5 anni di Google Cultural Institute. Arriva a quota 1000 musei virtuali di tutto il mondo la raccolta sul web. L’Italia è il Paese più rappresentato con oltre 60 partner

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Google Cultural Institute

In occasione del suo quinto compleanno, avvenuto il 21 gennaio 2016, il Google Cultural Institute ha annunciato di aver incrementato le sue collezioni virtuali, arrivando alla cifra di oltre 1000 musei e istituzioni culturali in tutto il mondo, di cui oltre 60 solo in quella data. Nel complesso sono oltre 200mila le opere d’arte messe a disposizione da istituzioni e partner sulla piattaforma web e più di 6 milioni i video, le foto, i manoscritti e documenti storici disponibili. L’Italia è tra i paesi più rappresentati all’interno del Cultural Institute, con oltre 60 istituzioni culturali partner e opere che spaziano da capolavori senza tempo, ripresi ad altissima risoluzione con tecnologia Gigapixel, come La nascita di Venere del Botticelli, il Leone Marciano Andante simbolo di Venezia, fino ai ritratti della società italiana dalla fine dell’800 – Prima Guerra Mondiale, anni ‘30, Seconda Guerra Mondiale, anni ‘50, anni ‘70 – ai giorni nostri.
Anche la street art è ampiamente rappresentata, con le sue 150 opere fotografate nella città di Milano e messe a disposizione da Rainlab, associazione non profit milanese attiva nell’ambito dell’innovazione culturale, che le ha suddivise in quattro mostre digitali: Art invasion, Porta Ticinese, L’uomo che rubò la Gioconda e Stencilism is a warm gun. E le possibilità continuano ad espandersi con l’aggiunta di tecnologie sempre più avanzate, come la realtà virtuale: “Di recente abbiamo lavorato con la Dulwich Picture Gallery, il primo museo d’arte pubblico d’Inghilterra“, ha spiegato in una nota Amit Sood, direttore del Google Cultural Institute, “per portare i giovani pazienti del King’s College Hospital di Londra a fare un giro virtuale nel museo utilizzando Google Cardboard”. Anche un visore fai da te di realtà virtuale può aiutare a dimenticare, per un attimo, i propri limiti, fisici e mentali.

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  • Sarebbe utile capire se questa visibilità poi renda ai musei stessi o non li svuota di attenzione,