Sorpresa. Anche Camillo Langone e Tomaso Montanari sono d’accordo con noi a lasciare Jeff Koons in Piazza della Signoria a Firenze

Con un articolo pubblicato il 5 gennaio su Il Giornale Camillo Langone è tornato sull’argomento del Pluto&Proserpina di Jeff Koons in Piazza della Signoria a Firenze. Un pezzo solo apparentemente contrario, solo apparentemente di scherno, solo apparentemente volto a chiedere la rimozione della “brutta statuina” da uno dei luoghi simboli dell’arte italiana. Se si legge […]

Con un articolo pubblicato il 5 gennaio su Il Giornale Camillo Langone è tornato sull’argomento del Pluto&Proserpina di Jeff Koons in Piazza della Signoria a Firenze. Un pezzo solo apparentemente contrario, solo apparentemente di scherno, solo apparentemente volto a chiedere la rimozione della “brutta statuina” da uno dei luoghi simboli dell’arte italiana. Se si legge l’articolo di Langone in maniera superficiale si sarà persuasi della volontà dello scrittore di vedere quanto prima la facciata di Palazzo Vecchio libera dell’orpello luccicante, ma se ci si avventura in una lettura di secondo livello il risultato non è lo stesso. È del tutto evidente che Langone non fa altro che dare ragione a chi, come noi, considera strappi e provocazioni (le provocazioni poi sono ben altre, qui si parla dell’artista più classico e mainstream che ci possa essere) necessari e propedeutici allo sviluppo del dibattito e al ritorno al centro di luoghi cruciali come lo spazio pubblico. La posizione critica di Langone, quella sopra le righe di Montanari – citato nell’articolo in questione -, non sono altro che la dimostrazione del successo dell’iniziativa.
Il nostro appello al sindaco Nardella per lasciare la scultura di Koons in Piazza è stato seguito, sempre sul nostro giornale, da un articolo contrario, a firma dell’artista Nicola Verlato. Langone cita entrambi bollandone uno come nichilista e esaltando l’altro (“Oriana Fallaci non avrebbe saputo scrivere meglio“), ma il fatto che le due posizioni siano state ospitate dalla stessa testata non fa altro che dimostrare che potenzialità di dibattito sprigioni la questione. Prima erano venuti tanti altri articoli, poi è venuto quello di Langone e altri ancora. In un periodo storico soporifero per quanto riguarda i confronti intellettuali, in un periodo storico in cui gli schieramenti, al massimo, si dividono sull’ultimo lungometraggio di Checco Zalone, ecco che si dibatte sullo spazio pubblico, sul ruolo dell’arte pubblica, sul confine tra colonialismo culturale, evoluzione, arredo urbano, provocazione. A Firenze non si parlava di questo da decenni, ora lo si fa e ci si augura si continui a farlo. Jeff Koons ha già vinto.

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Redazione

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