Il Comune di Bologna multa la street artist Alice Pasquini: ha imbrattato la città. “Sono amareggiata, ma pronta a far valere le mie ragioni in appello”

Print pagePDF pageEmail page

Alice Pasquini al Centro Minori stranieri non accompagnati, Roma - work in progress -  foto Jessica Stewart

Alice Pasquini al Centro Minori stranieri non accompagnati, Roma – work in progress – foto Jessica Stewart

Continua la querelle sulla street art a Bologna, su cui Artribune ha ampiamente dibattuto in prima linea, oggi con una notizia che segna un precedente nel rapporto street artist e istituzioni. AliCé, tag di Alice Pasquini, viene oggi messa al centro della cronaca cittadina non per le sue opere, ma per una condanna. Il Comune l’ha infatti – nella sentenza del giudice Gabriella Castore – condannata a seguito di una denuncia della Polizia Municipale per aver dipinto i muri nelle zone tra Via Mascarella, la Bolognina, Via Zamboni, Via Centotrecento. Curiose le modalitá in cui tutto l’episodio si svolge. La Pasquini, infatti, nel 2013 rilascia un’intervista al Corriere della Sera locale in cui menziona alcuni suoi interventi, tra i quali quelli sotto accusa. Nel frattempo, con solerzia la Polizia antidegrado legge l’intervista, rintraccia nei muri la tag, compara le immagini su vari siti web a quelle sparse per Bologna, arriva ad Alice Pasquini.
Artista rinomata in tutto il mondo, all’epoca del fattaccio commissionata dal Comune di Roma per riprogettare l’URC o per abbellire il lungomare di Ostia, ma anche voluta da Nike, Toyota, Range Rover, Microsoft tra gli altri per le loro campagne. Ma che a Bologna diventa portatrice di degrado. 800 euro di multa per AliCé, dunque, al lordo delle ritenute di legge ed una condanna per imbrattamento. L’artista si dice delusa e commenta su Facebook: “Penso di aver contribuito a valorizzare la città e non ad imbrattarla, soprattutto perché le opere sono state realizzate in aree degradate. Oggi invece é stato sancito il principio secondo il quale ogni espressione artistica é reato. (…). E lo stesso comune di Bologna sembra che voglia ospitare le opere di strada in un museo. E allora perché condannare me, nonostante il parere contrario del PM? Sono amareggiata, ma pronta a far valere le mie ragioni in appello”.

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community