Dryline. Una barriera verde per la Grande Mela

New York è una delle città più virtuose al mondo quanto a verde pubblico. E ora è in progetto una nuova striscia di vegetazione a Manhattan. Con una funzione particolare: proteggere dalla furia degli uragani.

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Bjarke Ingels Group & One Architecture, The Dryline, New York

Bjarke Ingels Group & One Architecture, The Dryline, New York

CENTRAL PARK: UN POLMONE OTTOCENTESCO
New York è la terza città al mondo con il miglior rapporto di superficie verde per abitante, pari a 23,11 mq. L’animo green della Grande Mela ha però radici antiche, poiché il primo progetto per un parco cittadino plasmato dalla mano dell’uomo è stato sviluppato e realizzato proprio qui, nella metà dell’Ottocento: si tratta di Central Park, il più grande “polmone verde” della metropoli statunitense, con una superficie complessiva pari a 340 ettari.
Il verde urbano è quindi un aspetto preponderante dell’architettura cittadina, complici anche gli oltre 700 orti ricavati sui tetti degli edifici e nei giardini degli istituti scolastici.

UNA BARRIERA VERDE CONTRO GLI URAGANI
Gli spazi verdi posso rivelarsi non solo efficaci per ridurre l’inquinamento dell’aria e promuovere il benessere psicofisico, ma anche utili alleati per contrastare i cambiamenti climatici.
È il caso di Dryline, un’idea sviluppata appositamente per New York. Il progetto mira a salvare l’isola di Manhattan da inondazioni costiere e uragani sempre più frequenti, come il passaggio di Irene nel 2011 e di Sandy l’anno successivo, entrambi causa di gravi danni per la città. La proposta prevede la creazione di una barriera verde lunga 16 chilometri, situata a ridosso della linea costiera e rialzata rispetto al livello del mare, nella quale potranno essere ospitati spazi pedonali, piste ciclabili, nuovi locali commerciali, ricreativi e culturali.
Dryline si pone l’obiettivo di trasformare le criticità in un’opportunità di sviluppo architettonico e riqualificazione urbana, promuovendo possibili soluzioni contro gli effetti distruttivi dei cambiamenti climatici ed eleggendo così la Grande Mela a primo prototipo di un progetto di questo genere, potenzialmente esportabile anche in altre zone con problematiche analoghe da risolvere.

UN MUSEO PER GUARDARE IL MARE
Nei mesi scorsi il progetto, opera di BIG – Bjarke Ingels Group, studio con sedi a Copenaghen e New York, insieme al team One Architecture con base ad Amsterdam, è stato premiato nell’ambito dei prestigiosi Global Holcim Awards for Sustainable Construction 2015 proprio per la capacità di proporre soluzioni innovative volte a favorire il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini newyorchesi.
E questa rivoluzione “verde” dello skyline di Manhattan non è destinata a rimanere sulla carta: il Dipartimento federale per la casa e lo sviluppo urbano ha infatti destinato oltre 300 milioni di dollari al Comune di New York. Serviranno ad attuare il primo lotto del progetto, che interessa la zona del Lower East Side; il quartiere è attraversato da una grande arteria di scorrimento a sei corsie, che sarà integrata con gli spazi dedicati al tempo libero e allo sport previsti da Dryline.
La punta più estrema dell’isola ospiterà inoltre il nuovo Museo marittimo, costituito da quattro strutture adagiate sul litorale, da dove poter osservare l’innalzamento del mare. Grazie a questo intervento, potrebbe così dialogare e interagire sempre di più con la vita quotidiana della città.

Elisabetta Biestro

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #28

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