15 minuti di celebrità nell’arte. Ė il nuovo progetto della Gam di Torino, che invita il pubblico a esporre i propri progetti al museo, nell’Arena Paolini

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L'Arena Paolini, alla GAM Torino

L’Arena Paolini, alla GAM Torino

Chissà se questa nuova iniziativa della Gam di Torino piacerà a Luca Rossi e agli altri commentatori di Artribune, e a quali risultati si giungerà. A prescindere, il nuovo progetto promosso dal museo piemontese porta chiaramente la firma della sua nuova direttrice Carolyn Christov-Bakargiev, a partire dalla famosa frase di Warhol: “in futuro tutti avranno 15 minuti di celebrità“. Un po’ talent, un po’ speaker corner à la mode di Londra, 15 sono infatti i minuti concessi nell’Arena Paolini – disegnata per l’appunto dal grande artista Giulio Paolini – ai torinesi che ne faranno richiesta. Ma solo dietro presentazione e approvazione di un progetto. Tutto va bene: racconti, monologhi, azioni, letture, performance – si legge nel lancio -, basta che l’esposizione delle idee, qualunque forma assuma, non duri più del tempo stabilito.
E che passi la selezione a cura della direttrice e di Virginia Bertone, Arianna Bona, Gregorio Mazzonis, Anna Musini, Riccardo Passoni, Elena Volpato. Qualcuno potrebbe commentare che comunque il progetto sottopone il pubblico al filtro del sistema dell’arte e che in ogni caso lo comprime in una fascia oraria prestabilita senza una reale interazione con l’oggetto Museo. O che l’arena rischia così di prendere le forme di un X-factor dell’arte, con artisti e curatori in erba pronti a farsi notare “dai big”. Magari poi facendo scoprire dei veri talenti. O, dall’altra parte, invece, che sia un primo tentativo di allargare l’esperienza del contemporaneo al grande pubblico. Cosa succederà lo sapremo a partire dal 15 marzo. Nel frattempo i torinesi possono iscriversi scrivendo all’indirizzo in calce.

Santa Nastro

www.fondazionetorinomusei.it
[email protected]

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  • Whitehouse Blog

    Il museo va incontro alle esigenze del pubblico formato in massima parte da sedicenti artisti. Ma se ci pensiamo nel selfie si sovrappone opera, autore e primo spettatore. Quindi non si capisce quale sia ormai il ruolo del museo. Solo 10-15 anni fa soli in pochi erano fotografi, oggi siamo tutti “Luigi Ghirri” con l’aiuto dei filtri di Instagram. Proprio per questo l’artista comunemente inteso dovrebbe fare un passo indietro e sottrarsi dalla grande ammucchiata. Il punto non è creare l’ennesima opera o l’ennesimo progetto stanco, quanto fare le differenze tra quello che ci troviamo di fronte. E possibilmente vedere l’opera là dove l’opera non c’è.

    • Rasoio

      Io darei 15 minuti a Paolini e alternerei quindi anche
      L’allestimento. Tanti artistucoli allo sbaraglio servono
      Infatti solo al vetrinista e agli organizzatori