una galleria

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Deserto domestico, Parasite 2.0 4

In linea con la sua ricerca, inaugurata dal progetto The Radical Island Urban Movement, il collettivo ha condotto una riflessione in merito al concetto di deserto, inteso come luogo simbolico e mitico di un’utopia realizzabile. Collettivo? Sì, parliamo di Parasite 2.0, che ora presenta il nuovo progetto – titolo Deserto domestico – nella Vetrina della galleria Operativa arte contemporanea di Roma. “Vogliamo viaggiare attraverso la storia del deserto in quanto è un luogo mitico che ha caratterizzato l’esistenza di quegli uomini che hanno deciso di spingersi ai limiti del pensiero al fine di sognare un mondo nuovo”, commentano i membri del collettivo. “Dal deserto fisico, al deserto digitale di oggi, per il futuro del deserto”.
Paradossalmente il deserto – luogo inospitale per la vita – rappresenta anche il luogo d’eccezione per l’ascesi, il posto dove è possibile incontrare Dio. Nel corso dei secoli si sono sovrapposte diverse suggestioni al deserto biblico, che hanno ampliato il contenuto semantico di luoghi come il deserto, le isole sperdute, le foreste inesplorate e così via, fino a identificare il contenuto simbolico del deserto nel cyberspazio. Per Parasite 2.0 oggi non vi è più una distinzione tra il mondo virtuale e quello reale, dopo che Internet è diventato il nostro reale. Si chiedono quindi: dov’è ancora possibile sognare una nuova forma di società? Può il mondo reale diventare di nuovo il nostro deserto? La risposta viene trovata nell’intimità della nostra casa, che potrebbe diventare la nostra possibilità di sviluppare una nuova utopia sociale e collettiva: il nostro “deserto domestico”. Inaugurata sabato 6 febbraio, l’installazione resta allestita per una settimana: noi la vediamo nella fotogallery…

Simona Squadrito

http://www.unavetrina.it

 

 

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