Vita, morte e rinascita. In una mostra in Ticino

CACT , Bellinzona – fino al 14 febbraio 2016. Quattro stanze da attraversare, le quattro sale del museo ticinese. In un percorso che racconta la morte e la vita. A idearlo, la coppia Pier Giorgio De Pinto & Valter Luca Signorile.

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Pier Giorgio De Pinto & Valter Luca Signorile – Fraught - CACT, Bellinzona 2015 - photo Pier Giorgio De Pinto © Pro Litteris-Zurich

Pier Giorgio De Pinto & Valter Luca Signorile – Fraught – CACT, Bellinzona 2015 – photo Pier Giorgio De Pinto © Pro Litteris-Zurich

NEOLOGISMI E PERFORMANCE
Più che una mostra, Fraught è un’unica opera costruita in quattro atti, ideata e concepita nel 2014 da Pier Giorgio De Pinto (Civitavecchia, 1968) e Valter Luca Signorile (1965).
Il termine Fraught è antico e di origini nord-europee e riassume significati come “carico”, “gravido”, “pieno”, “denso”, “pregno” di archetipi, ed è questo significato che bisogna tenere a mente mentre si attraversa l’opera disposta nelle quattro sale del museo. Ogni stanza è stata denominata con il neologismo “Fraughtiana” e ognuna è contrassegnata dai primi quattro numeri della sequenza di Fibonacci: 1, 1, 2, 3.
L’opera ha inizio con una long-performance in cui i due artisti per più di due ore si esibiscono dando vita a Fraught. che va inteso come una creatura, un essere vivente generato da due corpi. I due artisti “originano un’origine”, creando un essere nuovo. È attraverso il loro performare che Fraught viene “sgravato”. Un lungo cavo elettrico che lega i due artisti sta a simboleggiare il cordone ombelicale. I due artisti incrociano le loro voci e intonano ventotto parole, pronunciate con il sottofondo del Bolero ritmato con la sequenza numerica di Fibonacci.
Fraught nasce cullato da queste voci, in un momento catartico e carico di pathos dove si alternano istanti di bilanciamento e sbilanciamento. La prima sala è invasa da una luce fredda, come a voler rievocare il colore dell’acqua o del liquido amniotico, ed è in questa stanza, infatti, che tutto prende vita. La nuova creatura, così come ogni essere vivente, vive un’esistenza costantemente in bilico e lastricata di ostacoli.

LA VERTIGINE DEL DERVISCIO ROTANTE
La difficoltà dell’esistere, la vita con i suoi percorsi tortuosi prende una forma icastica nella seconda sala, dove lo spettatore si trova immerso in un ambiente ostile. La luce rossa accentua il senso di oppressione che aleggia nella stanza, dove trova spazio una grande e suggestiva installazione site specific: ventotto pali da sostegno sono distribuiti con un ordine ben preciso, creando una mappa da percorrere per consentirci una via di fuga.
Le voci dei due artisti rimbombano anche in questa sala, dove si è presi da un senso di spaesamento. Qui ci si sente respinti, e l’unica cosa possibile da fare è avanzare. È nel percorrere questa sorta di labirinto che è possibile raggiungere un altro stadio di coscienza. La sensazione di vertigine sembra ricordare quella ottenuta mediante la danza roteante dei dervisci. Qui la nausea è una sensazione propedeutica per riuscire a comprendere il significato profondo dell’opera.

Pier Giorgio De Pinto & Valter Luca Signorile – Fraught - CACT, Bellinzona 2015 - photo Pier Giorgio De Pinto © Pro Litteris-Zurich

Pier Giorgio De Pinto & Valter Luca Signorile – Fraught – CACT, Bellinzona 2015 – photo Pier Giorgio De Pinto © Pro Litteris-Zurich

MORTE E RINASCITA
Attraversata la stanza, ci si ritrova nel terzo ambiente, dove l’atmosfera cambia bruscamente e ci si sente come sollevati. La sala custodisce un video in cui viene mostrata l’immagine di un corpo disteso in bilico tra la vita e la morte, forse nel momento appena prima di spirare. Il corpo ripreso appare schiacciato, oppresso. Leggere vibrazioni lo muovono, è come gonfiato dall’ultimo alito di vita.
Qualcosa sembra aleggiare nell’aria e si dirige verso l’ultima stanza che contiene l’ultima opera, costituita da una struttura in legno a forma di scatola, che va via via a restringersi. Nella parete frontale prendono posto due neon posizionati in modo da formare una V rovesciata, un antico simbolo massonico. All’interno di questa scatola di legno, il suono degli uccelli si fa più intenso e suggerisce un nuovo inizio, una nuova vita oltre le pareti serrate. Il trapasso dalla vita alla morte non può essere mostrato.

LA VERITÀ C’È MA NON SI VEDE
Gli artisti non si sono tirati indietro nell’esibire quello che appare come un segreto, ma hanno dimostrato rispetto nel non svelare ciò che non può essere mostrato. Non vi è un’immagine che possa restituire questo momento. L’archetipo non ha forma ma prende corpo in diversi simboli linguisticamente intraducibili. Il percorso che si intraprende di stanza in stanza esemplifica tutti gli stadi dell’esistenza, si è presi da un vortice circolare che non conosce fine. Il cerchio è un simbolo ricorrente, un cerchio che gira, si avvolge e si ripete, in una dimensione che non contempla né la fine né l’inizio. Il percorso potrebbe iniziare da qualsiasi stanza del museo, senza per questo interrompere la trama di questa narrazione mitica.
Nascita-vita-morte, uomo-natura-mondo si ritrovano uniti. Questo lavoro estremamente perturbante attira e respinge, come in un gioco di scatole cinesi di cui molte rimangono chiuse, dove la verità può sussistere senza per questo autosvelarsi.

Simona Squadrito

Bellinzona // fino al 14 febbraio 2016
Pier Giorgio De Pinto & Valter Luca Signorile – Fraught
a cura di Mario Casanova
CACT
Via Tamaro 3
+41 (0)91 8254072
[email protected]
www.cacticino.net

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/50009/pier-giorgio-de-pinto-valter-luca-signorile-fraught/

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