Dna architettonico: Lavinia Fuksas

Che si tratti di una figlia d’arte è evidente: ci sono pochi dubbi sul cognome. La sua prima collezione di gioielli merita attenzione: sono in fusione metallica e su alcuni sono stati incastonati granati dal colore rosso sangue, simbolo dell’amore ardente e passionale.

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Lavinia Fuksas, AdMater - photo Andrea Buccella

Lavinia Fuksas, AdMater – photo Andrea Buccella

Vibranti trame architettoniche creano oggetti senza tempo, reperti primordiali che raccontano di mondi che non esistono più o che forse non sono mai esistiti. Forme geometriche si compongono organicamente come un Dna umano, che parla della nostra origine.
La struttura modulare parte dal triangolo, inteso come codice di rappresentazione dell’universo femminile, dell’idea di donna e di madre, a cui la collezione di gioielli è dedicata, prendendo il nome di AdMater. Argento, oro rosa e bronzo formano silhouette indefinite, che danzano con lo spazio attraverso riflessi di pieni e di vuoti. Come vere e proprie architetture organiche, alternano superfici fluide e leggere a elementi più strutturali e materici. Alcuni pendenti e orecchini sembrano avere un’idea di “non finito”, le trame si rompono e si aprono verso il corpo di chi le indossa, creando un senso di movimento.

Lavinia Fuksas, AdMater - photo Andrea Buccella

Lavinia Fuksas, AdMater – photo Andrea Buccella

L’autrice di queste mistiche creazioni è Lavinia Fuksas, figlia d’arte che, dopo studi alla Central Saint Martins e diverse importanti esperienze, tra cui una collaborazione con Azzedine Alaïa, ha deciso di lanciare il suo primo progetto con l’amico Alessandro Grimoldieu. I dieci pezzi unici pensati dai due giovani creativi sono stati poi realizzati completamente a mano da una storica fonderia di Milano.
Tutti i gioielli sono in fusione metallica e su alcuni sono stati incastonati granati dal colore rosso sangue, simbolo dell’amore ardente e passionale. Il pezzo più simbolicamente forte è Beata Beatrix, pendente che riporta il simbolo di una croce ispirato al dipinto omonimo di Dante Gabriel Rossetti e dedicato al progetto Vita Nova di Corpicrudi, ovvero Samantha Stella e Sergio Frazzingaro.

Alessio de’ Navasques

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #28

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  • Cristiano urban

    Mi sembra che il dna non sia importante ma in questo caso solo il cognome.
    Peccato