Brassaï e l’amore per Parigi. A Genova

Palazzo Ducale, Genova – fino al 7 febbraio 2016. Ultimi giorni utili per visitare l’eccezionale rassegna dedicata al fotografo ungherese d’adozione parigina e ospitato dalla prestigiosa sede ligure. Duecentocinquanta fotografie vintage, che restituiscono tutto il fascino della capitale francese.

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Brassaï, Tour Eiffel, 1932 - copyright Estate Brassaï

Brassaï, Tour Eiffel, 1932 – copyright Estate Brassaï

LA VILLE LUMIÈRE IN FOTOGRAFIA
Gyula Halász (Braşov, 1899 – Beaulieu-sur-Mer, 1984), che prenderà il nome di Brassaï quando inizierà a fotografare nel 1929, a Parigi era “alla ricerca della poesia della nebbia che trasforma le cose, della poesia della notte che trasforma la città, della poesia del tempo che trasforma gli esseri”. La mostra tematica allestita nel Sottoporticato di Palazzo Ducale a Genova e curata da Agnès de Gouvion Saint-Cyr, già Ispettore generale per la fotografia al Ministero francese della Cultura e della Comunicazione ed esecutrice testamentaria di Brassaï, restituisce il senso della sua dichiarazione.
Nella sala principale è presentata La Parigi di Marcel Proust, con la riflessione ossessiva di Brassaï sulle “immagini latenti”, riprese dagli archivi della sua memoria. La Belle Époque, i giardini pubblici, le carrozze, le donne eleganti, le passeggiate a cavallo, i cilindri e i guanti bianchi dell’atmosfera primonovecentesca lo avevano affascinato sin da bambino, quando fu per la prima volta in città nel 1903, a quattro anni, portato dal padre, che era stato invitato alla Sorbona come docente di letteratura.
Sulla parete di destra, la sezione “Paris de nuit” prende il titolo dall’omonima pubblicazione del 1932, una rivelazione per l’epoca, perché nessun fotografo aveva ancora incentrato il proprio lavoro sui contrasti di oscurità, ombre e giochi di luce urbani, colti – senza uso del flash – dalle auto in movimento, dai lampioni, dalle stanze accese nelle abitazioni. Il pavé bagnato, le inferriate, i vespasiani e, soprattutto, i ponti sulla Senna, sono spesso esaltati dalla nebbia, dalla pioggia o dalla neve, che rimarcano sfocature o sciabolate luminose.

Brassaï, Picasso, rue des Grands-Augustins, 1939-1940 - copyright Estate Brassaï

Brassaï, Picasso, rue des Grands-Augustins, 1939-1940 – copyright Estate Brassaï

DAI MURI A PICASSO
Al centro della sala è documentato il tema de “I muri di Parigi”, cui Brassaï lavora per un trentennio. Instancabilmente in giro per la città – “non vado mai a letto prima delle tre del mattino”, confida nel suo diario –, riprende i graffiti, scavati e incisi nella pietra, come espressione della creatività anonima. Secondo lui, queste opere parietali compongono la più grande galleria di arte primitiva, di cui restituisce una mappatura interessantissima, annotando luoghi, date e stato di conservazione, secondo una classificazione personale, che ci parla di amore, morte, magia, maschere, animali.
Nella prima delle tre sale successive si trova “La Parigi di Picasso”, che Brassaï incontra per la prima volta nel 1932, a trentatré anni. L’artista spagnolo gli chiede di fotografare i suoi atelier e lui riprende anche i personaggi che li frequentano. Rimarranno amici fino alla morte, scoprendo entrambi circhi ed esibizioni di piazza, luna park e feste popolari, personalità bizzarre, cavallerizze e funamboli, clown e cartomanti. Questo mondo di illusione, questa “bellezza nel sinistro”, come la definirà Jacques Prévert, porta Picasso a realizzare le Variations sur le cirque e Brassaï la serie delle Folies Bergère.

Brassaï, Al bistrot, 1930-32 - copyright Estate Brassaï

Brassaï, Al bistrot, 1930-32 – copyright Estate Brassaï

LE FOLLIE NOTTURNE
Segue la sala intitolata alla “Parigi degli anni folli”, con gli spazi labirintici dei vicoli bui, dei cabaret e dei bordelli, in cui Brassaï frequenta i veri nottambuli: prostitute e delinquenti che si muovono nel mondo del piacere e del vizio, del crimine e della droga; clochard sugli argini e lavoratori ai mercati di Les Halles. Si tratta di foto spontanee, mai in posa, data la grande empatia che stabilisce con i suoi soggetti, soprattutto se meno fortunati. Brassaï è anche il primo fotografo a riprendere gli omosessuali e i travestiti senza alcuna artificialità o volgarità.
L’ultima sala della mostra è dedicata a “La Parigi eterna, quella dei flâneur”, in cui viene messo in evidenza l’omaggio che l’artista rende alla città di giorno, colta “nella normalità del normale”, con il suo viavai. Brassaï si definisce “saccheggiatore di bellezze di ogni tipo” – dalle chiatte lungo la Senna alle sedie dei Jardin du Luxembourg sotto alla neve – e sa catturare lo spirito di ogni quartiere di Parigi, con gli innamorati sulle panchine o che si baciano, magari in volo, come nella splendida foto de L’altalena (1935).

IL SUCCESSO DELLA SEMPLICITÀ
Conclude il percorso espositivo l’unico cortometraggio di Brassaï, Tant qu’il aura des bêtes, che con una certa ironia riprende il movimento degli animali come se comunicassero tra specie diverse e che viene selezionato e premiato al Festival di Cannes nel 1956.
La mostra centra, dunque, l’obiettivo, raccontando la storia straordinaria dell’amore che, per più di cinquant’anni, lega il fotografo a Parigi, a ogni suo angolo e a ogni personaggio entrato nella leggenda della città. Il segreto del successo di Brassaï, la sua attualità ancora oggi, stanno forse proprio nei suoi soggetti semplici, perché per lui come “tutto può diventare banale, tutto può ridiventare meraviglioso”.

Linda Kaiser

Genova // fino al 7 febbraio 2016
Brassaï pour l’amour de Paris
a cura di Agnès de Gouvion Saint-Cyr
PALAZZO DUCALE
Piazza Matteotti 9
010 8171663
[email protected]
www.palazzoducale.genova.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/48212/brassai-pour-lamour-de-paris/

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