Triennale di Milano. Ecco come sarà la XXI Esposizione Internazionale

Un titolo che guarda al futuro: “Design After Design”. È quello della XXI Esposizione Internazionale, presentata alla Triennale di Milano. Con un programma che supera (finalmente) il Novecento.

Print pagePDF pageEmail page

Umberto Riva, Casa Insiga - phooto Giovanni Chiaramonte

Umberto Riva, Casa Insiga – phooto Giovanni Chiaramonte

In un gremito Salone d’Onore della Triennale di Milano, il 30 gennaio si è tenuta la presentazione della XXI Esposizione Internazionale: una mattinata densa di interventi per raccontare una manifestazione altrettanto densa di proposte e contenuti, che a partire dal 2 aprile coinvolgerà, senza distinzione tra centro e periferia, l’intera città di Milano.
Dopo vent’anni si torna a parlare di quello che sta succedendo “ora” nel mondo del design: questa Triennale vuole essere una decodificazione che non tende a dare visioni per il futuro, ma che cerca di leggere le trame dei cambiamenti di un presente sempre più incerto.
Queste dunque le premessa della 21esima Esposizione Internazionale che ha come titolo 21st Century. Design After Design, dove la preposizione after porta il peso di tutte le contraddizioni e ambiguità di questo secolo.
Il programma è fitto e, in maniera inedita, coinvolge le maggiori istituzioni culturali milanesi, a partire dalla stessa Triennale di Milano fino alla discussa Area Expo. Le venti mostre che saranno allestiste per l’occasione – undici curate dal comitato scientifico della XXI Triennale e nove in collaborazione con altri soggetti – raccontano il tema del progetto attraverso l’antropologia, la questione di genere, la città e globalizzazione, l’artigianato e l’accessibilità alle nuove tecnologie.

Andrea Branzi, una nuova drammaturgia

Andrea Branzi, una nuova drammaturgia

Da segnalare Neo Preistoria 100 verbi, curata da Andrea Branzi e Kenya Hara, che propone una chiave di lettura intrigante: leggere la storia dell’umanità come evoluzione naturale dei desideri di cui gli utensili diventano i principali strumenti abilitanti.
Il Triennale Design Museum, giunto alla sua nona edizione (TDM9), presenta invece W. Women in Italian Design, un percorso curato da Silvana Annichiarico e con l’allestimento di Margherita Palli, che celebra il femminile come nuovo soggetto creativo.
Ancora, la mostra Sempering a cura di Luisa Collina e Cino Zucchi al Mudec, che indaga una possibile tassonomia della valenza estetica della tecnica attraverso i sedimenti depositati nelle lavorazioni e mestieri legati al mondo del design.
Il mondo del progetto in relazione allo spazio pubblico sarà mostrato con Architecture as Art, a cura di Nina Bassoli e sotto la direzione di Pierluigi Nicolin. Una riflessione sugli sconfinamenti ormai consueti tra progetto e arte accolta in una sede inusuale per il mondo dell’architettura, l’Hangar Bicocca. Rimanendo sul tema del debordamento, sarà sempre Pierluigi Nicolin, in ultima battuta, a occuparsi di City after the City: un gruppo di mostre allestite in due padiglioni dell’Area Expo che rappresentano modelli di città diverse senza cadere nel mito della città ideale.

Gottfried Semper, Der stil in den technischen

Gottfried Semper, Der stil in den technischen

Al di fuori delle mostre curate dal comitato scientifico, da segnalare Stanze. Altre filosofie dell’abitare, curata da Beppe Finessi, che pone l’attenzione su una disciplina ancora poco dibattuta, l’architettura degli interni. Un racconto che fa il punto sulla stato dell’arte facendo dialogare maestri che ne hanno fatto la storia, come Umberto Riva, e giovani autori.
Un’esposizione che indaga il mondo della progettazione in tutti i suoi aspetti, perché il progetto appartiene a tutti. Sono previsti eventi, festival e convegni: cinque mesi per puntare i riflettori sul mondo del design, senza per forza parlare di design.

Anna Paola Buonanno

21triennale.org

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community