Lo Strillone: Leonardo contro Michelangelo, trovato il documento che prova la rivalità su La Repubblica. E poi con la cultura si mangia, Roma all’asta

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Il David di Michelangelo

Il David di Michelangelo

Secondo Martin Kemp, tra i massimi studiosi vinciani, quello schizzo rappresenterebbe il David di Michelangelo, e Leonardo lo avrebbe cassato perché non fosse evidente la sua ammirazione per il più giovane artista”. È Tomaso Montanari su La Repubblica a commentare un nuovo importante tassello inserito nella ricostruzione di uno dei più importanti snodi del Rinascimento: il rapporto fra i due geni, certamente burrascoso, ma ancora non molto documentato. La novità viene da alcuni ricercatori della British Library che “sono riusciti – attraverso un’indagine multispettrale – a far riemergere un disegno che Leonardo preferì cancellare. Una gran cosa, come se tornasse leggibile un verso ignoto di Dante”. Attribuzione credibile? “Impossibile escluderlo, anche se le varianti della posa sono cosi cospicue da non rendere tanto ovvia la derivazione dal colosso marmoreo. Quanto all’invidia, chi non vorrebbe poter sapere cosa passava per la testa di Leonardo quando vedeva un’opera di Michelangelo, e viceversa? È Giorgio Vasari, cioè il più fedele apostolo del culto divino di Michelangelo, ad ammettere che ‘era sdegnio grandissimo tra Michelangelo Buonarroti e Leonardo, per il che partì di Fiorenza Michelangelo per la concorrenza’”.

Con la cultura si mangia? CorrierEconomia informa che del noto tormentone si parlerà mercoledì 20 alla Triennale di Milano, dove “la società di consulenza Ey darà le cifre contenute nel ‘Rapporto sull’industria della cultura e della creatività in Italia, alla presenza del ministro della Cultura, Dario Franceschini, che ne parlerà con imprenditore del settore Filippo Sugar, presidente Siae, Francesca Cima di Indigo film, il direttore del Piccolo Teatro di Milano, Sergio Escobar, quello del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, il digital champion, Riccardo Luna, l’amministratore delegato di Mondadori, Ernesto Mauri, e il collega di Sky, Andrea Zappia”. Vedute di Roma all’asta a New York. Il Messaggero racconta che “una straordinaria collezione di dipinti del Grand Tour del XVIII e XIX secolo, con importanti vedute di città italiane, con opere di Bernardo Bellotto e Luigi Vanvitelli, sarà battuta all’asta da Sotheby’s giovedì 28 gennaio a New York. Il catalogo si intitola ‘The Road to Rome’ e comprende 35 dipinti di vedute in una sorta di bel racconto ad immagini del Grand Tour compiuto dai giovani aristocratici d’Europa visitando Roma, Venezia e Napoli”.

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  • Massimo Ravecca

    Leonardo (1452-1519) nato a Vinci e Michelangelo Buonarroti (1475-1564) nato a Caprese nella Val Tiberina, territorio della Repubblica fiorentina. A ventitré anni e novanta chilometri di distanza, con la città di Firenze in mezzo. Come due satelliti orbiteranno sempre intorno al capoluogo toscano, per planare alla fine, Leonardo in Francia dal re Francesco I, e Michelangelo a Roma dal Papa. Di comune avevano il genio, il patrimonio culturale della Firenze rinascimentale, e un volto somigliante al termine della vita. Sebbene il genio abbia sempre qualcosa di misterioso nella sua genesi e nelle sue manifestazioni. Il loro genio, pur manifestandosi in modo differente, si esprimeva spesso attraverso processi ricorsivi. Il moltiplicarsi dell’immagine di un oggetto posto tra due specchi piani paralleli, ne è una tipica situazione. Effetto ottico che i geni, in vari modi, a volte ricreano nelle loro opere. Era stato cosi anche per Filippo Brunelleschi (1377 1446) uno dei padri del Rinascimento, il geniale progettista e costruttore della cupola del Duomo fiorentino. Alcune considerazioni sul genio di Leonardo e Michelangelo sono evidenti, altre volte sono basate su interpretazioni. Del resto, dei quadri rinascimentali non abbiamo quasi mai un’esauriente descrizione, o anche solo parziale da parte degli autori. Caratteristica peculiare di questo tipo di genialità è il prodursi, in modo quasi magico, del non finito in campo artistico. Avviene quando l’immagine dell’oggetto tra i due specchi piani non è compiuta definitivamente, ma è completata dalle infinite riflessioni, poste magari nella mente dell’osservatore. Il non finito nell’arte nasce con le statue di Michelangelo, e con l’elaborazione critica che ne fece il pittore, scultore e soprattutto biografo Giorgio Vasari (1511-1574). Ma lo ritroviamo anche nelle opere di Leonardo. Trovarsi spesso in una camera degli specchi è pericoloso per la sanità della mente. In questo caso a smarrirsi non è la coscienza, ma l’identità sessuale. Molte figure dei due artisti hanno un carattere androgino. Cfr- ebook/Kindle. Leonardo e Michelangelo: vita e opere