Un incendio come pretesto. Marzia Migliora a Milano

Galleria Lia Rumma, Milano – fino al 31 marzo 2016. Lungo i tre piani della galleria milanese si rielaborano le ultime tracce di un addio. Marzia Migliora sviluppa il suo nuovo progetto espositivo a partire dall’incendio, apparentemente doloso, che devastò il Palazzo del Lavoro di Pier Luigi Nervi, a Torino. Edificio che a breve diventerà un centro commerciale di un colosso olandese.

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Marzia Migliora – Forza lavoro – installation view at Galleria Lia Rumma, Milano 2016

Marzia Migliora – Forza lavoro – installation view at Galleria Lia Rumma, Milano 2016

Il percorso di Forza lavoro, comincia a prendere forma il 20 agosto 2015. Marzia Migliora (Alessandria, 1972) rimane impressionata dalle fiamme che danneggiano irrimediabilmente il celebre edificio torinese progettato dall’architetto Pier Luigi Nervi e costruito all’inizio degli Anni Sessanta per i cent’anni dall’Unità d’Italia. Palazzo disabitato da anni e in stato di abbandono, per il quale si era ipotizzato un futuro da centro commerciale. A Milano, la Galleria Lia Rumma allestisce lavori inediti dell’artista piemontese, ispirati alla famosa vicenda, come L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo. Una rielaborazione a pavimento, attraverso mattoncini di carbone nero, delle venature strutturali del soffitto disegnato da Nervi. Al piano superiore, Migliora rielabora l’immagine filtrata dell’edificio attraverso i reperti industriali trovati sul luogo, presentando la serie fotografica In the Country of Last Things. Mentre al terzo piano, il buio addensa la sala e il suono di un violoncello, a partire da un accordo del Requiem di Mozart, viene seguito dalla telecamera, tra primi piani di vetri rotti e campi lunghi di colonnati infiniti. Nei lunghi minuti di addio di Vita activa.

Ginevra Bria

Milano // fino al 31 marzo 2016
Marzia Migliora – Forza lavoro
LIA RUMMA
Via Stilicone 19
02 29000101
[email protected]
www.liarumma.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/51508/marzia-migliora-forza-lavoro/

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  • Whitehouse Blog

    E’ incredibile come recentemente tutte le mostre siano la stessa mostra. Ancora l’artista come un archeologo improvvisato (giovane indiana jones) che pesca dalla storia, più o meno recente, con la stessa facilità della citazione di wikipedia. Il richiamo al soffitto con i mattoncini di carbone è quanto meno “elementare” ed è una scelta del tutto gratuita. Perché non fare un modellino arrostito dell’edificio? O riproporre il pavimento dell’edificio con le mattonelle bruciate? Per non parlare come questo lavoro sia del tutto accessorio nel percorso di Marzia Migliora: smart relativism: mi sveglio una mattina ed elaboro in modo casuale quello che mi attira, come una gazza ladra attirata dal luccichio di un cucchiaino. Questa cleptomania casuale fa sprofondare in un relativismo dove io posso presentare di tutto basta che lo faccia la galleria Li Rumma (ossia le pubbliche relazioni intessute dalla galleria). Questo sistema mortifica e disincentiva il merito (e in italia succede da anni) deprimendo ogni tipo di qualità, portando tutto a mediocrità, contribuendo ancora di più, come se ce ne fosse bisogno, ad allargare l gap tra arte e pubblico. Questo lavoro poteva essere di Arena, Tosatti, Biscotti, ma sono tutti lo stesso artista, propongono tutti la stessa opera. Veramente grave e preoccupante.

  • rossiSimone

    Luca ha pienamente ragione, il problema che la Migliora è un artista che non si e mai mossa dal Italia e in particole modo da Torino, quindi il suo lavoro è molto provinciale. Le poche cose all’estero fatte sono state fatte con i suoi contatti piemontesi, vedi la Biennale a Lione o il premio dei giovani artisti a Tirana diretta da un curatore sempre piemontese….. Insomma lei usa l’immaginario che vede su internet o al massimo a Milano e Roma….Marzia è un pesce piccolo che si comporta come un pesce grosso in un piccolo stagno della provincia Italia. Lei comunque è un altra artista esclusa dal “vero” sistema promosso dal direttore della Triennale, vedi “Ennesima”.

