Robert Irwin. Lo spettro della quotidianità

Tra qualche mese Robert Irwin avrà 87 anni. E l’artefice della dissolvenza percettiva riuscirà a portare a termine alcuni fra i suoi progetti più estesi, di natura architettonica e paesaggistica. Un viaggio dalla Chinati Foundation in Texas al Los Angeles County Museum of Art.

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Lo studio di Robert Irwin a San Diego – photo Mark Mahaney

Lo studio di Robert Irwin a San Diego – photo Mark Mahaney

LA NUOVA GIOVINEZZA DI ROBERT IRWIN
Nuove combinazioni, nuove superfici a scomparsa, tra velature traslucide, vetri acidati, lastre, neon, piante e alberi “stanno per renderci un po’ più consci, più consapevoli di quanto non fossimo ieri; a riprova di quanto sia definitivamente bello il mondo. Con questa premessa, raccolta durante una recentissima intervista al New York Times, Robert Irwin (Long Beach, 1928) introduce alcuni progetti che, dopo quindici anni di sospensioni, rimandi e difficoltà burocratiche, stanno per essere finalmente portati a termine.
Da sempre impressionato dall’immediatezza della luce della West Coast, fonte convogliata attraverso campi geometrici appercettivi, Irwin torna a esplorare. A completare quell’analisi fenomenica di matrice gestaltica che – a partire dalla militanza in Light and Space – fa vivere, nell’esperienza dell’attraversamento, lo spazio come un insieme di dati percepiti per essere alterati dalla coscienza. Irwin torna a orchestrare l’atto della percezione attraverso interventi ambientali dalla portata strutturale e architettonica, eseguendo esercizi del pensiero in progressione, esecuzioni ambientali che stanno per sospendere il tempo da qualsiasi contatto con registri sensoriali, fisici e culturali. Mentre il cielo comincerà nuovamente a mostrarsi come il suo primario scopo di esistenza.

L’installazione permanente di Robert Irwin alla Chinati Foundation, Marfa, work in progress –photo Jenny Moore

L’installazione permanente di Robert Irwin alla Chinati Foundation, Marfa, work in progress –photo Jenny Moore

CINQUE MILIONI DI DOLLARI ALLA CHINATI FOUNDATION
Alla Chinati Foundation, a Marfa, in Texas – scrigno espositivo voluto da Donald Judd, a raccolta dei tesori permanenti di amici come Flavin, Andre e Wesley – Irwin quest’estate inaugura un edificio con pianta a C, attraversato dalla sola luce naturale, che entrerà da enormi vetrate, mentre le pareti di velo traslucido vivisezioneranno l’interno della struttura. Orlature i cui contorni sembreranno dissolversi, a causa della rifrazione della luce; cancellate, circondate da nubi bianchissime. Mentre nel cortile interno, alcune piante del deserto e una collezione di colonne di basalto delineeranno una sorta di volta celeste spuria, il cielo dei primordi.
Nonostante il progetto da cinque milioni di dollari sia ancora una sorta di cattedrale nel deserto, invariabilmente restituita oppure emersa dalle sabbie del tempo, Irwin e i suoi metodi poco ortodossi, nel processare interventi conditional, stentano ancora a far assumere, al progetto, forma propria. Ma quando il proprio lavoro è riflesso del cielo, i limiti in terra cambiano natura.

Robert Irwin, Excursus, Homage to the Square3 – Dia Art Foundation, Beacon – (c) Robert Irwin - Artists Rights Society (ARS), New York – photo Philipp Scholz Rittermann

Robert Irwin, Excursus, Homage to the Square3 – Dia Art Foundation, Beacon – (c) Robert Irwin – Artists Rights Society (ARS), New York – photo Philipp Scholz Rittermann

GLI ALTRI PROGETTI
Accanto al lavoro di Marfa, Irwin sta lavorando a un nuovo intervento per l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington. Dal 7 aprile al 5 settembre verrà aperta al pubblico la sua più estesa retrospettiva, a partire da rare installazioni del 1977 e dai primissimi dipinti post-espressionisti astratti.
Nel frattempo Irwin ha risposto a inviti arrivati dall’Aja e dalla vastità tropicale, ma asservita all’arte, del Centro Inhotim, nel sudest del Brasile. Inoltre: stanno procedendo i lavori per un suo intervento paesaggistico al Los Angeles County Museum of Art; sta per essere affrontata la ri-concezione di Excursus: Homage to the Square 3, una sorta di villaggio attraversabile e completamente costituito dai muri di velature traslucide, perforate da tubi fluorescenti, realizzati originalmente nel 1998 al Dia Center for the Arts a Chelsea. Lavoro che vedrà nuova forma a maggio 2017, alla Dia Art Foundation, un edificio riconvertito proprio grazie ad Irwin, quando nel 2003 passò dal formularlo come una fabbrica in cui si stampavano scatole a un museo. E che il ciclo della vita, nella luce di Irwin, continui ad evolversi, destinato a non scomparire a non subire riduzionismo fenomenologico alcuno.

Ginevra Bria

www.chinati.org
www.diaart.org
www.inhotim.org.br

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  • renoir

    leggere i pezzi dell’autrice di questo su Irwin è sempre un esercizio arduo, soprattutto quando sono così lunghi; questa della “immediatezza della luce della West Coast” è notevole, sempre che voglia dire qualcosa (ciò che non si può nemmeno escludere).
    ma c’è anche altro (ad esempio il quasi sublime “inviti arrivati dall’Aja e dalla vastità tropicale, ma asservita all’arte”), per chi vuole avventurarsi a leggerlo.
    impportante è tenersi sempre forte a qualcosa di solido, va benissimo il piano della scrivania.