Art Rotterdam: immagini live dalla fiera olandese. Grandi ambizioni per una piccola fiera: con un occhio di riguardo per la videoarte

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Art Rotterdam 2016

Una fiera d’arte contemporanea che si visita tutta in due ore. In questo consiste Art Rotterdam, almeno a livello quantitativo: quattro sezioni, meno di 100 gallerie; in una location (la modernista Fabbrica Van Nelle degli anni Trenta) che – se non bastassero i vari edifici di Rem Koolhaas in giro per la città – ci ricorda quanto la metropoli olandese sia legata all’architettura. E forse viene da questa “tradizione” progettuale la tendenza, da parte delle gallerie presenti, a proporre più oggetti – o processi – che quadri e sculture. La stragrande maggioranza degli espositori sceglie infatti di puntare su opere di medio e grande formato, o proprio allestimenti che occupano l’intero stand. Anche i lavori a muro – che pure non mancano, essendo comunque i collezionisti il target di riferimento – presentano sempre una dimensione oggettuale molto marcata: tantissime le ricerche di tipo astratto-geometrico, lo sviluppo tridimensionale delle superfici e una generale ambizione a “pensare fuori dagli schemi”, e dalla cornice in particolare.
Obiettivo che in molti casi si traduce in opere volutamente sopra le righe per colori, formato e generale impatto visivo, con il sospetto che il loro valore si esaurisca in fondo in una dimensione di pura apparenza, decorativa. Non mancano le eccezioni, a cominciare dall’intera sezione Projections dedicata alla videoarte: un allestimento di rara intelligenza permette allo spettatore di raccogliersi e allungare i tempi di fruzione. Mentre la proiezione in simultanea di tutti i lavori su grandi schermi prosegue senza che alcun video – e lo stesso movimento dei visitatori da una postazione all’altra – risulti mai di disturbo al lavoro vicino.

Caterina Porcellini

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