I furbetti del quadrettino

Piccola panoramica degli ultimi e scottanti casi che dal mondo dell’arte finiscono in tribunale. Per ricordarvi che la passione viene prima di tutto, ma anche un minimo di cautela vi aiuterà…

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ichard Prince, Millionaire Nurse, 2002

ichard Prince, Millionaire Nurse, 2002

FALSI E FINANZA
C’è qualcuno, tra questa gente, cui piaccia davvero guardare un’opera d’arte?”. Che a chiederselo sia stato Charles Saatchi, uno che di un certo bizzarro e disattento mondo legato all’arte è stato a lungo capofila, può sembrare ipocrita, ma rimane il fatto che la domanda ha senso. Il giro d’affari legato all’arte è impressionante e, come sempre, quando ci sono in ballo i soldi, tanti soldi, le cose cambiano. Si perde purezza e si rischia di distrarsi parecchio dall’oggetto della propria passione. Non è successo così anche al calcio, in fondo?
L’ultimo caso (uno degli ultimi, meglio) è quello di un’opera di Picasso anche se non si tratta di un dipinto ma di un busto che la figlia Maya ha disinvoltamente venduto prima ai reali del Qatar per 42 milioni di dollari e poi, più convenientemente, a Larry Gagosian per 106. La differenza, evidentemente, è il valore della vergogna.
Di certo l’incidente non deve aver turbato Gagosian, dato che anche lui, nel 2009, trattò allo stesso modo un collezionista inglese, Robert Wylde, vendendogli un’opera di Richard Prince, Millionaire Nurse, per oltre 2 milioni di dollari, salvo poi annullare tutto di fronte a un’offerta migliore (e a una salata penale di 4 milioni inflitta dal tribunale).

PENALI ED EVASIONI FISCALI
Con le penali, a potersele permettere, in fondo si aggiusta tutto, anche i guai con il fisco. Come quando nel 2003, sempre lui, Gagosian assieme ai suoi soci e a un altro collezionista, Samuel Waksal, venne accusato di frode fiscale per aver evaso imposte dovute su operazioni di compravendita di opere d’arte nel decennio precedente.
L’ordine di grandezza dell’evasione è quello delle decine di milioni di dollari, per intendersi, che sono poca cosa, in fondo, per uno come Guy Wildenstein, che attualmente è impegnato in un processo che per la portata e il glamour dei coinvolti qualcuno ha definito una Dallas-sur-Seine. In Francia si dice che abbia evaso tasse sulla successione della collezione di famiglia per più di 500 milioni di euro. Di certo, per ora, c’è la cauzione: 20 milioni.

Glafira Rosales e i suoi avvocati

Glafira Rosales e i suoi avvocati

UNA SPIGLIATA MESSICANA E IL BOSS DEI PORTI FRANCHI
L’evasione fiscale è solo uno dei problemi per Glafira Rosales, invece. Ricettazione e truffa gli altri, per cui rischia 59 anni di carcere. 59 come la sua età e come poco meno di un terzo degli anni, 165, di apertura della galleria Knoedler, una tra le più antiche e rispettate di New York. Fino al 2011, quando la piccola e spigliata messicana ne ha minato l’affidabilità rivendendole opere di Rothko, Motherwell, Pollock e altri con un unico denominatore comune: tutti falsi poi rivenduti a ignari collezionisti dalla galleria e dalla sua direttrice Ann Freedman, colpevole quanto meno di vanità e avidità.
Delle vicende di Yves Bouvier e dei segreti dei suoi porti franchi si è detto molto, mentre spesso non si racconta abbastanza di un mercato che troppo spesso, con la complicità di critici compiacenti e gallerie in cui la finanza è il fulcro operativo, vive di interesse più che di bellezza, di vanagloria più che di cultura. Un mercato in cui l’arte sembra un elemento secondario, un mezzo di beatificazione sociale, carisma indotto, autoreferenzialità e niente di più. Dove le pubbliche relazioni e una mailing list (oltre ai soldi, ovviamente) valgono più del genio artistico, della capacità critica, dell’intelligenza emotiva. Dove, come ha scritto ancora Saatchi, “poche persone dimostrano di essere curiose.
Niente di diverso dal mondo nel suo complesso, in fondo.

Franco Broccardi

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