Lo Strillone: Bernini prestato alla Sagra del Mandorlo in Fiore di Agrigento su La Repubblica. E poi l’Unesco bacchetta Napoli, 15 anni di carcere ai vandali

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Il Salvator mundi di Bernini

Il Salvator mundi di Bernini

Quando vedremo la Vocazione di Matteo di Caravaggio esposta alla sagra del tartufo di San Miniato? E la Pietà di Palestrina di Michelangelo spedita a quella della Sardella, a Trieste?”. Domande paradossali, ma neanche troppo: se le pone su La Repubblica il Torquemada delle arti italiane, Tomaso Montanari, commentando la notizia il Salvator mundi, statua monumentale di Gian Lorenzo Bernini, sarà prestato alla Sagra del Mandorlo in Fiore di Agrigento. “Un trasloco a rischio per la fragilità dell’opera”: ma allora perché questo prestito? “Facile: dov’è la sagra? Ad Agrigento. E qual è la città, e quale il collegio elettorale, del capo del prefetto, cioè del Ministro dell’Interno, Angelino Alfano? Ovvio: Agrigento. E non è una deduzione. Durante una sua visita in patria del giugno scorso, Alfano annunciò: ‘Come responsabile del Fondo Edifici di Culto, ho lavorato, nei giorni scorsi, insieme al prefetto, per realizzare un’importante esposizione di una o più opere provenienti dalle chiese che sono sotto la governance del ministero dell’Interno. Probabilmente si realizzerà a luglio, dovrebbe arrivare qui un Bernini’”.

L’Unesco scrive a Franceschini: sprecati milioni di fondi per Napoli”. È Il Giornale a riferire che “l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite interpella il Mibact per sapere se alle falde del Vesuvio siano state portate a compimento nei tempi previsti le misure programmate a salvaguardia del bene tutelato. Nel caso di specie, il borgo antico. Questione seria, che sul piano politico potrebbe macchiare tanti. Dal sindaco in scadenza Luigi De Magistris al suo antagonista Antonio Bassolino”. “Vandali dei monumenti pene fino a 15 anni per fermare gli scempi”: lo scrive Il Messaggero, secondo cui “il reato di devastazione dei Beni culturali sta per avere specifiche ‘aggravanti’, fino a quindici anni di carcere. L’obiettivo è scritto nero su bianco, ‘maggiore severità alle sanzioni penali nei confronti delle lesioni del patrimonio culturale’”.

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