Arte & innovazione. L’editoriale di Chiara Galloni

Quarto intervento della serie di articoli dedicati al nodo “arte & innovazione”, proposto e coordinato da Michele Dantini. Questa settimana la parola va a Chiara Galloni, che si pone la domanda: quale scuola (e quali maestri) per quale vita?

Print pagePDF pageEmail page

Mountain School of Arts - una lecture di Dan Graham nel 2010

Mountain School of Arts – una lecture di Dan Graham nel 2010

CULTURA E CRESCITA ENDOGENA
A volte è possibile servirsi delle teorie economiche – e della loro evoluzione nel tempo – per riflettere su temi apparentemente lontani, come la trasmissione culturale e la diffusione della conoscenza nel nostro Paese. Le teorie della “crescita endogena”, alimentata cioè da processi interni, insistono sulla rilevanza del capitale umano come fattore di crescita: un simile punto di vista riduce le distanze tra economia e cultura.
Simili teorie considerano il “capitale umano” di cui è provvista una comunità come composto da due elementi: la capacità di produrre l’oggetto stesso da un lato, non importa se “bene” o “servizio”; e la capacità di immaginare nuove produzioni (e dunque di produrre nuovi “beni” o “servizi” dall’altro). Le teorie della crescita endogena ci invitano a esplorare nuove possibilità piuttosto che a insistere nella produzione di beni e servizi già esistenti: questa è la loro importanza specifica.

FORMAZIONE OLTRE IL MERCATO
La crescita comunitaria si nutre di innumerevoli innovazioni che ciascuno di noi introduce nel proprio quotidiano. Proporsi di potenziarla equivale a riconoscere minore rilievo al “cosa” (innovare) e più rilievo al “come”.
Al primato della “quantità”, caratterizzante un’epoca storica trapassata, tendiamo oggi a sostituire la “qualità” dei beni e servizi offerti. Valutare la “qualità” implica talvolta un conflitto tra la molteplicità dei possibili criteri di valutazione. Implica anche proporsi di restituire importanza decisiva alle persone, e cioè ai processi di formazione, alla trasmissione e perfezionamento di conoscenze, alla loro traduzione in “creatività” che spesso apporta benefici ben al di fuori di un’azienda o di ciò che chiamiamo mercato.
I processi di formazione sono tanto più efficaci quanto più sono intimamente connessi all’esperienza. Questa risulta potenziata da circostanze informali, inattese, dalla capacità o dalla volontà di mobilitarsi anche emotivamente – “imparare facendo” significa spesso imparare insieme.

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

PASOLINI E IL PROFESSOR LONGHI
Scriveva Pasolini di quel professor Longhi che solo dopo avrebbe imparato a considerare un maestro: “Per un ragazzo avere a che fare con un uomo simile era la scoperta della cultura come qualcosa di diverso dalla cultura scolastica. La cultura mette alla faccia di un uomo una maschera che vi si incarna e non si può strappare: maschera misteriosa, come è appunto misteriosa l’umanità quando si esprime, e non se ne resta ottusa e meschina o vile nel comportamento, nel codice, nel conveniente della società”.
La scuola e la cultura sono occasioni di conoscenza e vita: due ambiti d’elezione per pratiche di esperienza, a questo deputati e per questo costituzionalmente protetti. Eppure la scuola che conosciamo pone sempre maggior distanza fisica ed emotiva, non fosse che per una mera questione numerica che rende l’insegnamento tendenzialmente verticistico, e per lo più auto-qualificato (e non riconosciuto) come tale. E nella cultura prevale la forza dell’intrattenimento, che è qualcosa di più semplice e “statico” rispetto a un percorso di trasformazione complesso, da compiere in due – chi trasmette educazione, chi riceve educazione.

UNA SCUOLA D’INNOVAZIONE
Torniamo al rapporto tra economia e cultura. Se l’efficienza economica della cultura e della scuola ne compromette la loro efficacia, salta il rapporto di virtuosa corrispondenza tra le due. Intendiamo un’efficacia che coincida proprio con la loro capacità di essere innovative, non strettamente codificabili, libere. “[Longhi] parlava come nessuno parlava”, ricorda ancora Pasolini. “Il suo lessico era una completa novità. La sua ironia non aveva precedenti. La sua curiosità non aveva modelli. La sua eloquenza non aveva motivazioni”.
Dopo le lezioni di Longhi e la laurea cum laude, Pasolini tornò in Friuli a scrivere poesie in dialetto e decise di aprire una piccola scuola privata gratuita nella propria casa di Versuta, per gli studenti che sotto le bombe della Seconda guerra mondiale non riuscivano a raggiungere Udine e Pordenone.

Chiara Galloni

“Arte & innovazione” è un ciclo di interventi a cura di Michele Dantini

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community