Lo Strillone: l’Iran ordinò di censurare le statue in occasione della visita di Rouhani su La Repubblica. E poi ristoranti dei musei, Piero della Francesca (assente) a Forlì

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Piero della Francesca. Indagine su un mito, Musei di San Domenico, Forlì

Piero della Francesca. Indagine su un mito, Musei di San Domenico, Forlì

Si arricchisce di dettagli il “thriller” delle statue censurate in occasione della visita di Rouhani: “Ce lo ordinò l’Iran”. La Repubblica prosegue la sua inchiesta: “fu la delegazione iraniana a ordinare al Cerimoniale italiano di oscurare i marmi dei Musei Capitolini, dove il presidente Rohuani e il premier Renzi avrebbero celebrato il successo del loro incontro. Cade così il segreto di Stato sulla gaffe planetaria, per quasi un mese custodito meglio del mistero di Fatima: e si scopre perché i nudi maschili e femminili esposti nella celebre galleria comunale siano stati ‘rivestiti’, scandalizzando mezzo mondo. A svelarlo è la relazione che il sovrintendente romano ai Beni culturali, Claudio Parisi Presicce, ha inviato a un furibondo Francesco Paolo Tronca per replicare all’accusa di non averlo informato. Una tesi, per la verità, mai sposata da Palazzo Ghigi, che non ha ancora voluto fornire una versione ufficiale. E questo malgrado le due diverse indagini interne avviate sia dalla presidenza del Consiglio, sia dal Campidoglio, per individuare i colpevoli”.

Ancora La Repubblica, ma tutt’altro tenore: con un ampio focus sui ristoranti dei musei mondiali. “Fuori Torino, accanto al Museo d’Arte Contemporanea nel Castello dì Rivoli, il CombaLZero è il palcoscenico ideale per l’eclettismo e l’intelligenza culinaria del top chef Davide Scabin. […] Cristiano Tomei è l’istrionico chef viareggino che è riuscito a rianimare la ristorazione lucchese. Circa tre anni e mezzo fa ha accettato l’invito del direttore del Lu.C.C.A. e ha spostato il suo ristorante L’Imbuto nel Center of Contemporary Art della cittadina, un laboratorio a cielo aperto di arte, musica e creatività”. E poi tanti esempi internazionali, dalla National Dining Rooms della National Gallery al café della Whitechapel Gallery, a Le Georges Restaurant del Centre Pompidou, al Monsieur Bleu del Palais de Tokyo. “In tutto, su circa 190 opere, quelle di Piero sono tre (il più importante è una parte del Polittico della Misericordia, 1448, in prestito da Sansepolcro), più un quarto pezzo ancora non del tutto attribuito”. Su Il Fatto Quotidiano Claudia Colasanti contesta l’impianto della grande mostra intitolata Piero della Francesca. Indagine su un mito, appena aperta a Forlì nel Complesso dei Musei di San Domenico: “Il sottotitolo della mostra, magari in calcio d’angolo, avrebbe forse dovuto sostituire il titolo, poichè assai più aderente alla realtà. Da qui comincia il vero viaggio di una mostra molto interessante e da vedere, ma tutta costruita sugli infiniti rimandi che la sua pittura ha scaturito nei secoli, con salti epocali incrociati, similitudini e particolari essenziali, copie ed epigoni, ma priva quasi totalmente dell’oggetto da cui l’indagine proviene”.

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