Daniel Spoerri, l’acchiappafantasmi. A Modena

Galleria Civica d’Arte Moderna, Modena – fino al 31 gennaio 2016. Palazzo Santa Margherita accoglie oltre centocinquanta opere di uno degli artisti di punta del Nouveau Réalisme e inventore della Eat Art. Un inno alla desolazione dell'avanzo, dell'abbandono, della sospensione del tempo. Ma anche all’atto della rinascita creativa.

Print pagePDF pageEmail page

Daniel Spoerri, Collezioni di cucchiai e croci, 1986

Daniel Spoerri, Collezioni di cucchiai e croci, 1986

TUTT’ALTRO CHE READY MADE
Irridente, crudele, giocoso. Daniel Spoerri (Galaţi, 1930) è un maestro degli oggetti trovati, del linguaggio trovato, di intere culture trovate. La sua attenzione è rivolta ai residui casuali del vivere quotidiano, perché attraverso il disordine e la sporcizia si possono sorprendere gli aspetti più nascosti, ma anche più veri, della realtà.
Rispetto al ready made duchampiano, nel lavoro di Spoerri viene meno ogni aspetto filosofico e analitico: il suo prelievo è “nudo e crudo”, ha la stessa maniacalità e lo stesso rigore con cui un archeologo ricostruisce e conserva i suoi reperti.

L’INVENTORE DELL’EAT ART
A Modena sono esposti molti dei suoi famosi Tableaux Pièges, realizzati a centinaia “intrappolando” su tele e tavole quel che resta di un pranzo: piatti sporchi, posate usate, bicchieri vuoti, sigarette consumate, briciole di pane. Tutto viene incollato e appeso alla parete come fosse un quadro, che mette in vista qualcosa di abbandonato (una colazione interrotta, una lettera perduta, un gioco dimenticato).
Ma Spoerri gioca sulle situazioni più che sul singolo oggetto, sugli accostamenti incongrui più che sul “fuori contesto”. E non poteva che essere così per lui che, nel corso della sua carriera, ha inventato la Eat Art, aperto ristoranti (dando ai critici il ruolo di camerieri), partecipato attivamente a Fluxus; per lui che ha spinto il proprio gesto provocatorio fino alla masticazione – Al dente, ai Denti miei e di altri, tutti lavori realizzati con manciate di molari umani, bisturi, protesi. Composizioni che sfiorano la repulsione, per sottolineare che i piaceri del palato sono destinati a diventare scarti e deiezioni.

Daniel Spoerri, Tableau-piège - serie Sevilla n. 11, 1991 © Land Niederösterreich Landessammlungen

Daniel Spoerri, Tableau-piège – serie Sevilla n. 11, 1991 © Land Niederösterreich Landessammlungen

IN PRINCIPIO ERA LA MERDA
In mostra c’è un video – Resurrection, del 1969 – in cui viene evidenziata l’eterna circolarità della vita, che lo stesso Spoerri racconta così: “Comincia con un pezzo di merda e poi si svolge tutto alla rovescia: l’uomo che compra la carne, la mangia, il bue nel prato, il bue al macello…” È una fine senza fine, una ripetizione biologica senza scampo.
E quando in scena entrano le sculture di bronzo – I guerrieri della notte nel 1984, Otto incubi magri, nel 2002? Sembrano macchine celibi strappate all’antichità, residui in cui i vari elementi si fondono nella materia. In realtà è come se Spoerri ci dimostrasse che l’essere umano si definisce attraverso gli oggetti costruiti e usati. Anzi, che sono gli stessi oggetti che lo definiscono. Come quei tableaux in cui sono disposti con cura coltelli corti e lunghi, tritacarne, grattugie, macinini ecc.
Immagini di violenza ma anche di vita, dato che la vita può cibarsi solo di altra vita.

Luigi Meneghelli

Modena // fino al 31 gennaio 2016
Daniel Spoerri – Eat Art in trasformation
a cura di Susanne Bieri, Antonio d’Avossa, Nicoletta Ossanna Cavadini
Catalogo Silvana Editoriale
GALLERIA CIVICA
Corso Canalgrande 103
059 232911
[email protected]
www.galleriacivicamodena.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/47273/daniel-spoerri-eat-art-in-transformation/

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community