Gillo Dorfles. L’uomo del secolo lungo

È uno dei pilastri della cultura italiana e della critica militante. Mentre il Macro celebra l’inossidabile Gillo Dorfles con una grande esposizione che ripercorre anche la sua carriera di artista, noi siamo andati a trovarlo nella sua casa milanese. Per un’intervista in penombra.

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Gillo Dorfles - Milano 2016

Gillo Dorfles – Milano 2016

UN UOMO D’ALTRI TEMPI
Gillo Dorfles è un uomo del secolo scorso. Minuto, dalla gentilezza d’altri tempi, pacato, ma deciso, attento, lucido. Ha compiuto 105 anni nel 2015 e ha aspettato con trepidazione la mostra romana che celebra la sua carriera artistica, confidando di essere preoccupato per le reazioni del pubblico.
Il “testamento” della sua lunga attività di critico è invece stato raccolto in una recente pubblicazione di oltre 800 pagine in cui Luigi Sansone, con pazienza e appassionato spirito archivistico, ha ripercorso un secolo di suoi scritti.

GILLO, ANZI ANGELO
Dorfles mi accoglie nella sua casa milanese, svuotata di tutte le sue opere, ceramiche comprese, partite alla volta di Roma. Il suo studio, dove lavora, è un ammasso ordinato di ritagli di giornali, pubblicazioni. “Avrei mille domande da farle”, gli dico guardandolo con ammirazione. “Ne faccia cento”, mi risponde con ironia pungente.
Seppur cosciente del fatto che non ami molto parlare del suo passato, comincio la mia conversazione riportandolo alla sua giovinezza, ai suoi sogni e alle sue aspettative da ragazzino, rievocando il suo vero nome, Angelo. “Non son mai stato Angelo Dorfles”, mi risponde con convinzione. “Mi hanno subito chiamato col nomignolo perché non volevo rispondere a questo nome pomposo… Angelo Dorfles non esiste. Le mie aspettative da ragazzino erano confuse perché non avevo nessuna idea precisa. Non ero di quelli che dicevano ‘io voglio fare l’ingegnere o l’architetto.’ Ho preso una laurea in medicina perché ho pensato che fosse una cosa seria, ma non ho mai esercitato. La medicina è cambiata man mano dal basso al meglio, ma non è mai arrivata all’altezza dell’arte. Non c’è confronto possibile!”.

Gillo Dorfles, Gli artisti che ho incontrato, Skira

Gillo Dorfles, Gli artisti che ho incontrato, Skira

L’ORIGINALITÀ INNANZITUTTO
Gli chiedo se vi siano stati incontri con artisti e pensatori che hanno cambiato la sua vita, che l’hanno arricchito, influenzato, cose che lo hanno impressionato, libri che ancora oggi ha piacere di sfogliare, rileggere… “Nessun incontro ha cambiato la mia vita, perché ho sempre cercato di essere me stesso e non di rifarmi a dei modelli. Ho incontrato persone interessanti ma non ho mai pensato di prenderli a modello. Sono centinaia le cose che mi hanno impressionato e che sono rimaste nel mio patrimonio di immagini. Non posso fare un nome e neanche cento. Non leggo mai due volte le stesse cose. Mi annoierebbe troppo. Sin dall’adolescenza ci sono state delle personalità italiane ed estere che mi hanno influenzato. Sono i grandi nomi che tutti conoscono. Inutile che io dica Goethe o Benedetto Croce. Ho sempre avuto interesse per la pittura, per la musica, per la filosofia. E continuo ad averlo”.
Si dice che gli artisti italiani delle ultime generazioni siano poco considerati all’estero, ma lui la pensa diversamente. “Non mi pare che i nostri artisti non siano riconosciuti e presi in considerazione all’estero. Fontana, Bonalumi, Castellani, Capogrossi sono tutti ben noti all’estero. Naturalmente ci sono stati periodi positivi e periodi negativi. Quando c’è stato il Futurismo, per molto tempo nessuno se n’è accorto. Oggi, anche all’estero, è considerato un movimento tra i più importanti”.

L’ARTE, OGGI
Su ciò che lo disturba del presente, del sistema dell’arte, della cultura visiva contemporanea, ha le idee molto chiare. “Mi disturbano tre quarti delle cose che ci sono oggi. Speriamo che domani diminuisca questa percentuale. Le gallerie d’arte stanno scomparendo. Le più importanti non ci sono più. Il meccanismo è cambiato negli ultimi anni. Ci sono meno gallerie e più collezionisti… I curatori d’arte fan quel che possono. Ce ne sono pochi che valgono qualcosa”.
Gli chiedo di come abbia vissuto il suo doppio ruolo di critico e artista. “Nel modo migliore che potessi”, mi risponde. E continua: “Ho sempre esercitato l’attività critica e quella creativa. Non ho fatto mai differenza. Anche se sono stato incolpato di non poter fare le due cose contemporaneamente. Molti mi han detto che se facevo il creatore non potevo fare il critico. Forse avevano ragione, ma io me ne sono infischiato”. Teme la critica, “salvo quando è favorevole”.

Gillo Dorfles timeline - (c) Artribune Magazine

Gillo Dorfles timeline – (c) Artribune Magazine

L’ARTE, DOMANI
Gillo Dorfles ha sempre anticipato i tempi, ma quando gli chiedo che scenari ci aspettano nel futuro mi risponde con un laconico “non ho facoltà profetiche”. Gli chiedo di raccontarmi una sua giornata ideale, ma “nessuna giornata è uguale alla precedente. Sono tutte fuorché ideali”.
Mi saluta scusandosi per non avere niente da offrirmi, se non dei cioccolatini. Lo ringrazio e gli ricordo che il 12 aprile ha compiuto 105 anni… “Eh, purtroppo sì”. Gli chiedo allora cosa ci riserva per il futuro. “Ho diritto di non riservare più niente e per nessuno”.

Daniele Perra

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #29

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  • Whitehouse Blog

    Non so se sia ironica o meno la domanda sulle ultime generazioni. Fontana e Bonalumi non sono proprio le ultime generazioni. Io avrei chiesto se Gillo vede un e crede a un valore condiviso e pubblico dell’arte, oltre pochi addetti ai lavori e discorsi/retorica di convenienza su arte e cultura.

  • Parole , parole , parole che profilo da star bravo credo che hai incontrato anche il prof. Roberto Scala ma dove a Milano negli anni novanta si ne sono sicuro