Ubiquity Land. Residenze d’artista nel deserto

A poca distanza dal Joshua Tree National Park, in California, l’artista partenopeo Alessandro Giuliano ha creato un insediamento nel deserto dedicato all’arte. Con l’intento di invitare artisti e creativi da tutto il mondo. Un report definisce gli aspetti più visionari di questa folle avventura.

Print pagePDF pageEmail page

Ubiquity Land

Ubiquity Land

GLOBETROTTER, MA PER DAVVERO
In tema di case mobili, Alessandro Giuliano (Napoli, 1974) è sicuramente un intenditore: il suo viaggio è iniziato da quando suo padre, trent’anni fa, gli ha regalato una barca, e da quel giorno non ha più smesso di muoversi. Marinaio, assistente di volo, viaggiatore compulsivo, qualsiasi cosa purché in movimento. Sotto il cielo americano (uno dei cieli più martoriati dal traffico aereo) svetterà il suo paracadute, simbolo del suo arrivo in quella terra dopo un lungo viaggio.
Ha speso tutti i suoi soldi, adesso è uno squattrinato con un fascino da timoniere che dirige i suoi affari ascoltando una voce dal futuro. Si assenta con lo sguardo ma nella sua testa è tutto chiaro: realizzare la sua allucinazione. Sta architettando la sua fuga dalla realtà con una profonda riflessione sullo spazio-tempo, avvolgendosi in una calma apparente per mezzo di Spotify: la musica gli urla nelle orecchie notte e giorno.
Nel suo passato si contano numerose opere e azioni legate al tema del viaggio e dell’ubiquità. La più articolata è sicuramente quella che lo ha visto rincorrere la mostra di Damien Hirst in tutte le sedi della Galleria Gagosian, ma ancora prima aveva messo in piedi spazi condivisi come Falesia Lounge in Brasile o il loft di New York.

Ubiquity Land - Alessandro Giuliano e la sua barca prima del trasporto a Joshua Tree

Ubiquity Land – Alessandro Giuliano e la sua barca prima del trasporto a Joshua Tree

UNA COMUNITÀ NEL DESERTO
A Joshua Tree ha in mente di costruire uno spazio simbolico da abitare. Prima si è assicurato l’approvvigionamento di tutti gli strumenti necessari per la sua salvezza, una specie di lotta alla sopravvivenza iniziata con l’acquisto del terreno e il recupero di un vecchio trailer da ristrutturare. Ha già spianato due strade, creato i collegamenti idrici, installato un generatore di corrente elettrica, uno scaldino e una parabola per connettersi con l’etere. La fase più visionaria comprende la realizzazione di un’area chiamata The Desert Yatch Club, una zona collinare dove è stato collocato quello che diventerà il simbolo di Ubiquity: un mezzo di trasporto abitabile e polivalente costituito da una barca di 16 metri sulla quale montare due ali di aeroplano e una pala eolica come vela. Un’operazione, questa, che ha definito Fitzcarraldo, dal film di Werner Herzog del 1982, e che è già iniziata con il trasporto della vecchia barca da Santa Barbara al suo deserto.
Una follia condivisa da molti a quanto pare: parenti e amici da tutto il mondo lo sostengono moralmente ed economicamente. Ubiquity Land ha trovato il suo futuro anche grazie a questo e a una comunità che si è creata in zona a seguito di una serie di intrecci: Sandy, l’artefice di una serie di case-bordello di cui lei è la sola protagonista, dal fascino quasi alieno si aggira con una pistola in mano per difendere il deserto da strani conquistatori; Ric, abile nel trovare soluzioni per tutti, vive lì con Sandy da circa vent’anni e insieme sono il punto fermo della comunità; Greg, collezionista di coperte di lana, figlio di un noto fotografo, nella vita allestisce set cinematografici a Los Angeles, anche lui ha acquistato un terreno in Yucca Mesa collocandoci due container e una roulotte.
E poi c’è Andy, la voce più risonante del gruppo. Construction manager di professione, compra per poi rivendere case: la sua è la più stravagante di Sunland, un quartiere periferico di Los Angeles, con un’installazione di Robert James collocata sul ciglio della strada. Dal 2010 si occupa di costruire campsite a Black Rock City durante il tanto acclamato Burning Man e ha l’idea di creare una possibile zona di contatto con gli autori in modo da stabilire una tappa intermedia a Ubiquity Land in occasione del festival. Anche lui ha acquistato da poco un terreno confinante con quello dell’artista, collocandoci provvisoriamente una terribile roulotte in attesa di ristrutturare il suo prossimo trailer.
Infine, Lulu e Matt, artisti nell’anima, vivono in una splendida casa che si affaccia sulla Pioneertown road e possiedono il Tiki bar, un locale off grid attivo nella zona; e Antonio, l’amico cinico dissacratore, instancabile oratore dall’accento romano anche in versione inglese.

Ubiquity Land - Airstream - Pascale Goldenstein

Ubiquity Land – Airstream – Pascale Goldenstein

SULLE ORME DI RUSCHA E DE MARIA
Dalla primavera di quest’anno tutto sarà pronto per una nuova esperienza visionaria: il deserto sarà invaso da nuovi nomadi sulla terra, con l’obiettivo di iniziare un progetto di residenze per artisti all’interno dell’Airstream acquistato dalla gallerista Pascale Goldenstein.
Sono tante le suggestioni che tornano in mente da pratiche contemporanee o più remote. La vicina Route 66 e il caratteristico Roy’s Motel and Cafe, ad esempio, non possono non portare alla mente i Rolling Stones, Kill Bill di Quentin Tarantino o le fotografie dell’eclettico Ed Ruscha. Anche un filo di corrente spezzato sull’Amboy Road assume le caratteristiche di un sogno che evoca la potenza di The Lightning Field, l’opera realizzata da Walter De Maria nel deserto del Nuovo Messico.
Viene da chiedersi da dove arriveranno le risorse economiche per finanziare le residenze, ma a quanto pare sembra che lì ormai tutto sia possibile. Quando la notte si immerge nel buio, Alessandro esce a trovare la Luna dentro il suo telescopio. A guardarlo bene non sarebbe assurdo pensare che stia architettando così il suo prossimo viaggio.

Donatella Giordano

info:
[email protected] – +1 (0)6464368208
coordinate (l’ultimo punto che il gps riconosce prima del deserto):
34°10’03.9″N 116°25’25.3″W

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community