Lo Strillone: sarà un museo la collezione segreta dei Torlonia su La Repubblica. E poi Max Mara Art Prize for Women, Simbolismo a Milano

Print pagePDF pageEmail page

Jean Delville, Orfeo Morto

Jean Delville, Orfeo Morto

Pace fatta tra lo Stato e i proprietari: sarà un museo la collezione segreta dei Torlonia, “la più importante raccolta di scultura antica del mondo”. La Repubblica riferisce quello che potrebbe essere l’ultimo step di una vicenda che si trascina da tempo, per motivi diversi: “una mostra subito, di alto valore scientifico. E un nuovo museo nel centro di Roma, in tempi non troppo lunghi. Certo più brevi dei quarantenni passati dalla chiusura della Collezione Torlonia in via della Lungara. Dopo sei mesi di trattative, incontri intensi, a tratti difficili, rispunta la luce sulle 620 statue della più pregiata raccolta d’arte antica al mondo in mano a privati. Il ministero per i Beni culturali da una parte, i Torlonia, dall’altra, hanno raggiunto l’accordo per rendere progressivamente visibile questo prodigioso patrimonio che dal 1976 giace in tre stanzoni al piano terra di uno dei palazzi di famiglia, accanto all’Accademia dei Lincei, ammassato su scaffali e illuminato da qualche pallida lampadina. Mancano alcuni dettagli, mancano le firme, attese entro poche settimane. Ma si avvia a conclusione una burrascosa e paradossale vicenda”.

Max Mara premia Emma Hart. Il Sole 24 Ore informa che la giovane artista inglese “ha vinto a Londra la sesta edizione del Max Mara Art Prize for Women, che le è stato assegnato ieri sera da Luigi Maramotti, presidente del gruppo Max Mara, alla Whitechapel Gallery di Londra. La Hart, che ha presentato un progetto multimediale sull’importanza della famiglia, ora passerà sei mesi tra Milano, Todi e Faenza studiando e creando una serie di opere che saranno esibite alla Whitechapel Gallery nel 2017 e poi alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia”. “A cavallo tra Ottocento e Novecento, l’ispirazione primaria e comune di artisti europei di diversi paesi, dal Belgio alla Francia, dai Paesi Nordici, alla Germania, dall’Austria all’Inghilterra e anche all’Italia, si volge con insistenza e costanza all’esplorazione dei miti e dei misteri, alla ricerca dell’assoluto, da cogliersi attraverso il sogno, non abbandonando l’indagine sui sentimenti e sulle pulsioni umane più forti, come l’amore e il peccato”. Così Libero apre la recensione della grande mostra appena aperta Palazzo Reale a Milano, titolo Il Simbolismo. Dalla Belle Epoque alla Grande Guerra, a cura di Fernando Mazzocca e Claudia Zevi, in collaborazione con Michel Draguet.

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community