Milano Moda Uomo e il miracolo Gucci

Calendario non entusiasmante, per la settimana della moda milanese dedicata al maschile. Anzi, pure un pizzico di noia. E poi arriva il miracolo, incarnato da Alessandro Michele e dal “suo” Gucci.

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Gucci - autunno/inverno 2016/17

Gucci – autunno/inverno 2016/17

UN SALUTO A EXPO
Alla fine di una serie di presentazioni, sfilate, proiezioni con contenuti e storie che spesso superano quelli raccontati nelle fashion week donna, sembra sempre più indispensabile dare un ruolo a chi indossa una collezione.
Durante i giorni della moda maschile a Milano abbiamo visto molti viaggiatori che, sotto giacche di impalpabili lane, indossano pantaloni da tuta in cachemire, tante giacche da camera e vestaglie trasformate in capi spalla per dandy da pianerottolo più che da luoghi decadenti e raffinati, piccoli principi che viaggiano nei pianeti ricamati sui tessuti e l’eleganza dell’attore italiano che ci guida alle bellezze nazionali, soprattutto gastronomiche, come un’ultima traccia di Expo.

Gucci - autunno/inverno 2016/17

Gucci – autunno/inverno 2016/17

IL MIRACOLO GUCCI
Cura, eleganza, sobrietà, raffinatezza sono gli aggettivi per queste giornate milanesi, che disegnano un panorama futuro solido e con buone prospettive di mercato soprattutto orientale: una dimostrazione di capacità realizzativa e di possesso di materia prima insuperabile, ma dove l’emozione sembra tenuta rigorosamente sotto controllo.
Quel rischio di noia che ti prende fra un’entrata e un’uscita, di speranza in qualcosa che dimostri quanto valesse la pena rimanere per seguire un calendario non proprio entusiasmante, viene cancellato da un miracolo dell’ultimo giorno. Come tutti i miracoli, non è per tutti, ma chi c’era lo racconterà con articoli, foto e parole a chi non ha avuto la possibilità di assistere alla sfilata autunno/inverno 2016/17 di Gucci.
Un miracolo scientifico che si basa sulla teoria per cui “la memoria non è un’attività di registrazione passiva della storia. Essa si configura piuttosto come una prassi interpretativa e poetica. Una prassi che attraverso un’illuminazione inedita del passato prefigura nuove forme di senso”. Una sfilata diventa la dimostrazione di un teorema filosofico capace di far rinascere nuove creature grazie a pezzi di memoria, a brandelli emotivi ricuciti insieme, a vecchie stelle capaci di spostarsi creando nuove costellazioni: l’immagine è quella di collage umani portatori di ricordi, che diventano nuove storie perché assemblati in un altro modo.

Gucci - autunno/inverno 2016/17

Gucci – autunno/inverno 2016/17

IL TRANSGENDER DI ALESSANDRO MICHELE
Si muovono in una scenografia degna di David Lynch, questi raffinatissimi Frankestein, riassemblati come nel capolavoro romantico di Mary Shelley ma, come lui, assenti: la loro rinascita non è completa, non possono dimostrare sicurezza ma dubbio, la colta incertezza di chi si pone delle domande, malinconici come quel mostro perché diversi dagli altri.
Sta lì il disegno raffinato del diverso che Alessandro Michele e il suo staff riescono a realizzare come chirurghi impressionisti: è in quel collage non di due pezzi, come viene letto superficialmente da tanti fra maschio e femmina, ma fra mille pezzi che ridisegnano un essere completo e in continua trasformazione.
In quelli che il testo di accompagnamento alla sfilata chiama “campi di riattivazione poetica” si ricreano outfit che sfilano con una regia perfetta che li divide in gruppi di due o di tre, rompendo anche il ritmo precostituito della sequenza: ogni abito è un campo di riattivazione poetica. Né maschi né femmine, ma mondi rappresentati da esseri pensanti, studenti di una filosofia propria, appartenenti a un luogo futuro che raccoglie tutti i luoghi di sempre.
L’incertezza diventa décor, la mantella di lana leggera fatta a maglia monta sul cappotto e protegge come il ricordo di una nonna, i ricami stanno dietro come zaini di favole ed emozioni passate ma esistenti, l’amore per Bowie o l’orso di peluche.

Gucci - autunno/inverno 2016/17

Gucci – autunno/inverno 2016/17

LA STELLA HARI NEF
In questa sceneggiatura perfetta, un unico ruolo appare senza frammenti, certo della sua scelta e certa della sua anima: Hari Nef, completamente vestita di rosso, sembra l’istitutrice di questi nuovi alunni che stanno imparando come creare un nuovo presente usando la memoria del passato. Il suo outfit traduce rigore e gerarchia, come dire che al caos solo il vero transgender può dare le sue regole, perché sono nuove e sofferte.
Nasce da questa energia così “rossa”, passionale, proibita, pericolosa e rivoluzionaria, il disegno della sovrapposizione di ricami, pellicce, trame, calze sui pantaloni… Ogni cosa si sovrappone in un processo che non si limita al décor ma copre e scopre come un quadro di Mimmo Rotella, dove strappi e sovrapposizioni creano l’opera dalle opere sottostanti.
Il miracolo è questo e Gucci di Alessandro Michele conferma la sua capacità di spinta al pensiero prima che all’acquisto, di disegnare, come aveva anticipato nella scorsa collezione femminile, quelle mappe emotive su cui ricostruire il futuro della moda.

Clara Tosi Pamphili

www.gucci.com
www.milanomodauomo.it

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