Democrazia al confine. A Bolzano

Forte, Fortezza – fino al 27 marzo 2016. Fortezza non è solo Manifesta 7. Una grande mostra dedicata alle modalità di democrazia nel mondo riunisce artisti internazionali e storie locali, portando la crisi della democrazia sotto gli occhi di tutti. Tra conflitti e nuove sperimentazioni, anche l’arte si fa politica.

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Jiri Cernocky, Meteobody, 1991 - photo Ulrich Egger

Jiri Cernocky, Meteobody, 1991 – photo Ulrich Egger

DEMOCRAZIA E ANTIDEMOCRAZIA: UN LABILE CONFINE
Modes of Democracy, è una mostra dall’approccio fortemente geopolitico. Le tematiche sono quanto mai intense e attuali, fino a risultare scomode ad autorità e poteri. Il percorso si configura come un attraversamento di situazioni e Paesi, in cui le tendenze democratiche appaiono in una perenne lotta per resistere e non essere snaturate. Nell’era globale, gli stessi strumenti che dovrebbero garantire una miglior partecipazione e condivisione rischiano di far sconfinare le società democratiche nel proprio esatto contrario. Mai come oggi il confine tra democrazia e antidemocrazia è stato così sottile.

LA DEMOCRAZIA CHIUSA IN UNA “FORTEZZA”
La mostra ripensa se stessa e si riconfigura spostandosi dal moderno spazio museale del Dox di Praga alla location storica del forte austroungarico di Fortezza, luogo che evoca divisioni, confini, difficile convivenza tra culture. Il contrasto con la parola democrazia è ancora più stridente e le opere devono dialogare con uno spazio tutt’altro che neutro.
Il percorso ha inizio con gli Stati Uniti. In National Security Agency, Trevor Paglen presenta il mondo come un’unica prigione. Immagini notturne del quartier generale della NSA, riprese dall’alto, ribaltano la condizione del sorvegliato che diventa sorvegliante. La logica organizzatrice dell’apparato di sorveglianza che ci controlla è invisibile e segreto eppure le sue operazioni occupano uno spazio fisico nel mondo.
Harun Farocki, con Serious Games II, girato in una città fatta di container, popolata da circa 300 comparse chiamate a interpretare afgani e iracheni per le esercitazioni militari dei Marines, pensa a un mondo modellato su un videogame, in cui il confine tra realtà e finzione si perde, con tutte le pericolose conseguenze che ne possono derivare.

Hannes Egger, veduta dell'installazione al Forte di Fortezza, 2016 - photo Ulrich Egger

Hannes Egger, veduta dell’installazione al Forte di Fortezza, 2016 – photo Ulrich Egger

STORIE PARALLELE
L’esposizione diviene soprattutto un mezzo per riflettere su storie analoghe, come quelle che riguardano la regione dei Sudeti e l’Alto Adige. Il locale si fa politico e calare il problema delle divisioni etniche e culturali dalla scala globale a piccoli microcosmi ne permette una visione più chiara e vicina.
Gli artisti della Breathing the Sudetenlad: Ústí nad Labem, sezione dedicata alla regione di confine della Repubblica Ceca, si soffermano sul triste ricordo della pulizia etnica in seguito alla quale i tedeschi dei Sudeti furono rimpiazzati dai cechi e sulle devastazioni ambientali dovute all’industria chimica sorta nel centro di Ústí nad Labem, alterandone profondamente l’identità culturale. Un tentativo di reazione e di rinascita in senso democratico è dato dal progetto partecipativo di Pavel Kopřiva and Interactive Media Studio, che prende la forma di una maratona nella città, portando il paradosso in un luogo che evoca inquinamento ambientale e culturale.
La sezione dell’Alto Adige, a cura di Haimo Perkmann, è un’ulteriore microstoria che parte dal ’68 per giungere a oggi. Vengono portati alla luce vecchi traumi. La stampa di Franz Pichler, 1939 Option – 1979 SVP Je klarer wir trennen, desto besser verstehen wir uns, ovvero meglio ci dividiamo, meglio conviviamo, rievoca un modello quasi da Apartheid vissuto in passato sul territorio italiano.
Nonostante i miglioramenti, la situazione non appare molto diversa nel video della giovane artista Julia Frank, dove i tre assessori alla cultura appaiono in conflitto e le voci si sovrappongono, mostrando come la divisione linguistica e culturale si traduca in incomprensione.
Hannes Egger riflette sui simboli legati alle diverse epoche, sulla rimozione e sulla memoria, sollecitando lo spettatore a interagire. La situazione richiamata a Fortezza è singolare: una statuetta di Michael Jackson ricorda quella in polistirolo che occupò per breve tempo il vuoto lasciato nella città di Praga dal monumento a Stalin, rimosso negli anni Sessanta.

Libia Castro & Olafur Olafsson, veduta dell'installazione al Forte di Fortezza, 2016 - photo Ulrich Egger

Libia Castro & Olafur Olafsson, veduta dell’installazione al Forte di Fortezza, 2016 – photo Ulrich Egger

LA COSTITUZIONE 2.0
Non poteva mancare Constitution of the Republic of Iceland prima collaborazione di Castro e Ólafsson con la compositrice islandese Karólína Eiríksdóttir, presentata alla Biennale di Venezia del 2011. Il testo della Costituzione è stato riadattato in opera lirica in un momento cruciale per l’Islanda, primo Paese al mondo a riscrivere la propria Costituzione in modo partecipativo, attraverso l’impiego di Internet e dei social network.

Antonella Palladino

Fortezza // fino al 27 marzo 2016
Modes of Democracy
a cura di Jaroslav Andel

artisti: Adham Bakry, Štepánka Bláhovcová, Libia Castro & Ólafur Ólafsson, Paolo Cirio, Jirí Cernick., Nicolò Degiorgis, Department for Public Appearances, Hannes Egger, Ulrich Egger, Harun Farocki, Julia Frank, Thiago Gonçalves, Haukur Már Helgason, Siggi Hofer, Peter Holzknecht, Jakob De Chirico, Radek Jandera, Peter Kaser, Grzegorz Klaman, Zdena Kolecková, Pavel Kopriva & Atelier Interactive media FUD UJEP, Daniel Latorre, Kristina Leko, Todd Lester, Mancaft, Monsters, Gabriela Oberkofler, Trevor Paglen, Franz Pichler, Laura Poitras, Pro kompot, Ebadur Rahman, Jakub Szczesny, Felipe Targa, Michaela Thelenová, Sofie Thorsen, Peter Tribus e Leandro Viana
FORTE DI FORTEZZA
Via Brennero
0472 057200

[email protected]
www.forte-fortezza.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/51823/modes-of-democracy/

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