    • Whitehouse Blog

      Questo lavoro di Marzia Migliora è l’ennesimo sintomo, sulla scena internazionale abbiamo Danh Vo che sviluppa a sua volta questo tipo di lavoro e che sarebbe sicuramente stato invitato ad Ennesima se avesse avuto passaporto italiano. Abbiamo due piani di lavoro: il circolo degli scacchi autoreferenziale, piccolo, destinato solo agli addetti ai lavori, e fatto di mafiette di provincia ecc, e un secondo piano fatto un pubblico enorme completamente disinteressato, non perché scemo ma perché non esistono divulgatori capaci, che negli ultimi 20 anni siano stati in grado e incentivati nel riconoscere, promuovere e indicare un valore dell’arte. Servono due piani di lavoro: formativo -non didattico- verso il pubblico, e una piano di ricerca rigorosa. Tutto quello che si pone a metà è destinato ad essere spuntato. Ci sono scuole che devono giustificare la loro esistenza tipo IUAV o Brera, ed ecco che giovanissimi artisti vengono gonfiati, promossi e valorizzati arbitrariamente dagli stessi professori (ricordo il caso Pietroiusti-Vestrucci recente, dove l’ennesima giovane artista viene esaltata anche se propone l’ennesimo standard omologato e standardizzato -senza alcun coraggio- con migliaia di artisti internazionali. Questo è un artigianato dell’arte contemporanea, è ikea evoluta; un mercato deregolamentato e destinato alla speculazione e alla noia).

      • renoir

        proposta (a tutti i Rossi qui presenti): ma perché non vi date all’ippica? forse vi divertireste di più, e diffondereste meno negatività su queste colonne, e altrove forse.

        • Whitehouse Blog

          I miei commenti sono un atto d’amore. La negatività è nelle tante carenze del sistema: formazione degli artisti, assenza di critica militante, incapacità di comunicare con il pubblico, dinamiche “amicali” che tendono alle mafiette di quartiere, ecc. ecc.

          • renoir

            una dichiarazione d’amore poco
            credibile; io, quelle poche volte che mi arrischio a leggere certi commenti ci vedo sempre astio e direi quasi rancore verso chiunque, nel limitato e pure asfittico panorama italiano (a proposito, esiste anche il resto del mondo, tanta roba) emerga di qualche centimetro; sono poi tutti molto simili, cambia il nome dell’artista (o del curatore), e così è palese lo scollamento fra testo e argomento specifico, oltre a una strumentalizzazione del nome dell’artista o curatore, il quale più è noto più si attira l’attenzione mediatica parlandone male; che poi il cosiddetto discorso critico non significa soltanto sparare a zero su tutti, dando a credere così di sopperire alla (reale) latitanza di una vera critica, ed è infantile pensarla così; si può attuare, questo discorso, anche mettendo in evidenza gli aspetti positivi di un’opera o di un artista, ma appunto in modo critico e consapevole, dopo averli approfonditi, attraverso una
            conoscenza reale, e non virtuale, guardando (?) un’immagine-francobollo su un monitor.
            in Italia, come altrove, c’è anche
            qualità e serietà, insieme alla paccottiglia e alla sciatteria dilaganti, ma si fa più notizia parlando di questi
            ultimi.

          • Whitehouse Blog

            Non ho alcun astio, altro modo di guardare la mano che indica la luna. Questo è il vero problema. Leggete la critica nei contenuti. Io non sparo a zero, dico che quella di Marzia Migliora è una facile moda invece di essere qualcosa che partecipa al concetto di contemporaneo (vedi Agamben). C’è una forte componente reazionaria là dove si pretende di essere “progressisti”. Questo da molto fastidio in un paese dove il contemporaneo sarebbe fondamentale perché presiede a tutto.

  • renoir

    vorrei tornare ancora una volta, l’ultima per quanto mi riguarda, sull’argomento, senza divagare.
    mi era sfuggito lo strano titolo, che definisce l’incendio di Palazzo Nervi come il “pretesto” (verificare la definizione che dà del termine qualsiasi dizionario, diversa da quella di “motivazione”, di cui non è sinonimo) usato dall’artista per fare una mostra, e mi rendo conto ora che questo era un po’ un assist per scrivere un commento negativo.
    quell’incendio avvenne, ‘stranamente’, il 20 agosto, quando la città era, come sempre in quei giorni, deserta, o quasi; così l’eco di un evento terribile (conseguenza del degrado a cui l’edifico è stato abbandonato per anni, uno scandalo) fu assai debole, e si spense rapidamente.
    Marzia Migliora almeno un merito ce l’ha, per essersi fatta carico di riportare all’attenzione – sia pure dei pochi che vanno a vedere le mostre d’arte – una vicenda molto grave, che avrebbe dovuto essere al centro delle attenzioni dell’opinione pubblica cittadina per mesi, ma che, com’è abitudine a Torino, è stata ben presto dimenticata, ennesimo scheletro negli armadi della città (cosiddetta) sabauda.