Postmoderno o outsider? Josef Frank a Vienna

MAK, Vienna – fino al 12 giugno 2016. Il museo austriaco ospita una monografica incentrata sugli aspetti più critici del modernismo “alternativo” di Josef Frank. Oltre il dogma della modernità.

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Josef Frank, Teheran, 1943-45. © Svenskt Tenn, Stoccolma, Svezia

Josef Frank, Teheran, 1943-45. © Svenskt Tenn, Stoccolma, Svezia

L’ALTRO VOLTO DEL MODERNISMO
Josef Frank (Baden, 1885 – Stoccolma, 1967) fu l’unico architetto austriaco invitato al Weissenhof di Stoccarda da Mies van der Rohe: era il 1927, nel cuore rivoluzionario del Movimento Moderno, e anche Frank avrebbe dovuto fornire la propria idea di abitazione ideale. Se esternamente la forma disadorna s’inchinava agli austeri principi dell’International Style, gli interni di Frank misero a dura prova i nervi delle stelle del purismo, che non si trattennero: “Questo è un bordello!”.
Con tessuti sgargianti, imbottiture e opulenza visiva, sfidava l’avanguardia infatuata del mito della macchina. Un modernismo alternativo, non controcorrente: la camicia bianca imposta dal funzionalismo andava stretta a Frank, troppo omologante per la sua creatività. Dimidiato tra l’individualità artistica della Werkstätte e la produzione meccanizzata, retaggio del Bauhaus, non fece una scelta ma fuse le tendenze: “Si può utilizzare tutto quello che si può utilizzare”, affermava. E i puristi vacillavano.

L’APOSTATA DEL MINIMALISMO
A cura di Hermann Czech, architetto e critico viennese, e Sebastian Hackenschmidt, curatore della collezione Furniture and Woodwork del MAK, Against Design offre una panoramica critica sull’attività multiforme e le strategie creative dell’architetto e designer austriaco.
Nel repertorio di fotografie, arredamenti, tessuti, progetti e modelli di edilizia sociale in mostra non manca il contributo del 1932 alla costruzione del Wiener Werkbundsiedlung: trentatré gli architetti invitati da Frank (tra cui Häring, Hoffmann, Loos, Neutra, Plischke, Rietveld, Schütte-Lihotzky e Strand) per il complesso residenziale a basso costo viennese. L’insediamento del 13° distretto emulava l’esempio tedesco, ma la scelta di Frank era ricaduta su architetti esclusi dal Weissenhof: “La moderna architettura tedesca sarà anche funzionale, pratica, corretta nei suoi principi, […] ma rimane senza vita”.

Josef Frank, Model A 63, 1929 (produttore Thonet-Mundus AG). © MAK-Georg Mayer

Josef Frank, Model A 63, 1929 (produttore Thonet-Mundus AG). © MAK-Georg Mayer

ACCIDENTISMO
Esule ebreo del “Secondo Modernismo viennese”, membro fondatore CIAM nel ’28, Frank fu costretto a emigrare in Svezia, in fuga dalla furia del nazismo. Apostata dell’algido minimalismo, giocò con il colore nella produzione d’interni, dalla viennese Haus & Garten alla svedese Svenskt Tenn, producendo più di cento pattern per tessili, carte da parati e quasi mille mobili.
Se per Loos l’ornamento era delitto, nel bianco divieto modernista esplodono colori lucenti, vivaci motivi vegetali e uccelli misteriosi che Frank ha stilizzato, alla Miró o alla Klee. Lo spazio domestico cerca di riappropriarsi dell’identità dell’inquilino: il senso d’appartenenza è evocato da oggetti di qualità artigianale, dalla libera combinazione di mobili d’antiquariato e pezzi moderni. L’eleganza nell’antispettacolarità: un gusto tutto viennese per il comfort che spodesta la forma, diventando sinonimo di possibilità. Il suo design democratico è una visione conforme alla mutevolezza dell’uomo e alle sue necessità.
La casa è un ibrido che, senza pretesa di essere opera d’arte, si plasma nella casualità e nella drammatizzazione del contrasto in cui Frank cerca l’armonia. In una parola? Accidentismo.

IL FENOMENO AUSTRIACO
L’obiettivo dei curatori di Against Design è gettare nuova luce su un’icona viennese, o per lo meno renderla tale. A tal fine adducono confronti inaspettati (dall’Alberti a Loos, Hoffmann, Baillie Scott, van der Rohe, Häring, gli Smithson, Venturi, fino a Koolhaas), non come prove di reciproca influenza, bensì come modi di proiettare la visionarietà di Frank a livello internazionale, già postmoderno negli anni d’oro della modernità.
Ma la ricerca della contraddizione critica è rischiosa e cela la caduta nella “retorica delle celebrazioni”. I curatori ricercano uno spazio identitario per l’Austria all’interno di un movimento europeo che le ha sbarrato la porta: e torna alla mente quel “fenomeno austriaco” di Cook, che l’ha imbrigliata nel limbo tra conservazione e cambiamento.

Serena Tacchini

Vienna // fino al 12 giugno 2016
Josef Frank – Against Design
a cura di Hermann Czech e Sebastian Hackenschmidt
MAK
Stubenring 5
+43 (0)1 711 36-0
[email protected]
www.mak.at

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